Decreto Sostegni 2021: tutti i contributi a fondo perduto

La versione definitiva del Decreto Sostegni ha portato all’approvazione di una serie di contributi a fondo perduto: vediamo di seguito chi sono i beneficiari e quali i metodi di calcolo previsti per l’erogazione degli importi dovuti. 

Decreto Sostegni 2021: tutti i contributi a fondo perduto

Il Decreto Sostegni ha introdotto una serie di contributi a fondo perduto atti a sostenere i lavoratori che sono stati maggiormente penalizzati nel corso nell’emergenza coronavirus. 

In particolare, si rivolgono ai titolari di partita IVA che abbiano un’attività d’impresa, che svolgano un’arte o una professione o che producano reddito agrario: il requisito comune è quello di essere residenti o stabiliti sul territorio dello Stato italiano. 

Sono stati invece esclusi dai contributi previsti dal Decreto Sostegni i soggetti la cui attività è terminata prima dell’entrata in vigore del provvedimento, coloro i quali hanno aperto la partita IVA dopo la sua entrata in vigore, gli enti pubblici indicati nell’articolo 74 del TUIR e i soggetti ai quali si fa riferimento nell’articolo 162-bis del TUIR. 

Condizioni per ricevere i contributi a fondo perduto

I contributi a fondo perduto saranno erogati se i beneficiari saranno in possesso di determinati requisiti. In particolare, spetterà:

  • ai titolari di reddito agrario, reddito di impresa, nonché arte o professione i cui ricavi e compensi non siano superiori ai 10 milioni di euro in relazione all’anno 2019;
  • se il fatturato medio mensile e i corrispettivi nell’anno 2020 siano inferiori di almeno il 30% del totale medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019. 

Coloro i quali hanno iniziato la propria attività a partire dal 1° gennaio 2019, potranno ricevere i contributi a fondo perduto anche in assenza dei requisiti sopra elencati. 

Il calcolo dei contributi a fondo perduto

I contributi previsti dal Decreto Sostegni si calcolano applicando una percentuale alla differenza che sussiste tra il fatturato e i corrispettivi medi mensili dell’anno 2020 con quelli dell’anno 2019.

La percentuale varia in relazione ai compensi e ai ricavi. In particolare, è pari:

  • al 60%, nel caso di ricavi e compensi che non superino i 100.000 euro;
  • al 50%, per i ricavi e i compensi compresi tra i 100.000 e i 400.000 euro;
  • al 40%, per i ricavi e i compensi compresi tra i 400.000 euro e 1 milione di euro;
  • al 30%, per i ricavi e i compensi compresi tra 1 milione di euro e 5 milioni di euro;
  • al 20%, per i ricavi e i compensi compresi tra 5 milioni di euro e 10 milioni di euro

Per tutti coloro i quali hanno aperto la partita IVA dal 1° gennaio 2019, la media viene effettuata partendo dai mesi successivi a quello in cui è stata attivata la partita IVA. Nel caso, invece, dei soggetti che hanno aperto la partita IVA dal 1° gennaio 2020, ci sono delle regole ancora diverse. 

In particolare:

  • il contributo che si riceverà non potrà superare la cifra di 150.000 euro;
  • il contributo minimo sarà invece pari a 1.000 euro per le persone fisiche, e 2.000 euro per tutti i soggetti diversi dalle persone fisiche. 

Il contributo a fondo perduto:

  • non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi;
  • non concorre neanche alla formazione del valore della produzione netta ai fini IRAP;
  • viene riconosciuto sotto forma di credito di imposta, che potrà essere utilizzato in compensazione tramite modello F24. 

Come richiedere i contributi previsti

I contributi a fondo perduto potranno essere richiesti presentando l’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate: ci si potrà avvalere anche del supporto di un intermediario. 

Gli ipotetici beneficiari dei contributi avranno a propria disposizione 60 giorni di tempo dal momento in cui sarà avviata la procedura telematica per inviare la domanda relativa agli importi previsti, pena la decadenza dei benefici. 

Per calcolare la perdita media mensile subita non si dovrà fare altro che confrontare qual è stato il calo complessivo del fatturato che c’è stato tra il 2020 e il 2019, e poi dividere l’importo ottenuto per 12. 

Sulla base dello scaglione all’interno del quale ci si colloca in relazione a ricavi e compensi, si dovrà successivamente moltiplicare l’importo della perdita media mensile per la percentuale di contributo a fondo perduto prevista dal Decreto Sostegni. 

