Costo impianto fotovoltaico: esempi di costo per tipologia di casa e KW

Sono sempre di più gli italiani che scelgono di affidarsi all’energia solare per il proprio fabbisogno energetico: una soluzione che permette di proteggere l’ambiente e di raggiungere l’autosufficienza, tagliando le bollette anche del 90%. I tempi per ammortizzare l’investimento sostenuto sono sempre più ridotti: l’importante è dimensionare al meglio l’impianto in base alle proprie esigenze.

Bastan ormai circa 6.000 euro per un impianto da 3 kW

Come mai conviene il solare

Che gli impianti a pannelli solari siano la risposta giusta per risparmiare in bolletta e diminuire le emissioni nocive è ormai arcinoto; spesso però questo non basta a dissipare gli ultimi dubbi delle famiglie, che temono di non rientrare dall’investimento, comunque non indifferente, o di dover affrontare spese di manutenzione troppo alte. Ecco perché è bene fare il punto sui costi di un impianto fotovoltaico all’inizio del 2019.

Per prima cosa va ricordato che la tecnologia ha fatto importanti passi avanti nell’ambito del solare, e di conseguenza i prezzi si sono molto ridotti. Se da una parte è vero che gli incentivi non sono più cospicui come quelli di qualche anno fa, le detrazioni rimangono e, soprattutto, i prezzi più bassi rendono conveniente installare un impianto a energia solare sufficiente per una famiglia anche grazie a soluzioni come il fotovoltaico con accumulo: le batterie al litio, infatti, costano sempre meno e un buon sistema di stoccaggio è indispensabile per aumentare la quota di energia autoprodotta, fino all’autosufficienza.

Quanto costano gli impianti fotovoltaici

In linea di massima, un impianto fotovoltaico senza accumulo da 3 kW – di solito abbastanza per la famiglia media – ha un costo che si aggira intorno ai 6.000 euro (il doppio, ovviamente, per quelli da 6 kW utilizzati per le case più grandi, visto che il prezzo “scala” sia per quanto riguarda il numero di pannelli solari necessari che per l’inverter). Le soluzioni con accumulo costano circa il 60-70% in più a causa delle batterie, ma al tempo stesso permettono un risparmio più cospicuo fin da subito.

Questi prezzi vengono ridotti grazie alla possibilità di portare in detrazione il 50% delle spese sostenute per l’installazione in sede di dichiarazione dei redditi, facendo quindi pagare l’impianto circa la metà dei prezzi qui indicate. Attenzione a farsi lasciare la fattura per tutto, sia per la manodopera che per i materiali. Anche le batterie di accumulo possono essere oggetto della detrazione, quindi la riduzione del 50% del prezzo vale per tutti gli elementi dei fotovoltaici con accumulo. 
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La detrazione viene spalmata su un periodo di dieci anni (ogni anno è possibile detrarre dai redditi un decimo della detrazione complessiva. In altre parole, su un impianto da 6.000 euro ogni anno sarà possibile detrarre 300 euro, per 10 anni totali). Da ricordare anche sugli impianti fotovoltaici per privati l’IVA è agevolata al 10%.

Lo scambio sul posto e l’accumulo

> La scelta tra i due tipi di impianto – quello classico e quello con accumulo – è da valutare con attenzione. Quando non si dispone di un sistema di stoccaggio adeguato, infatti, si consuma l’energia solare “in tempo reale”; il problema è che di giorno in linea di massima le esigenze di elettricità sono minori, ed è alla sera, quando ormai il soleggiamento è assente o molto ridotto, che si accendono più lampadine o si utilizzano elettrodomestici come la televisione. Questo significa che una casa ben soleggiata e con i pannelli posizionati nel modo giusto genera energia in eccesso durante il giorno ma non ne ha durante la sera e la notte, e deve comprarla dal sistema: un paradosso.

Fortunatamente anche per gli impianti fotovoltaici “classici” non si è costretti a sprecare l’energia generata, grazie alla possibilità di aderire al cosiddetto scambio sul posto. Questo meccanismo permette infatti agli utenti con un impianto solare di immettere nel sistema l’energia non autoconsumata vendendola al GSE, per poi acquistarne altra quando serve durante le ore di buio. Il problema è che il prezzo a cui l’utente vende l’energia durante il giorno è circa la metà di quello d’acquisto dal sistema.

Per questo si stanno diffondendo sempre di più i sistemi d’accumulo, che permettono di stoccare l’energia prodotta in eccesso, invece di immetterla nuovamente nel sistema, per utilizzarla alla sera, raggiungendo picchi di autosufficienza molto alti, anche dell’80-90%.

In quanto tempo si ripaga un impianto a energia solare

Il periodo di tempo per il rientro dall’investimento dipende da tanti fattori: prima di tutto è essenziale che l’impianto sia  ben posizionato, con il giusto soleggiamento, e che ci si trovi in una zona dove i raggi del sole non trovano ostacoli al mattino o al tramonto (come case troppo alte e troppo vicine, colline o montagne). Per un normale impianto da 3 kW si può ipotizzare un risparmio mensile da 80-100 euro derivati dal risparmio in bolletta e dalla cessione di energia in eccesso al sistema, il che significa che in 5-6 anni il costo è ammortizzato; qualche anno in più è necessario per il fotovoltaico con accumulo, ma una volta recuperate le spese non si spende praticamente più nulla per l’energia elettrica.

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