Conto corrente condominiale, l’imposta di bollo è di 100 euro

Secondo la nuova riforma, i condomini hanno bisogno di avere un conto corrente. Negli ultimi giorni si è parlato molto sull’applicazione dell’imposta di bollo su questo tipo di conto corrente. Perché la controversia? Perché il conto corrente condominiale sarebbe considerato come intestato ad una società e non ad una persona fisica, e perciò l’imposta di bollo da pagare è pari a 100 euro anziché i 34,20 euro previsti per i conti correnti dei privati.

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Di recente la questione dell’applicazione dell‘imposta di bollo che viene applicata sul conto corrente condominiale, divenuto obbligatorio dopo l’ultima riforma del condominio (Legge 220/2012), ha suscitato vivaci polemiche. Il punto principale della questione è sapere quanto costerà, in definitiva, il conto corrente condominiale, dopo l’applicazione dell’imposta di bollo prevista dalla legge.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, un conto corrente intestato ad una persona fisica deve pagare un’imposta di bollo annua di 34,20 euro; i conti intestati ad una società invece devono pagare 100 euro all’anno per il bollo.

Così, l’Agenzia ritiene che il conto corrente condominiale è paragonabile ad un conto corrente aziendale e, di conseguenza, i condomini dovranno pagare bollo più salati rispetto le persone fisiche.

E non solo: il fatto che i condomini non siano riconosciuti come persone fisiche, autorizza le banche ad applicare commissioni sullo scoperto di conto corrente che invece non vanno applicate.

Secondo IlSole24Ore, entrambe le condotte sono illegittime, dato che la giurisprudenza considera i condomini giuridicamente come consumatori e perciò persone fisiche (Cass., n. 10086/2001; Trib. Arezzo 14.2.2012; Trib. Bologna n. 2539/2000).

Le Entrate: condominio persona giuridica nonostante la giurisprudenza

L’Agenzia delle Entrate ha poi risposto ad un’interrogazione parlamentare (atto n. 5-01163), dando un’interpretazione completamente differente a quella della giurisprudenza: l’imposta di bollo sui conti correnti condominiali è di 100 euro, dato che gli intestatari non vengono qualificati come “persona fisica”. I condomini, quindi, possono essere equiparati a persone giuridiche, nonostante la giurisprudenza di legittimità si sia espressa in senso contrario (Cfr. Cassazione 9148/2008 e 16920/2009)“.

L’Agenzia conclude specificando che “l’imposta di bollo da applicare agli estratti conto e ad altri documenti inviati dalle banche e i relativi conti correnti intestati ai condomini ammonta a 100 euro l’anno in quanto il condominio intestatario del conto corrente è un “soggetto diverso da persona fisica.

L’Agenzia viola i diritti dei consumatori

Il Presidente nazionale ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Immobiliari e Condominiali) Pietro Membri, ha affermato che “si tratta di un problema che ANACI ha sollevato nei confronti dell’Associazione Bancaria Italiana ben prima della recente introduzione dell’obbligatorietà del conto corrente condominiale“.

L’associazione in effetti ritiene che la condotta delle Entrate danneggia gravemente i diritti dei consumatori e, per questo motivo ANACI si rivolta ad Abi “perché il disconoscimento della qualificazione di “consumatore” al condominio comporta anche altre rilevantissime conseguenze economiche negative per la collettività“.

In effetti, spiega Membri, “il comma 6 dell’art. 4 del decreto CICR n. 644 del 30 giugno 2012 prevede, per gli sconfinamenti di conto corrente un trattamento di maggiore tutela nei confronti dei soggetti qualificabili “consumatori”, un trattamento però che viene costantemente disapplicato dal sistema bancario sulla base dello stesso disconoscimento giuridico della qualifica di consumatore al condominio“.

 

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