Decreto Romani: ecco le novità e modifiche

La commissione Lavori pubblici del Senato ha detto si al Decreto Romani: ma molte modifiche sono state effettuate dalla prima proposta avanzata alcuni giorni addietro.

Il decreto atto a recepire la direttiva europea in merito alla regolamentazione di Internet e della televisione era stato presentato, in prima istanza, come uno strumento di dittatura editoriale e multimediale.

La modifica del decreto Romani evita l’applicazione del provvedimento ai blog, giornali on line, riviste elettroniche, i video amatoriali e i motori di ricerca.

Il Decreto non imputa alcuna responsabilità ai provider per i contenuti che circolano sulla rete. La responsabilità rimane a carico di chi rende disponibile il materiale in Rete e non può essere imputabile direttamente chi offre il mezzo di comunicazione.

Inoltre i nuovi siti Web dovranno essere autorizzati direttamente dall’Agcom – e non dal Ministero – solo dopo la messa on line del sito stesso. Sfiorato il pericolo della censura preventiva delle attività di pubblicazione on line.

Sul tema infine del Lcn (local channel numering), l’assegnazione fissa dei canali sul digitale terrestre, sarà l’Authority a stabilire i criteri sui numeri. Il ministero assegnerà i numeri sul telecomando e potrà revocare la licenza a trasmettere anche per due anni se le emittenti non rispetteranno le indicazioni.

E’ stato sventato dunque il pericolo di utilizzare il recepimento di una direttiva comunitaria come un pretesto per modificare sensibilmente il sistema radiotelevisivo a favore di qualcuno.

E’ stato possibile limitare i danni su alcuni aspetti come le quote di produzione, i poteri dell’Agcom in ordine all’autorizzazione di programmi ‘on demand’ ma rimangono enormi problemi relativi alla modifica del settore e della disciplina sull’affollamento pubblicitario, ignorata dal Governo, e affrontata con logiche bieche che favoriscono solamente gli interessi di Mediaset, oltre ai poteri ben definiti che vengono sottratti dalle competenze dell’Agcom ed attribuiti al ministero.

one Lavori pubblici del Senato ha detto si al Decreto Romani: ma molte modifiche sono state effettuate dalla prima proposta avanzata alcuni giorni addietro.

Il decreto atto a recepire la direttiva europea in merito alla regolamentazione di Internet e della televisione era stato presentato, in prima istanza, come uno strumento di dittatura editoriale e multimediale.

La modifica del decreto Romani evita l’applicazione del provvedimento ai blog, giornali on line, riviste elettroniche, i video amatoriali e i motori di ricerca.

Il Decreto non imputa alcuna responsabilità ai provider per i contenuti che circolano sulla rete. La responsabilità rimane a carico di chi rende disponibile il materiale in Rete e non può essere imputabile direttamente chi offre il mezzo di comunicazione.

Inoltre i nuovi siti Web dovranno essere autorizzati direttamente dall’Agcom – e non dal Ministero – solo dopo la messa on line del sito stesso. Sfiorato il pericolo della censura preventiva delle attività di pubblicazione on line.

Sul tema infine del Lcn (local channel numering), l’assegnazione fissa dei canali sul digitale terrestre, sarà l’Authority a stabilire i criteri sui numeri. Il ministero assegnerà i numeri sul telecomando e potrà revocare la licenza a trasmettere anche per due anni se le emittenti non rispetteranno le indicazioni.

E’ stato sventato dunque il pericolo di utilizzare il recepimento di una direttiva comunitaria come un pretesto per modificare sensibilmente il sistema radiotelevisivo a favore di qualcuno.

E’ stato possibile limitare i danni su alcuni aspetti come le quote di produzione, i poteri dell’Agcom in ordine all’autorizzazione di programmi ‘on demand’ ma rimangono enormi problemi relativi alla modifica del settore e della disciplina sull’affollamento pubblicitario, ignorata dal Governo, e affrontata con logiche bieche che favoriscono solamente gli interessi di Mediaset, oltre ai poteri ben definiti che vengono sottratti dalle competenze dell’Agcom ed attribuiti al ministero.

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