Discriminazione di prezzo, tutti i pericoli dalla profilazione online

Secondo quanto affermano alcune analisi compiute da diversi esperti, la profilazione online “celerebbe” lo sgradevole pericolo di poter confezionare prezzi e tariffe sulla base dei dati disponibili. Ma quali sono i rischi concreti per gli utenti?

Profilazione online
Profilazione online: quali sono i rischi per gli utenti?

A parlare di ciò è un dossier condotto dai ricercatori della Brandeis University di Boston, denominato “Working Paper Series First Degree Price Discrimination Using Big Data“, e concentrato principalmente sull’abitudine di differenziare i prezzi dei servizi sulla base delle informazioni ottenute dai propri clienti.

Lo studio si è inizialmente focalizzato sul caso di Netflix, operatore di distribuzione di contenuti tv in streaming, analizzando dunque la politica dei prezzi che è attuata dal sito, utilizzando sia alcune informazioni di base degli utenti (dal sesso all’età, passando per la posizione geografica), sia aggiungendovi alcuni dati tratti dalla profilazione online.

Ebbene, secondo quanto ribadito nella ricerca, confezionando il prezzo in relazione alle sole informazioni di base degli utenti i profitti crescevano dello 0,14%, mentre utilizzando anche le informazioni derivanti dalla profilazione online, gli stessi aumentavano dell’1,4%. Una differenza straordinaria che, moltiplicata per il numero di utenti dell’operatore, può altresì separare un buon bilancio da un bilancio memorabile.

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Il pericolo è che, considerato che l’Internet delle cose è oggi una realtà crescente, le informazioni utili per poter profilare ancora più precisamente i clienti aumentino a dismisura, rendendo quindi estremizzabile il concetto di redditività di cui sopra. Un problema che, tuttavia, il comitato dei Consiglieri Economici della Casa Bianca contribuisce a rendere più tiepido, sostenendo che l’effetto della discriminazione di prezzo personalizzata potrebbe essere controbilanciato da una maggiore attenzione nei confronti della privacy online, e leggi che possano proteggere più efficacemente i consumatori.

L’impressione è comunque che il tema sia ancora troppo poco dibattuto e, soprattutto, che i suoi contorni non siano così chiari come ipotizzabile. Una cosa sembra certa: i colossi della rete – da Google ad Amazon – continueranno ad arricchire le informazioni disponibili su tutti i navigatori (e non solo), ed è probabile che nei prossimi mesi e anni le tecniche per poter profilare i clienti attuali e potenziali possano diventare ancor più tenaci e raffinate. Le conseguenze sono, tuttavia, ancora da scoprire…

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