Descalzi (eni), no alla svendita di Saipem

Durante un’audizione alla Camera, l’amministratore delegato di eni Claudio Descalzi ha riferito che il gruppo non ha intenzione di svendere Saipem, ma cedere la sua partecipazione quando lo permetteranno le condizioni di mercato, considerando anche che la quotazione del titolo è passata da 12-13 euro ai 7-8 euro di adesso.

Saipem
Prezzo del greggio troppo basso e cancellazione del progetto South Stream tra i motivi del rinvio

Come ha ricordato Descalzi, «c’era la coda di fondi che volevano comprare la controllata, ma è chiaro che non possiamo svendere. Il mercato è quello che è e quindi la cessione non è vicina».

Tutto rimandato dunque per la controllata, di cui ora, secondo l’ad di eni, è fondamentale deconsolidare il debito che al momento, invece di avere una struttura finanziaria propria, viene ancora consolidato interamente in bilancio.

Tra i motivi che hanno ritardato la vendita della partecipazione in Saipem c’è anche il calo del prezzo del petrolio, insieme all’abbandono, lo scorso dicembre, del progetto South Stream.
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Descalzi ha ricordato come sia necessario un prezzo del greggio più alto («già 50 dollari vanno meglio di 45», come ha indicato riferendosi alle quotazioni attuali) perché eni realizzi degli utili, confermando poi un taglio degli investimenti per i prossimi anni in un range compreso tra il 10% e il 15%.

«Non ci siamo mai impegnati in produzioni complesse, difficili e costose, non abbiamo progetti in acque profonde operativamente difficili. Il Mozambico è ancora da sviluppare. Da un punto di vista del break even dei progetti siamo nella parte bassa dell’industria, siamo messi bene», ha concluso l’amministratore delegato.

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