Coronavirus e lavoro a casa o ferie: cosa dicono i decreti, permessi, diritti e doveri

Coronavirus e lavoro a casa o ferie? In questo periodo sono molti i dubbi dei lavoratori rispetto alle linee guida tracciate dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri emesso in data 8 marzo 2020. Vediamo quali sono le principali raccomandazioni, a partire da ferie, smart working e congedi straordinari.

Ferie e smart working sono le soluzioni raccomandate

Durante questo periodo di emergenza sanitaria coronavirus tutti i lavoratori si stanno facendo molte domande in merito a diritti e doveri di esecuzione della propria attività professionale. Secondo il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020, è raccomandato usufruire delle ferie e, dove possibile, delle modalità di lavoro da remoto, il cosiddetto smart working.

Coronavirus e lavoro: cosa dicono i decreti

Secondo i decreti emanati dal Presidente del Consiglio dei Ministri in data 8 marzo 2020 è raccomandato evitare ogni spostamento sia tra i territori individuati, sia all’interno dei confini, in modo tale da evitare occasioni di contatto. L’obiettivo principale del decreto è quello di tutelare l’interesse pubblico in relazione alla salvaguardia del diritto costituzionale della salute.

È pertanto all’interno di questa cornice che occorre leggere e interpretare il decreto quando si ha la necessità di comprendere i comportamenti da attuare in merito alle esigenze lavorative. Il decreto limita le necessità di spostamento a comprovate esigenze lavorative e consente quindi di derogare alla limitazione dei movimenti tra e all’interno dei territori come descritto. Queste linee guida devono essere applicate a tutti i territori a livello nazionale.

In caso di chiusura dell’esercizio commerciale, azienda o ente presso cui svolgete la vostra attività lavorativa, le raccomandazioni dettate dal decreto in questione indicano la fruizione delle ferie. Un’alternativa alla situazione del fermo della propria attività professionale è la possibilità di lavorare attraverso modalità in remoto, lo smart working.

Smart working e utilizzo dei giorni di ferie sono quindi considerati gli strumenti prioritari da adottare durante questo periodo di tempo caratterizzato da forte emergenza. Tali misure possono infatti contribuire a limitare gli spostamenti e la diffusione del virus, oltre che allo stesso tempo aiutare a circoscrivere l’impatto sul tessuto produttivo. Visto il contesto emergenziale di queste settimane, non è previsto il consenso alle ferie da parte del lavoratore. Questo vale anche per l’adozione di operatività tramite il lavoro da remoto.

Nel rispetto di queste condizioni, è il datore di lavoro ad assumersi la responsabilità di concedere le ferie in un periodo a scelta, anche secondo le esigenze delle attività di servizio e/o produttive in questione.

Escluse da queste misure saranno solo quelle attività di servizi, commerciali e produttive che non possono funzionare se non attraverso la presenza fisica di un lavoratore in loco. Naturalmente, tali attività, a seconda delle categorie di appartenenza, dovranno rispettare le altre raccomandazioni delineate all’interno del relativo decreto, ad esempio per quanto riguarda norme di comportamento, orari di apertura e tipologia di attività.

Per contribuire nel migliore dei modi allo sforzo di tutela della comunità all’interno del territorio nazionale, è richiesto ad ogni datore di lavoro di valutare con attenzione il numero di lavoratori che non possono esimersi dal recarsi fisicamente presso la sede a scapito della continuità produttiva o del servizio. Tale analisi deve essere svolta tenendo presenti gli obblighi in materia di sicurezza e tutela della salute dei dipendenti di cui lo stesso datore di lavoro è responsabile, in base all’articolo 2087 del Codice Civile e del decreto legislativo 81/2008.

Attestazione aziendale coronavirus per andare a lavoro

Nel caso in cui siate tra i lavoratori che non possono usufruire delle ferie o di modalità di lavoro da remoto per le ragioni più diverse, è bene che abbiate sempre con voi l’apposita autocertificazione che attesta il fatto che vi state muovendo per recarvi a lavoro. Secondo il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia, chiunque abbia la necessità di spostarsi, per comprovate e indifferibili ragioni, deve utilizzare il documento di autocertificazione diffuso dalle autorità competenti.

Questo documento e le sue modalità di utilizzo hanno fatto emergere alcuni dubbi, che cerchiamo di chiarire in questi paragrafi. Innanzi tutto, non è necessario compilare un modulo per ogni singolo tragitto da e per lavoro. Nel caso in cui il dipendente non lavori presso una sede fissa, dovrà essere spiegato nello stesso modulo. Inoltre, il datore di lavoro non ha l’obbligo di emettere un’attestazione apposita, in quanto il modulo di auto certificazione sarà sufficiente a dimostrare le motivazioni che causano lo spostamento davanti alle autorità competenti.

È importante ricordare che il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e della salute dei propri dipendenti, tanto più in questo periodo di emergenza sanitaria. Le linee guida che devono essere rispettate sono quelle consigliate al pubblico generale, ovvero il mantenimento della distanza minima di un metro e l’applicazione delle modalità di smart working semplificato ove possibile.

