Digital divide: un problema anche economico

Con Digital divide si intende il divario esistente tra le persone che hanno la possibilità di accedere ad internet e chi non la possiede.

Il termine è stato coniato dall’amministrazione Clinton-Gore per indicare il fenomeno di non omogenea fruizione dei servizi telematici da parte della popolazione all’inizio degli anni novanta.

Una delle cause maggiormente condivise di questo fenomeno è di carattere economico: questo, infatti, impedirebbe ad una parte copiosa di popolazione di molti paesi in via di sviluppo di acquisire un’alfabetizzazione informatica adeguata. Tutto questo porta inevitabilmente ad un circolo vizioso che costringe i paesi poveri e distanziarsi sempre di più dal mondo avanzato.

In Italia la situazione non è delle migliori: ci troviamo in una posizione di fanalino di coda rispetto agli altri Paesi Europei e, appena si esce dalle città, la banda larga è sempre meno presente sul territorio; queste sono le cosiddette “macchie bianche”, come le ha definite il Commissario dell’Unione Europea per la Società dell’Informazione e i Media, Viviane Reding, la quale afferma che tutti abbiamo diritto all’accesso alla banda larga in una società che voglia svilupparsi in modo omogeneo.

La banda larga è un fattore chiave per la ripresa di competitività delle imprese italiane a livello mondiale ed è una necessità per livellare il divario anche a livello sociale.

La disponibilità recente della tecnologia WiMax potrebbe aiutare a risolvere questo divario digitale a livello italiano ma anche in questo campo il Bel Paese non brilla per il suo posizionamento.

Bisogna condividere la consapevolezza che nel mondo globalizzato attuale la vendita delle merci e la fornitura di servizi sono sempre meno legato al territorio e sempre più vincolate all’integrazione telematica dei lavoratori e consumatori; risulta, quindi, vitale per un’economia moderna adeguarsi agli standard di copertura dei paesi più avanzati come Danimarca, Olanda e Finlandia per poter rimanere competitivi a livello europeo e mondiale.

>Digital divide si intende il divario esistente tra le persone che hanno la possibilità di accedere ad internet e chi non la possiede.

Il termine è stato coniato dall’amministrazione Clinton-Gore per indicare il fenomeno di non omogenea fruizione dei servizi telematici da parte della popolazione all’inizio degli anni novanta.

Una delle cause maggiormente condivise di questo fenomeno è di carattere economico: questo, infatti, impedirebbe ad una parte copiosa di popolazione di molti paesi in via di sviluppo di acquisire un’alfabetizzazione informatica adeguata. Tutto questo porta inevitabilmente ad un circolo vizioso che costringe i paesi poveri e distanziarsi sempre di più dal mondo avanzato.

In Italia la situazione non è delle migliori: ci troviamo in una posizione di fanalino di coda rispetto agli altri Paesi Europei e, appena si esce dalle città, la banda larga è sempre meno presente sul territorio; queste sono le cosiddette “macchie bianche”, come le ha definite il Commissario dell’Unione Europea per la Società dell’Informazione e i Media, Viviane Reding, la quale afferma che tutti abbiamo diritto all’accesso alla banda larga in una società che voglia svilupparsi in modo omogeneo.

La banda larga è un fattore chiave per la ripresa di competitività delle imprese italiane a livello mondiale ed è una necessità per livellare il divario anche a livello sociale.

La disponibilità recente della tecnologia WiMax potrebbe aiutare a risolvere questo divario digitale a livello italiano ma anche in questo campo il Bel Paese non brilla per il suo posizionamento.

Bisogna condividere la consapevolezza che nel mondo globalizzato attuale la vendita delle merci e la fornitura di servizi sono sempre meno legato al territorio e sempre più vincolate all’integrazione telematica dei lavoratori e consumatori; risulta, quindi, vitale per un’economia moderna adeguarsi agli standard di copertura dei paesi più avanzati come Danimarca, Olanda e Finlandia per poter rimanere competitivi a livello europeo e mondiale.

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