Conti correnti, ecco i costi in aumento e le banche meno care

Il costo medio dei conti correnti è in aumento. A causa dei tassi negativi della Bce e del concorso al salvataggio di banche in crisi, come il recente caso della Popolare di Bari, hanno fatto calare il rendimento dei depositi delle banche presso la Bce. Il risultato è un aumento generalizzato dei costi per i clienti, sia per le banche tradizionali che per le banche “alternative”, gli istituti che operano prevalentemente via web. Ecco come aumentano i costi dei conti correnti e quali sono le banche meno care. 

Una recente indagine de L'Economia del Corriere della Sera fotografa i costi dei conti correnti in Italia

Scegliere un nuovo conto corrente non è facile al giorno d’oggi. Le banche italiane, infatti, stanno aumentando, in misura talvolta significativa, i costi per gli utenti che devo fare i conti con diverse nuove spese. I dati raccolti da L’Economia del Corriere della Sera ci permettono di fotografare, in modo completo, la situazione evidenziando gli aumenti dei costi registrati dalle banche tradizionali e dalle banche “alternative”, gli istituti che operano prevalentemente sul web.

Stando ai risultati dell’indagine, il costo annuo standard di un conto corrente per famiglie con uso medio, da settembre 2019 a gennaio 2020, è incrementato del:

  • +4.8%, passando da una media di 145 Euro ad una media di 152 Euro, per le banche tradizionali
  • +25%, passando da 25 Euro a 33 Euro in media, per le banche “alternative”

Ricordiamo che chi ha la necessità di aprire un nuovo conto corrente (soprattutto dopo il recente incremento dei costi da parte di molti Istituti) dovrà valutare con attenzione le opzioni a propria disposizione. Affidarsi alla comparazione online tramite SosTariffe.it permette di individuare, rapidamente, le migliori opzioni per aprire un nuovo conto senza dover affrontare spese elevate nella gestione e nell’utilizzo dei vari strumenti di pagamento ad esso collegati.
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Vediamo, quindi, quali sono le banche meno care, stando ai dati raccolti dal Corriere, e chi ha fatto registrare i maggiori aumenti, tra le tradizionali e le alternative. L’indagine offre alcuni importanti consigli per risparmiare sul conto corrente e va ad analizzare la solidità delle banche italiane, un parametro sempre più importante nella scelta dell’istituto di credito con cui aprire un conto corrente.

Quali sono le banche meno care

L’indagine del Corriere mette in luce alcune delle banche più convenienti andando ad analizzare l’Icc, il nuovo Indicatore complessivo dei costi, che permette di avere un’idea chiara dei costi che il cliente deve affrontare. Rispetto a quanto avveniva sino allo scoro anno, in cui si riportava l’Isc (Indicatore sintetico di costo annuo), l’Icc permette di avere un quadro generale più dettagliato includendo al suo interno anche le spese di emissioni delle carte di pagamento.

Tra le banche tradizionali più convenienti troviamo Mps con un Icc dichiarato di 92,60 Euro (stabile nel periodo considerato) e il Banco Bpm con un Icc di 97,98 Euro (+13.5%). La più cara, dati dati rilevati, risulta essere Intesa che arriva ad un Icc di 204,80 Euro (+2.5%) in promozione a 145,30 Euro sino a giugno. Resta invariato l’Icc di Poste, che risulta pari a 157,15 Euro, mentre cresce Bnl con il nuovo conto Semplifica che tocca un Icc di 184 Euro (+10%). In crescita anche i costi di Unicredit che con Genius Gold tocca quota 178 Euro (+2%).

I dati raccolti dal Corriere confermano la convenienza delle banche “alternative” che operano prevalentemente via web, mettendo però in evidenza un generalizzato incremento dei costi. Tra gli aumenti più significativi si registra Banca Sella che, grazie all’aumento del canone e dei costi della carta di credito, sale a 72,50 Euro, con un incremento pari al +115%, e CheBanca!, che raggiunge quota 60 Euro con un incremento del 68% ma con la possibilità di azzerare il canone (aumentato in questi mesi).