Coronavirus e lavoro: ferie, diritti e doveri del lavoratore

Le raccomandazioni dei decreti dell’8 e 9 marzo 2020 hanno fatto emergere molti interrogativi in merito alle ferie e dei relativi diritti e doveri del lavoratore durante questa situazione di emergenza.

Per questa ragione, è importante delineare i principi generali che regolano questo ambito. Il diritto del lavoratore a ferie retribuire con un minimo di ore ogni anno è sancito dall’articolo numero 36 della Costituzione, al fine di permettere il recupero delle energie e del benessere psico-fisico del lavoratore in questione. Anche il Codice Civile, come regolato dall’articolo 2109, descrive il diritto del lavoratore a ferie pagate con cadenza annuale. Il decreto legislativo 66/2003 stabilisce infine un tempo minimo di ferie pari a quattro settimane all’anno, di cui almeno due nel corso dell’anno di maturazione. Non è possibile procedere alla monetizzazione delle ore dedicate alle ferie.

Esposta una prima panoramica generale, in questo momento il datore di lavoro può decidere unilateralmente la collocazione in ferie. Questo è particolarmente importante nel caso in cui si assista ad una riduzione o cessazione dell’attività lavorativa. Molti si chiederanno però come gestire l’utilizzo di giornate di ferie già maturate, arretrate oppure in corso di maturazione rispetto all’anno in cui ci troviamo.

Ecco la distinzione tra i diversi casi:

  • per le ferie già maturate, le giornate possono essere imposte dal datore di lavoro, sia nell’evento di chiusura totale dell’attività oppure di riduzione anche parziale;
  • per le ferie non ancora maturate, occorre distinguere tra una situazione di chiusura obbligata per provvedimenti dall’”alto”, per la quale non è possibile in alcun modo contestare una scelta di questo tipo da parte del datore di lavoro, e la riduzione per decisione dello stesso, in caso della quale sarebbe forse possibile procedere con una contestazione successiva.

Il secondo punto tratta sicuramente di una questione molto delicata. Sono da verificare in questo caso anche i contratti collettivi a cui le singole attività fanno riferimento. Ad esempio, in alcuni di essi sono stabilite procedure precise in merito alla determinazione del calendario delle ferie, mentre altri parlano in modo più flessibile di un arco di tempo entro il quale individuare le giornate di ferie da assegnare ai lavoratori. Inoltre, come già descritto nei precedenti paragrafi, la funzione essenziale delle ferie sarebbe quella di provvedere al benessere e recupero psico-fisico delle persone e non in coincidenza di particolari eventi o fenomeni.

Nonostante le condizioni emergenziali che datori di lavoro e lavoratori stanno affrontando in queste settimane, tali dettagli potrebbero quindi esporre il datore di lavoro a successive contestazioni, da parte dei singoli dipendenti ma anche attraverso l’azione dei sindacati.

Coronavirus e lavoro: congedo retribuito

Tra i diritti straordinari concessi ai lavoratori in questo periodo di emergenza speciale, è stato approvato un congedo straordinario di 12 giorni e retribuito al 30% dello stipendio per le persone con contratto di lavoro dipendente, sia in ambito pubblico che privato, in quanto genitori con minori fino a 12 anni. Nel caso invece in cui i figli siano disabili, il congedo varrà a qualsiasi età. Il congedo potrà essere sostituito in alternativa dal cosiddetto voucher “baby sitter”, pari al valore di 600 Euro.

Per tali misure che stanno prendendo forma in questi ultimi giorni e che saranno ulteriormente definite nel corso delle settimane, il Governo ha stanziato al momento 800 milioni di Euro. Esiste inoltre la possibilità che questa cifra salga al totale di 1 miliardo di Euro, numero che permetterebbe di allungare le ore di congedo straordinario, passando così dai 12 giorni ora previsti a ben 15 giorni. Anche in questo caso, la retribuzione rimarrebbe comunque al 30%, ma non si esclude che si possa arrivare al 50%.

In supporto ai lavoratori che fanno parte del personale attivo negli ospedali, si sta pensando di concedere un voucher baby sitter dal valore ancora più alto, oltre che un bonus per le famiglie che hanno a proprio carico l’assistenza ad anziani non autosufficienti.

Fino a questo momento abbiamo però parlato solamente del congedo straordinario riservato a lavoratori dipendenti in ambito pubblico e privato. Molti si chiederanno anche se siano allo studio anche misure pensate per i lavoratori di altre categorie, come gli autonomi e gli stagionali. Nel secondo caso, sono stanziati 500 milioni di Euro con l’obiettivo di rafforzare i sussidi e migliorare così la tutela da parte dello Stato. Per quanto riguarda il primo caso, si ipotizza una sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali. A questa, è possibile che sarà prevista un’indennità, il cui valore resta ancora da definire, per coloro che operano nei settori più colpiti dall’emergenza.

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