Conti correnti, quanto costa tenere i soldi fermi in banca e come tutelarsi

Lasciare i propri soldi immobilizzati nel contro corrente può portarli a perdere fino al 18% del valore in 5 anni. I pericoli che li minacciano si chiamano potere d’acquisto, inflazione e spese di gestione. Difendere i propri risparmi da questa svalutazione è possibile. Ecco cosa fare per valorizzare i fondi fermi in banca.

Difendere i risparmi

Che gli italiani siano dei risparmiatori e non degli investitori è un dato di fatto ormai acclarato da anni di indagini e ricerche. A inizio 2019 l’Osservatorio di Findomestic e Doxa ha registrato un dato impressionante, il 53% degli  italiani intervistati si è detto certo di non effettuare investimenti nei mesi a seguire. Un altro 20 % era ancora indeciso sul da farsi. Tra le ragioni ci sono come sempre le fluttuazioni del mercato, l’economia instabile e una scarsa sicurezza rispetto al futuro.

Questo potrebbe essere anche solo un segnale di timore ma se lo si unisce ai dati diffusi dalla Banca d’Italia sul credito presente nei conti mostra altro. I soldi parcheggiati nei conti degli italiani sono pari 1.371 miliardi di €. Se queste somme venissero lasciate immobili nei conti correnti per i prossimi 5 anni perderebbero fino a 129 miliardi di € di valore (con un’inflazione del 2%).

Perché i vostri soldi perdono valore?

Si tende quindi a credere che i propri risparmi sia meglio metterli in un conto corrente bancario e attendere. Ma è poi vero? Un’indagine ha mostrato come in realtà questa sia solo un’apparente cassaforte sicura. Ad infierire sui vostri soldi abbandonati in un conto corrente sono diversi fattori di rischio: spese di gestione e potere d’acquisto.

Stando alle stime se si depositano 10 mila € in un conto corrente per 5 anni si possono perdere quasi 2 mila € di valore. Il 18% del totale. Questi i calcoli rispetto ai costi di gestione di un conto tradizionale. Con quelli online si potrebbe arrivare a cifre meno radicali, ma la convenienza per il cliente sarebbe comunque scarsa.

Ci sono alcuni elementi che concorrono a misurare queste perdite:

  • il pagamento dei costi di gestione (stimati in circa 145 € per una famiglia con un c/c tradizionale e in 25 € per quelli con un conto online)
  • 20 € per l’imposta di bollo per i conti con più di 5 mila €
  • le modifiche subite dal poter d’acquisto

A questo andrebbero anche sommati i potenziali rendimenti che non verranno accumulati nel tempo trascorso.

Come contrastare i rischi sulla liquidità

Cosa fare allora per evitare che la vostra liquidità vada sprecata perdendo il suo valore? Essere prudenti non è per forza un male, ma è anche necessario reinvestire parte di questi soldi. I più avventurosi possono pensare di lanciarsi in piccoli investimenti sul mercato delle obbligazioni o affidandosi a consulenti esperti anche giocando in Borsa.

Vista però la propensione alla prudenza degli italiani ci sono delle soluzioni meno spericolate. In particolare i conti deposito. Per chi non sapesse qual è la differenza tra un normale conto corrente e i conto deposito si potrebbe riassumere come un salvadanaio che però garantisce ai risparmiatori degli interessi più elevati del conto corrente, in cambio il correntista si impegna a non prelevare la somma versata per un tot di tempo. In genere i conti deposito vincolati possono essere da 3 a 24 mesi, oppure possono arrivare fino a 5 anni.

A cambiare non sono solo i mesi in cui il risparmiatore non avrà accesso, pena la perdita degli interessi accumulati, alla cifra vincolata ma anche i tassi di rendimento proposti. Di solito più tempo si lasciano le cifre sui conti deposito, maggiore è la cifra, più alti saranno alla fine del periodo i rendimenti per il cliente.

Con il comparatore di SosTariffe.it abbiamo ricercato quali sono le migliori soluzioni per i correntisti a Settembre 2019. Ecco le principali condizioni proposte dagli istituti finanziari.

