Costo impianto fotovoltaico 20 kW: quanto costa e come funziona 

Gli impianti a energia solare sono sempre più abbordabili, anche quando si tratta di taglie “robuste” come i 20 kW: questi sistemi sono diffusi nelle piccole e medie aziende, nelle grandi ville ma anche in quelle case che, per risparmiare, hanno deciso di convertire tutti i loro consumi di gas – dal riscaldamento all’acqua calda sanitaria – in elettrici.

La soluzione ideale per chi vuole convertire in elettrici i suoi consumi di gas

Quando serve un impianto da 20 kW

I costi per i sistemi fotovoltaici sono molto diminuiti negli ultimi anni, a causa del miglioramento della tecnologia che oggi consente di creare pannelli solari di qualità a una frazione del prezzo precedente; lo stesso discorso vale anche per le batterie al litio utilizzate nei sistemi con accumulo, i migliori quando si vuole tagliare del tutto o quasi la propria dipendenza dalla rete elettrica nazionale.

Una soluzione conveniente, quindi, e soprattutto molto utile per l’ambiente che ci circonda, visto che consente di dire addio agli idrocarburi e alle loro emissioni nocive. In più, con un impianto fotovoltaico aumenta in modo significativo anche il valore di un immobile, oltre alla sua classe energetica di riferimento.

Ormai, per gli impianti a energia solare di dimensioni più ridotte – quelli da 3 kW e 6 kW – bastano pochi anni e l’investimento è pienamente recuperato. Ma che cosa accade con gli impianti di maggior dimensione, necessari quando i consumi sono molto elevati, ad esempio per una villa con piscina (e relativo impianto di riscaldamento) o per una piccola e media impresa?

Perché i 20 kW sono importanti

In questa categoria, il tipo di impianto che si trova più facilmente è l’impianto fotovoltaico da 20 kW. Prima di tutto c’è da dire che «20 kW» non è un valore casuale: si tratta infatti di una soglia molto importante, visto che se l’impianto fotovoltaico da installare è oltre i 20 kW e fino ai 50 MW (o nel caso in cui il proponente non abbia pieno titolo sulle aree o sugli immobili interessati) viene richiesta non l’autorizzazione “standard” al Comune preventiva, ma l’Autorizzazione Unica, di competenza Provinciale o Regionale, a seconda dei casi.
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Un impianto da 20 kW, quindi – con la sua produzione annua che si aggira intorno ai 23.000 kW all’anno – rappresenta un ottimo compromesso tra una richiesta di energia piuttosto ingente (anche se ovviamente non paragonabile a quella di una grande azienda) e la flessibilità e la comodità di un sistema ancora ritenuto non sufficientemente grande da richiedere permessi aggiuntivi.

Detrazioni e indipendenza energetica

Un impianto da 20 kW non segnala per forza una casa gigantesca, ma può essere invece il frutto della scelta, da parte degli inquilini, di convertire la maggior parte dei propri consumi di gas in consumi elettrici, ad esempio con pompe di calore o piastre a induzione in cucina. In questo modo da una parte si azzera, o quasi, il consumo di gas; dall’altra, con l’impianto fotovoltaico, si impedisce che la bolletta dell’energia elettrica arrivi a livelli troppo alti.

Il costo di un simile impianto si aggira, facendo una stima, tra i 25.000 euro i 30.000 euro, tutto compreso. Una cifra importante, ma bisogna tenere conto di due fattori: il primo è l’ammissibilità dell’impianto alle detrazioni fiscali al 50%, che permettono di fatto di pagare ogni sistema la metà (in dieci anni, visto che le detrazioni vengono “spalmate” su questo periodo). In secondo luogo, il risparmio permette di ammortizzare l’investimento in pochi anni, soprattutto se si è scelto il fotovoltaico con accumulo: ancora più costoso (bisogna infatti aggiungere il costo delle batterie per lo stoccaggio) ma in grado di rendere possibile una percentuale di autoconsumo, cioè di energia prodotta rapportata a quella consumata, del 90%, di fatto l’indipendenza energetica.

Già, perché con i sistemi “classici” l’energia solare si trasforma, grazie agli inverter, in energia a corrente alternata pronta per alimentare elettrodomestici o luci, ma sul momento, quindi di giorno, quando c’è irraggiamento; quanto viene prodotto in eccesso può essere venduto al gestore approfittando del meccanismo del cosiddetto Scambio sul posto. Con un sistema dotato di batterie di accumulo e stoccaggio, invece, l’energia in surplus viene immagazzinata all’interno delle batterie stesse e può essere utilizzata quando serve davvero, di norma alla sera e durante la notte, quando è più frequente l’accensione degli elettrodomestici e delle luci.

Quanto spazio serve per un impianto da 20 kW

Ovviamente è il caso di analizzare con attenzione anche i problemi legati al posizionamento dei pannelli solari: in media si può dire che per un impianto fotovoltaico da 20 kW saranno necessari circa 72 pannelli, scegliendo i modelli da 280 W, tra i più comuni; con pannelli più potenti (come quelli da 360 W) il numero dei pannelli diminuisce fino a circa 56.

Nel primo caso, l’utente dovrà avere a disposizione circa 120 metri quadrati sul tetto, nel secondo un po’ meno di 100,  tenendo conto che tutta la superficie dovrà essere inclinata nel modo giusto e orientata a sud (meglio) o a est o ad ovest (mai verso nord); inoltre, non ci dovrà essere ombra da case vicine, da alberi, pali della luce e così via.

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