Crisi Libia, eni sposta il personale

Eni ha deciso di spostare i suoi dipendenti in Libia sugli impianti offshore, e quindi in mare, in seguito al precipitare della situazione nello Stato africano, ormai in parte sotto controllo degli jihadisti dell’Isis. Secondo quanto riportato da Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, la decisione sarebbe stata presa dalla multinazionale da circa un mese.

Eni copia
I dipendenti sono stati spostati negli impianti offshore

Di recente eni aveva chiarito la sua posizione al riguardo del proprio impegni in Libia, ricordando che «la presenza di espatriati Eni in Libia è ridotta e limitata ad alcuni siti operativi offshore, garantendo in collaborazione con le risorse locali lo svolgimento regolare delle attività produttive nell’ambito dei massimi standard di sicurezza. Eni continua a monitorare con estrema attenzione l’evolversi della situazione».

Esiste, dunque, un concreto rischio di attacchi alle installazioni petrolifere, anche se la maggior parte degli impianti e dei giacimenti di eni si trova nelle regioni occidentali, al momento più tranquille e quindi meno soggette agli attacchi. Secondo Il Sole 24 Ore, la produzione di eni al momento sarebbe addirittura vicina al suo massimo potenziale.
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In Libia, le attività della società sono concentrate nei giacimenti offshore di Bahr Seealam e Bouri, e in quelli onshore di Wafa ed Elephant. Chiuso da un anno e mezzo invece il giacimento di Abu Attifel, in Cirenaica, una delle regioni più a rischio.

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