Dipendenza da Internet? In Giappone al via i campi rieducativi

Un consumo troppo alto forse, anche altissimo in certi casi. Sta di fatto che nasce ufficialmente una dipendenza che solo 10 anni fa non poteva nemmeno essere concepita dall’essere umano; la dipendenza da internet. In Giappone sono stati diagnosticati circa 500 mila casi sospetti di ragazzini tra i 12 e 18 anni totalmente dipendenti dal web. Da quest’anno infatti il paese nipponico ha deciso di prendere sul serio questi dati istituendo dei veri e proprio campi rieducativi.

Quando il web non ti fa respirare più...

Non è una droga ma forse può causare una serie dipendenza. Parliamo del “navigare forte, veloce e indisturbati tra le immense onde e maglie del web”. I campi che sono stati definiti in Giappone come rieducativi, in realtà altro non sono che luoghi che incoraggiano i più giovani a intraprendere vere e proprie attività offline. Doposcuola e centri ricreativi sono stati dunque creati con il solo preciso scopo di tener lontani i ragazzi da smartphone, tablet, pc e quant’altro di digitale possa turbare la mente e la concentrazione.

Le dipendenze da Internet, o Internet Addiction Disorder (IAD) hanno comunque una profonda ragione scientifica alle spalle per essere considerate tali. Sono pertanto dipendenze che racchiudono una vasta gamma di comportamenti compulsivi legati alla tecnologia e al mondo della rete. Il termine fu coniato nel’95 da Ivan Goldberg, psichiatra e docente alla Colombia University di NY. In Italia, nel’98 un altro psichiatra, Tonino Cantelmi, fu l’artefice di una profonda riflessione sul fenomeno della rete e le sue ripercussioni sulla mente umana. In seguito venne fondato negli USA, grazie a Kimberly Young, il Center for Online Addiction, una delle primissime strutture dedite alla disintossicazione da web.

Le “dipendenze” sono causa del consumo sempre più frequente e della fruizione di contenuti online sempre più rapida che rende le persone inutilmente “sovra-informati”. Ed è il fenomeno Internet mobile ad accentuare le dipendenze dai giochi via web, siti pornografici, scommesse e tutto ciò che ci trasporta in un altro mondo attraverso il filtro della rete. L’obiettivo dei campi rieducativi in fondo è semplice: portare i ragazzi al “digiuno totale” dalla rete e all’abbandono almeno provvisorio dei device ultra tecnologici.

Secondo uno studio dell’Università di Tokyo a rischio sono soprattutto coloro che utilizzano gli smartphone. All’interno di questi centri specializzati, vi sono psichiatri e psicologi che si dedicano interamente ai ragazzi che per mezzo della rete hanno maturato veri e propri disturbi comportamentali. Un’emergenza curiosa questa, che deve far riflettere. Il fenomeno dei campi rieducativi non è poi tanto un’idea originale. Ce ne sono di diversi, sparsi in giro per il mondo: Cina, Usa e Corea del Sud in primis da tempo hanno adottato provvedimenti di questa portata.

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