Cos’è il Cloud Computing e perché ci può salvare

Per essere una tecnologia a cui tutti, ma proprio tutti, facciamo ricorso ogni giorno, il cloud computing ha ancora numerosi punti oscuri per molte persone, quando addirittura il suo funzionamento non è del tutto ignorato. Eppure il cloud ha rivoluzionato il modo con cui utilizziamo la Rete, rendendo anche le operazioni più semplici infinitamente più comode di qualche anno fa. Merito di connessioni ormai velocissime, sia in download che in upload.

Il cloud è un alleato indispensabile per chi ha molti dispositivi. Ma ci sono dei rischi?

Che cos’è il cloud computing

La tecnologia che sta alla base del cloud computing è complessa, ma il concetto in fondo è semplice: per essere utilizzati, oggi dati e programmi non devono più essere presenti per forza su un dispositivo fisico (un PC, un tablet, uno smartphone), ma possono essere localizzati su un computer (server) esterno, magari a migliaia di chilometri di distanza.

Questo perché ormai le connessioni ADSL e soprattutto fibra ottica sono tanto avanzate da rendere, per assurdo, più rapido scaricare un file dalla rete che da un hard disk collegato con un vecchio cavo USB, e anche per quanto riguarda le applicazioni ormai lo scambio di informazioni necessarie per lavorare è immediato. In particolare, oltre alla velocità di download (quella con cui cioè riceviamo i dati dalla rete) hanno fatto molto i miglioramenti della velocità di upload (ovvero quella con cui siamo noi a inviare i nostri dati).

L’approccio multipiattaforma

Questa nuova possibilità di dialogo è diventata una vera salvezza nel nostro ecosistema digitale, sempre più vario e multi-dispositivo. Un tempo si lavorava al proprio personal computer; ora si inizia sul PC per poi continuare sul tablet, poi si passa a un altro computer, poi ancora il tablet o lo smartphone… anche soltanto modificare un semplice documento Word significherebbe dover avere Office installato su tutti i dispositivi ed essere obbligati a inviarsi il documento modificato ogni volta, per evitare grossi problemi di sincronizzazione.
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Grazie al cloud computing, è tutto molto più semplice. Invece di scaricare un programma, ci si può abbonare a un servizio e averlo a disposizione su tutti i dispositivi nello stesso momento, esattamente come succede con le nostre app mobili. In più anche i documenti potranno essere nella “nuvola” e sincronizzati con ogni modifica, a prescindere dal dispositivo dove questa viene effettuata.

Pensiamo ad esempio a Netflix: è proprio il cloud a permettere che la puntata di una serie TV iniziata al computer possa essere ripresa da quel preciso istante sul telefonino o sul tablet. Stesso discorso per la posta elettronica come Gmail o con i social network come Twitter o Facebook.

Il cloud storage

Il cloud computing ha mille sfaccettature, ma una delle più familiari agli utenti è sicuramente il cloud storage. È infatti possibile utilizzare servizi come iCloud Drive, Google Drive, Dropbox, Microsoft OneDrive e molti altri come una sorta di hard disk virtuale, dove poter riporre tutti i documenti che possono servirci e accedervi da qualsiasi dispositivo, come un computer pubblico, via web. In questo modo possiamo essere sicuri che la tesi di laurea o la presentazione per l’ufficio siano sempre accessibili, anche se si dimentica il computer o la chiavetta USB a casa: basta avere un qualsiasi terminale con un accesso a Internet.

Il cloud storage è uno strumento utilissimo anche perché è possibile eliminare i documenti originali dal dispositivo e recuperare così spazio: l’esempio più immediato è costituito dagli smartphone ormai in grado di scattare fotografie ad altissima definizione e registrare video di parecchi minuti, ma che a lungo andare finiscono con l’intasare la memoria interna di uno smartphone o di un tablet. Basta solo la cache di Facebook o foto e video inviati tramite WhatsApp a rendere la situazione ingestibile. Grazie al cloud storage, si possono mettere tutti i contenuti multimediali nella “nuvola” e cancellare gli originali senza paura di perderli. Nel caso riservissero, basterà riscaricarli dopo aver visionato un’anteprima da pochi kb.

Fidarsi o no del cloud?

Forse una parte delle perplessità legate al cloud computing è che la stessa parola cloud, “nuvola”, sembra suggerire impalpabilità e volatilità. Insomma: se affidiamo i nostri dati più importanti a un server remoto, non è che basterà un guasto al server per perderli per sempre? Altre preoccupazioni sono poi legate alla privacy: si sentono ormai ogni giorno notizie in cui dati sensibili e foto private vengono sottratte proprio dal cloud da pirati informatici particolarmente abili, in grado di violare anche i sistemi di sicurezza delle società più grandi, come Yahoo! o Sony.
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Riguardo al primo dubbio, niente paura: la probabilità che i dati sul cloud vengano persi, anche in seguito a un problema hardware, è nulla, perché il sistema di backup è così sofisticato che ogni singolo dato degli utenti viene salvato più volte e in diverse località. Sulla privacy, può esserci effettivamente qualche problema in più, ma bisogna ricordare che nella maggior parte dei casi i furti dei dati (che non possono mai essere letti dal fornitore del servizio cloud, che provvede a codificarli) derivano da un comportamento poco prudente degli utenti.

Ecco perché, per essere sempre sicuri che i propri dati non finiscano in mani sbagliate, è necessario scegliere password complesse e cambiarle regolarmente, avendo cura, dove possibile, di usare l’autenticazione a due fattori (ad esempio con l’invio di codici sul cellulare via SMS da inserire insieme alla solita password per l’accesso). Forse scomodo, ma necessario per essere davvero tranquilli.

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