Confronta i migliori conti deposito »

Prima di illustrare i conti deposito è meglio spiegare dei concetti chiave che tutti i risparmiatori dovrebbero conoscere prima di valutare i contratti delle banche. Ecco alcuni consigli su quali informazioni chiedere al consulente che vi proponga questo prodotto finanziario.

Documenti necessari per aprire un conto

Il conto deposito può essere aperto anche presso un istituto diverso da quello in cui avete il vostro normale conto corrente. Al momento della stipula vengono richiesti:

  • carta di identità
  • codice fiscale
  • certificato di residenza (non tutti lo richiedono)

L’apertura può essere effettuata sia in filiale che online. Qualora si opti per sbrigare le pratiche di apertura via web le norme antiriciclaggio renderanno la procedura leggermente più articolata. Secondo quanto stabilito dal Provvedimento recante disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela, ai sensi dell’art. 7, comma 2, del DL del 21 Novembre 2007, n.231, alle banche è imposta l’identificazione finanziaria del depositante.

Gli step da seguire per aprire un conto deposito online prevedono che i clienti si sottopongano ad una procedura di identificazione. Sarà richiesto di effettuare un bonifico o attivare una procedura RID, un addebito automatico, dal proprio conto corrente registrato che in genere viene fornito come d’appoggio in fase di sottoscrizione del contratto.

Una volta completata questa operazione di identificazione del correntista, la banca sarà in regola con le norme anti terrorismo e per il contrasto del traffico di proventi illeciti.

Come chiudere il conto deposito

Oltre a sapere cosa implica aprire un conto ci sono alcune condizioni comunemente poste quando si decide di chiudere un conto deposito da conoscere. Il procedimento di chiusura prevede che l’utente compili dei moduli, possono essere scaricati dal sito della banca o chiesti in filiale. I documenti correttamente riempiti dovranno poi essere inviati con una raccomandata A/R o tramite PEC alla banca. Le uniche raccomandazioni riportate su tutti i contratti in questo caso riguardano gli allegati da accludere nella lettera e in particolare è sottolineato di includere il numero di IBAN dell’intestatario, i dati del cliente e la copia di un documento di identità valido.

Il periodo di vincolo è un elemento rilevante quando si parla delle condizioni di chiusura di questo tipo di strumenti. Se il conto deposito è libero non avrete problemi, quando deciderete di estinguerlo avrete gli interessi accumulati come da contratto. Se però la soluzione prescelta è un conto vincolato le condizioni saranno diverse. Alcuni istituti di credito stanno proponendo delle formule vincolate con clausole di estinzione che non prevedono penali per i correntisti e che non escludono la possibilità di ottenere comunque gli interessi. In genere però non è così e l’estinzione anticipata comporta delle perdite nei rendimenti dei clienti oltre a farli incorrere nelle penali previste dai contratti.

Una voce da controllare per capire quali siano le reali condizioni in questi casi è il Tasso nominale annuo loro per estinzione anticipata. È un’informazione che si trova di regola nel Foglio informativo del conto deposito. Se non sapete dove cercare questo documento potete selezionare la banca e la cifra da depositare negli spazi di ricerca del comparatore di SosTariffe.it. Nello specchietto riassuntivo vedrete sotto le condizioni economiche generali potrete cliccare sul link che vi porterà direttamente al documento dell’istituto di credito.

È bene anche sapere che i clienti possono far valere il loro diritto di recesso dal contratto. Se volete procedere in questo senso dovrete comunicare la vostra decisione alla banca, con un preavviso di due giorni lavorativi. La Banca a quel punto valuterà la pratica, in caso di accettazione della richiesta corrisponderà al correntista gli interessi con il tasso inferiore sulla somma depositata.

 I tassi lordi e netti

I conti deposito sono delle soluzioni senza canone e spese di gestione, ma ci sono da considerare le tasse al 26% sugli interessi generati. È importante ai fini del calcolo di quanto dovrete pagare come tributo capire quale sia il sistema di rendicontazione del conto.

