Dal 1° Luglio aumentano le tasse sui conti correnti e deposito

A partire dal 1° luglio scatta l’aumento sulla tassazione delle rendite finanziarie, che include anche i conti correnti e i conti deposito, inizialmente esenti, e dal quale si salvano soltanto i titoli di Stato. Dal mese prossimo quindi, la tassazione sulle rendite finanziarie passa dal 20 al 26%, il che per un conto corrente significa poco (1 euro all’anno per un conto corrente medio), ma per i prodotti di investimento si tratta di una vera e propria stangata.

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Scatta l'aumento della tassazione sulle rendite finanziaria: quanto costa questo provvedimento agli italiani?

L’aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie che passerà dal 20% al 26% il 1° luglio serve a coprire le detrazioni Irap per le imprese.

Inizialmente non doveva colpire conti correnticonti deposito, ma adesso, con la pubblicazione del decreto Irpef definitivo, i contribuenti italiani sanno che l’aumento della tassazione riguarda tutte le rendite finanziarie (investimenti in obbligazione, azioni, Etf, fondi comuni, conti deposito, conti correnti ecc.), con l‘unica eccezione dei titoli di Stato per i quali la tassazione rimane al 12,50%.

Tutto sommato il gettito della misura sarà per il 2014 di 588 milioni, e di circa 3 miliardi nel 2015, mantenendosi su livelli simili negli anni successivi.

Quanto costerà l’aumento delle tasse su conto corrente?

Secondo i calcoli la Cgia di Mestre, per un conto corrente medio il rincaro è di circa 1 euro all’anno.

In effetti, il tasso di interesse attivo medio applicato nei conti correnti è piuttosto basso (0,13%, cioè 15,5 euro l’anno), perché non si tratta di un prodotto usato per investire. A partire dal 1° luglio, tassazione passerà dagli attuali 3,10 euro (imposta al 20%) a 4,03 euro (imposta al 26%). Cioè, 93 centesimi in più all’anno.

Così, l’aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie non significherà più di 1 euro all’anno per le famiglie non investitrici, titolari di un normale conto corrente.

Con giacenze più alte, i costi salgono; ad esempio, spiega la Cgia di Mestre, con un deposito tra 10mila e 50mila euro, l’aumento della tassazione significa 2,3 euro l’anno. Fino ai 250mila euro sono 26,1 euro, ed oltre quella soglia si tratta di 169,2 euro in più all’anno.

Naturalmente, per gli investitori che avranno vincolato cifre più consistenti tramite soluzioni d’investimento che prevedono tassi d’interesse più elevati (ad esempio, i conti deposito, che offrono in media un 3% lordo annuo), l’aumento dell’aliquota al 26% peserà molto di più.

Il fisco pesa meno che le commissioni

In ogni caso, come si evince dalle stime elaborate dall’Università Bocconi per CorrierEconomia, le commissioni bancarie sono più pesante che la tassazione, incidendo per il 43% sui rendimenti delle azioni (+2% rispetto 18 mesi fa), contro il 35% del fisco.

Detto in un altro modo, su 1.125 euro incassati dai titoli di Borsa in 1 anno, 487 euro sono per le banche e altri 393 euro si pagano di tasse.

Per quanto riguarda il rendimento dei Btp, le commissioni bancarie sono al 42%, contro un peso complessivo delle tasse pari al 19% (incluso il bollo del 2 per mille e la ritenuta del 12,5%). Nel 2014 anche per chi investe in Bot, i costi bancari (26%) superano quelli fiscali (22%), quando prima era il contrario.

Con questo provvedimento l’Italia si adegua alla tasse sulle rendite finanziarie dei principali paesi europei. In Francia ad esempio si paga il 30% su dividendi e capital gain e il 18% sugli interessi, mentre in Germania la tassa è simile alla nostra, ovvero dal 26,3%. In Spagna pagano il 21%.

Tuttavia, in Italia le tasse sul risparmio sono in aumento, per l’azione dei diversi governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Sui conti deposito grava l’imposta di bollo proporzionale, cioè la mini-patrimoniale del governo Monti per l’1,5 per mille, che poi nel 2014 il governo Letta l’ha aumentata al 2 per mille.

Conti deposito sono a zero spese, anche senza imposte

Infine, ricordiamo al lettore che i conti deposito continuano ad essere un’ottima alternativa per investire a costo zero, anche dopo l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, grazie ai buoni rendimenti previsti da tassi d’interesse stabili e convenienti e poche (o nulle) spese.

In effetti, l’investimento può essere con alcune banche completamente gratuito, in particolare con quelli istituti che non prevedono spese, nemmeno l’imposta di bollo proporzionale prevista dalla legge.

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