Esempio di calcolo

Supponiamo che un professionista rientri nei requisiti di ricezione dei contributi a fondo perduto. Si tratta di una persona che nel 2020 ha guadagnato 25.000 euro, mentre nel 2019 50.000. 

Ha dunque subito un calo del fatturato del 50%, pari a 25.000 euro. Tale cifra dovrà essere divisa per 12: si otterrà così l’importo di 2.083 euro, il quale corrisponde alla perdita media mensile che è stata registrata nel 2020 rispetto al 2019. 

A questo punto, per sapere a quanto ammonta il contributo a fondo perduto che si potrà ricevere, si dovrà utilizzare la percentuale relativa alla propria situazione economica. Nello specifico:

  • nel caso di ricavi e compensi che non superino i 100.000 euro, il contributo sarà uguale al 60% di 2.083 euro;
  • per i ricavi e i compensi compresi tra i 100.000 e i 400.000 euro, il contributo sarà uguale al 50% di 2.083 euro;
  • per i ricavi e i compensi compresi tra i 400.000 euro e 1 milione di euro, il contributo sarà uguale al 40% di 2.083 euro;
  • per i ricavi e i compensi compresi tra 1 milione di euro e 5 milioni di euro, il contributo sarà uguale al 30% di 2.083 euro;
  • per i ricavi e i compensi compresi tra 5 milioni di euro e 10 milioni di euro, il contributo sarà uguale al 20% di 2.083 euro. 

Per sostenere l’erogazione dei contributi a fondo perduto, sono stati previsti 11 miliardi di euro: si tratta di una cifra importante, ma che non riuscirà a coprire i danni economici che sono stati provocati dalla pandemia. 

Il bonus ai lavoratori dello spettacolo 

Tra i diversi benefici economici che sono stati inseriti all’interno del Decreto Sostegni, vale la pena dedicare qualche riga anche al bonus lavoratori dello spettacolo, una delle categorie più danneggiate nel corso dell’ultimo anno. 

Si tratta di un’indennità una tantum del valore di 2.400 euro destinati a una platea di 44.000 beneficiari. Tra i requisiti da soddisfare per riceverlo, è presente un limite reddituale, che è pari a 75.000 euro. 

La domanda per ricevere il bonus dovrà essere inoltrata direttamente all’INPS e si rivolgerà alle seguenti categorie di lavoratori:

  • lavoratori stagionali del turismo e di altri settori;
  • lavoratori a tempo determinato del turismo;
  • intermittenti;
  • autonomi occasionali;
  • venditori a domicilio;
  • lavoratori dello spettacolo.

Tale misura potrà essere erogata agli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo che abbiano:

  • almeno 30 contributi giornalieri versati dal 1° gennaio 2019 alla data di entrata in vigore del decreto;
  • un reddito relativo al 2019 che non superi i 75.000 euro.

I lavoratori in questione non devono inoltre essere titolari di pensione, titolari di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, titolari di contratto intermittente con corresponsione dell’indennità di disponibilità prevista dall’articolo 16 del decreto legislativo numero 81 del 2015. 

Il contributo spetta anche a chi ha almeno 7 contributi giornalieri versati dal 1° gennaio 2019 alla data di entrata in vigore del decreto e un reddito relativo al 2019 che non superi i 35.000 euro.

Altre misure previste

Nel Decreto Sostegni è stato inserito anche il blocco dei licenziamenti fino a giugno per le aziende che usufruiscono della cassa integrazione ordinaria e fino a ottobre per quelle che stanno beneficiando della cassa integrazione in deroga. 

A proposito di cassa integrazione:

  • quelle ordinaria è stata prorogata di altre 13 settimane, tra il 1 aprile e il 30 giugno 2021;
  • quella in deroga di altre 28 settimane, ovvero dal 1° aprile al 31 dicembre 2021. 

Tra le misure di contrasto alla povertà, troviamo il reddito di emergenza, che è stato esteso per 3 mensilità, ovvero per i mesi di marzo, aprile e maggio. In aggiunta, è stato previsto un nuovo finanziamento, pari a 1 miliardo, per il reddito di cittadinanza

La novità sul RdC riguarda il fatto che nel momento in cui qualcuno in famiglia trova un lavoro con un contratto a tempo determinato, aumentando così il reddito del proprio nucleo familiare, si verifica una sospensione della misura fino a un massimo di 6 mesi, al termine dei quali non sarà necessario riavviare le pratiche che permettono di ricevere il beneficio. 

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