I consigli per risparmiare

L’aumento generalizzato dei costi del conto corrente per le famiglie italiane rendere ancora più importante valutare, con molta attenzione, la scelta del conto da aprire al fine di contenere i costi ed evitare di dover fare i conti con spese aggiuntive. I fattori da valutare sono numerosi ed è necessario prestare la massima attenzione per individuare le soluzioni più in linea con le proprie esigenze.

L’Economia del Corriere stila alcuni consigli fondamentali per poter risparmiare con il conto corrente. Ecco i 5 consigli da tenere sempre ben a mente:

  • valutare con attenzione l’Icc; prima di procedere con l’apertura del conto corrente è importante che il cliente richieda al proprio istituto l’Icc del conto; si tratta di parametro essenziale per poter avere un’idea chiara dei costi (canone annuo, costi di emissioni delle carte etc.) che si dovranno affrontare per accedere al prodotto che si desidera aprire; il dato dell’Icc è contenuto in un foglio informativo denominato Fid o Documento informativo sulle spese; da gennaio 2020 ha sostituito il precedente Isc
  • confrontare i conti correnti in base all’Icc; pur essendo una simulazione, tale parametro è un modo ottimale per valutare le differenze di spesa annue tra più conti correnti; in questo modo sarà possibile scegliere, con maggiore facilità, il conto da aprire
  • verificare sempre le commissioni essenziali; la presenza di commissioni sulle operazioni più frequenti rappresenta una delle principali fonti di spesa per gli utenti; è importante verificare, passo passo, tutte le possibili commissioni a cui si va incontro (prelievo, bonifici etc.) prima di procedere all’apertura di un conto
  • evitare commissioni sul prelievo e non usare la Carta di Credito per ottenere contanti; uno dei costi principali per gli utenti è rappresentato dal prelievo di contante; per questo motivo è opportuno prestare molta attenzione ed evitare di prelevare presso gli ATM delle altre banche (se il proprio istituto presenta delle commissioni elevate) e di richiedere l’anticipo di denaro con la Carta di Credito (solitamente è prevista una commissione del 4%)
  • analizzare la solidità della banca; dopo le crisi di diversi istituti di credito registrate in questi ultimi anni in Italia, diventa sempre più importante valutare con molta attenzione i parametri di solidità delle banche ed, in particolare, il Cet 1; la Bce fissa un requisito minimo per il Cet 1 nell’8%;

Le banche più solide

Dopo le numerose crisi registrate dagli istituti bancari italiani nel corso degli ultimi anni, l’analisi della solidità di una banca è diventata un fattore molto importante da considerare per gli utenti. Gli ultimi aggiornamenti su questi elementi, analizzati da L’Economia del Corriere della Sera grazie al team di Stefano Caselli, prorettore dell’Università Bocconi, mostrano come la maggior parte degli istituti di credito registrino risultati superiori ai requisiti teorici della Bce.

Il Cet 1, ovvero il rapporto tra il capitale di qualità e le attività ponderate per il rischio, è salito da una media del 13.3% al 13.75%, un dato nettamente superiore rispetto al minimo teorico richiesto dalla Bce, pari all’8%. Ci sono 13 banche tradizionali italiane che sono al di sopra del minimo fissato dalla Bce con Creval (19,2%), Popolare di Sondrio (15,55%) e Banca Sella (14,92%) che guidano la classifica di solidità per quanto riguarda il Cet 1.

Andando ad analizzare i dati delle principali banche alternative, invece, si registra un calo, abbastanza significativo, del Cet 1 che passa dal 16,13%, valore medio registrato nel corso del 2018, al 15,06%, dato medio registrato nel settembre del 2019. A guidare la classifica di solidità c’è Mediolanum con un Cet 1 del 18,8%. Più indietro Banca Fideuram (17,6%) e Fineco (17,37%).

L’analisi ha evidenziato un calo per il Cet 1 per un totale di 5 banche su 21. Per quanto riguarda le tradizionali, il calo viene registrato da 2 istituti su 13 (il 15%) mentre le banche alternative devono fare i conti con 3 istituti in calo su 8 (il 37%).

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