Altra spesa legata a questo tipo di deposito di giacenze è l’imposta di bollo. Questa altra tassa è regolata dalla circolare 48/E del 2012 e la 15/E del 2013 dell’Agenzia delle Entrate. La data di rendicontazione vi indicherà quale periodo considerare per calcolare a giacenza media sul conto deposito ed in base a questo calcolo saprete quanto versare come imposta di bollo. L’imposta minima è di pochi euro, ma per i conti attivi dipende tutto dalla liquidità presente sul conto.

Il tasso di interessi è una degli aspetti più importanti quando si tratta di scegliere il conto più adatto a voi e che possa farvi guadagnare. Per questo è fondamentale che abbiate chiara la differenza tra il tasso lordo, che nelle brochure bancarie è sempre abbastanza evidente, e quello netto. Il tasso lordo all’1.60% o al 3% che vi promette l’istituto non è quello reale dei vostri interessi. Quello che dovrete cercare, nel solito documento informativo o chiedendo al consulente, è il tasso netto che poi è quello su cui verranno realmente calcolati i rendimenti.

Le informazioni utili

Nella guida di SosTariffe.it abbiamo stilato una lista delle informazioni necessarie ai correntisti per orientarsi tra le proposte delle banche. Tra le altre cose ci sono anche le logiche di capitalizzazione. Questa operazione implica ad esempio che ciascun conto può proporre ai propri clienti una diversa tempistica di maturazione degli interessi sulle somme vincolate. Non un elemento secondario per un consumatore che optando per una soluzione o per un’altra magari non tiene conto che se estingue prima dei 3 mesi o dei 9 o di 1 anno il conto deposito non avrà interessi.

Queste informazioni come altre descritte sono contenute nel Foglio informativo, il documento che ogni correntista dovrebbe studiare prima di decidere quale conto aprire. Lo si trova sui siti degli istituti, può essere richiesto in banca o scaricato dal link del comparatore di SosTariffe.it. Leggerlo con scrupolo può risolvere già molti dei dubbi che comunemente un utente ha rispetto a questi prodotti. Le voci più importanti da cercare tra quelle riportate nelle tabelle del foglio informativo sono:

  • clausole di estinzione anticipata
  • maturazione degli interessi
  • necessità di conto corrente da associare
  • rendicontazione
  • spese di gestione e apertura conto
  • tasso lordo annuo
  • tasso effettivo
  • vincoli

I migliori 4 conti deposito

Poniamo che i risparmiatori cerchino la soluzione per investire 20.000€ in un conto deposito, ecco alcuni esempi di conti deposito attivabili dai correntisti.

1. Tinaba

Tinaba propone un conto senza vincolo e con un tasso lordo del 2%, mentre quello netto è dell’1,48%. Gli interessi attivi calcolati dallo strumento di confronto è di 148 €. Sottoscrivendo questo conto la banca sosterrò le imposte di bollo al posto dell’utente.  Tra le clausole a favore del risparmiatore c’è la possibilità di estinguere in anticipo il contratto senza perdere gli interessi accumulati.

Attiva il conto deposito Tinaba »

2. Widiba

Con il Conto deposito Widiba con tasso dell’1.30% e un vincolo 6 mesi. L’imposta di bollo sarà di 34,20 € per le giacenze superiori ai 5 mila €. Gli interessi stimati sarebbero poco al di sopra dei 77€. In questo caso se si dovessero prelevare i fondi depositati prima dello scadere dei 6  mesi non si avrebbe diritto agli interessi maturati.

Scopri il conto deposito Widiba »

3. WeBank

WeBank  per un deposito di 20 mila € offre un conto vincolato per 9 mesi con un tasso di interesse lordo dello 0.3%. Facendo due conti quindi se il correntista non estinguerà in anticipo il suo conto guadagnerà come interessi attivi 7,72€. Si dovrà pagare un’imposta di bollo pari a 25,65€ l’anno. Anche in questo caso si perderà diritto agli interessi maturati in caso di chiusura prima dei termini.

Attiva WeBank Conto deposito »

4. Fineco

Fineco Bank infine per il suo conto Cash Park a 12 mesi di vincolo ha un tasso nullo e un’imposta di bollo che per 20 mila € sarà di 40 € a carico del cliente.

Scopri il conto Fineco »

 

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