Decreto Romani, per salvare le Tv di Berlusconi

Il decreto Romani è passato al Consiglio dei ministri: Si allenta la stretta sul web, via tutte le norme restrittive sui blog e le attività degli utenti che generano contenuti.

Rimane l’unico vero limite che interessa a Berlusconi: i video e i siti web che li ospitano in tutte le modalità compreso lo streaming che sono quindi equiparati alle tv tradizionali.

Chi diffonde su Internet palinsesti live streaming, web tv e Iptv con sfruttamento economico delle immagini, deve uniformarsi alle stesse regole delle tv in generale.

Chi diffonde su Internet servizi on demand, sempre sfruttandoli sul piano commerciale, deve presentare una dichiarazione di inizio attività all’Agcom: scompare, dunque, l’autorizzazione generale del ministero e si precisa che la Dia non comporta in alcun modo una valutazione preventiva sui contenuti.

Sono esclusi  “i servizi prestati nell’esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse”.

Youtube quindi potrebbe non rientrare nell’esclusione in quanto non ci sono solo i contenuti generati dagli utenti.

Alessandro Longo sottolinea come si possa capire quali sono i “siti privati” e come si possa stabilire se un sito faccia o no “concorrenza con la radiodiffusione televisiva”.

I regali a Mediaset sull’affollamento pubblicitario e sui limiti antitrust dei programmi: la riduzione progressiva dei tetti di affollamento orario della pubblicità per la pay tv (dal 18% al 12% di qui al 2012), e il mancato computo dei canali ‘+1′ e ‘+24′ (i palinsesti in differita) e della pay per view dalla definizione di ‘programma’ tv: questo tipo di trasmissioni, dunque, restano fuori dal calcolo del limite del 20% per gli operatori fissato dalla legge Gasparri.

Tornano gli obblighi di programmazione di prodotto italiano ed europeo per tutti gli operatori, pay-tv compresa (il 20% per la Rai, il 10% per le altre tv), nonché quelle di investimento (il 15% dei ricavi complessivi per la Rai, il 10% degli introiti per le altre).

Nuove norme contro la pirateria: l’articolo 6 richiama gli obblighi dei servizi audiovisivi (compresi quelli web) a rispettare il diritto d’autore e nell’ultimo comma dà carta bianca ad Agcom che potrà indicare nuovi modi per far rispettare il diritto d’autore sul web: dai filtri e oscuramenti di siti fino al monitoraggio delle attività degli utenti internet.

Romani è passato al Consiglio dei ministri: Si allenta la stretta sul web, via tutte le norme restrittive sui blog e le attività degli utenti che generano contenuti.

Rimane l’unico vero limite che interessa a Berlusconi: i video e i siti web che li ospitano in tutte le modalità compreso lo streaming che sono quindi equiparati alle tv tradizionali.

Chi diffonde su Internet palinsesti live streaming, web tv e Iptv con sfruttamento economico delle immagini, deve uniformarsi alle stesse regole delle tv in generale.

Chi diffonde su Internet servizi on demand, sempre sfruttandoli sul piano commerciale, deve presentare una dichiarazione di inizio attività all’Agcom: scompare, dunque, l’autorizzazione generale del ministero e si precisa che la Dia non comporta in alcun modo una valutazione preventiva sui contenuti.

Sono esclusi  “i servizi prestati nell’esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse”.

Youtube quindi potrebbe non rientrare nell’esclusione in quanto non ci sono solo i contenuti generati dagli utenti.

Alessandro Longo sottolinea come si possa capire quali sono i “siti privati” e come si possa stabilire se un sito faccia o no “concorrenza con la radiodiffusione televisiva”.

I regali a Mediaset sull’affollamento pubblicitario e sui limiti antitrust dei programmi: la riduzione progressiva dei tetti di affollamento orario della pubblicità per la pay tv (dal 18% al 12% di qui al 2012), e il mancato computo dei canali ‘+1′ e ‘+24′ (i palinsesti in differita) e della pay per view dalla definizione di ‘programma’ tv: questo tipo di trasmissioni, dunque, restano fuori dal calcolo del limite del 20% per gli operatori fissato dalla legge Gasparri.

Tornano gli obblighi di programmazione di prodotto italiano ed europeo per tutti gli operatori, pay-tv compresa (il 20% per la Rai, il 10% per le altre tv), nonché quelle di investimento (il 15% dei ricavi complessivi per la Rai, il 10% degli introiti per le altre).

Nuove norme contro la pirateria: l’articolo 6 richiama gli obblighi dei servizi audiovisivi (compresi quelli web) a rispettare il diritto d’autore e nell’ultimo comma dà carta bianca ad Agcom che potrà indicare nuovi modi per far rispettare il diritto d’autore sul web: dai filtri e oscuramenti di siti fino al monitoraggio delle attività degli utenti internet.

Commenti Facebook: