Commissioni bancarie, SEPA non è motivo di rincari

Il nuovo sistema di pagamento europeo SEPA non prevede nessuna disposizione che obbliga le banche a far pagare una commissione per gli addebiti diretti. Lo spiega Bankitalia e conferma Altroconsumo, denunciando anche che alcuni istituti stanno addebitando ai consumatori costi non dovuti.

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Alcune banche hanno modificato le commissioni per bonifici e pagamenti RID: si può contestare

Bankitalia ha ricordato che il nuovo sistema di pagamento europeo SEPAmira ad estendere il processo d’integrazione europea ai pagamenti al dettaglio in euro effettuati con strumenti diversi dal contante, con l’obiettivo di favorire l’efficienza e la concorrenza all’interno dell’area dell’euro”.

Dopo il passaggio alla moneta unica nel 2002, la SEPA – si legge in una nota della Banca d’Italia – intende offrire ai cittadini europei la possibilità di effettuare pagamenti a favore di beneficiari situati in qualsiasi paese dell’area dell’euro, utilizzando un singolo conto bancario e un insieme di strumenti di pagamento armonizzati”. “Nell’ottica SEPA – prosegue Bankitalia – tutti i pagamenti al dettaglio in euro sono considerati “domestici”, venendo meno la distinzione fra pagamenti nazionali e transfrontalieri all’interno dell’area dell’euro”.

Banche addebitano costi non dovuti per bonifici e pagamenti RID

Purtroppo, denunciava l’Unione Nazionale Consumatori, pare che alcuni istituti bancari stiano stati addebitando ai clienti costi non dovuti per i bonifici SEPA.

Di fronte ad una situazione che sembrava risolta, Altroconsumo dà l’allarme anche per le domiciliazioni sul proprio conto corrente: “Ci sono arrivate segnalazioni e richieste di chiarimenti da parte di correntisti che si sono visti addebitare una nuova commissione per il pagamento di bollette e fatture con addebito sul proprio conto. Ciò che ci lascia perplessi sono le motivazioni che queste banche hanno dato ai loro clienti: la colpa, secondo alcuni istituti, sarebbe dell’arrivo del SEPA, il sistema unico di pagamento europeo per bonifici e addebiti diretti, entrato in vigore lo scorso 1° febbraio”.

Tuttavia, come ribadisce Bankitalia, non c’è alcuna norma europea che stabilisca una commissione per gli addebiti SEPA: al contrario, il nuovo sistema “dovrebbe rendere più efficienti i sistemi di pagamento e dunque rendere addirittura meno costosa per la banca l’esecuzione delle operazioni”, spiega l’associazione dei consumatori.

Quando si può contestare il conto

Altroconsumo ricorda che, sebbene le banche abbiano la facoltà di modificare le condizioni di un conto corrente, essa deve darne comunicazione al correntista fornendo un giustificato motivo: “Qualsiasi variazione unilaterale (ovvero senza un accordo con il cliente) delle condizioni è valida solo se la banca ha seguito una ben determinata procedura (quella prevista dall’articolo 118 del TUB)”, spiega Altroconsumo, ricordando che “la banca deve inviare una comunicazione online o cartacea personale con un preavviso di almeno 60 giorni rispetto alla variazione; a questo punto si deve avere la possibilità di chiudere il conto senza spese e alle vecchie condizioni. Se la banca non ha seguito questa procedura la variazione non è valida e quindi si può contestare”.

Inoltre, è possibile contestare la variazione per la mancanza del “giustificato motivo” per l’introduzione della nuova commissione. Che la nuova spesa sia dovuta al SEPA, e cioè una nuova norma di legge che ha l’obiettivo di rendere meno costosi i pagamenti, non può assolutamente essere considerato un giustificato motivo.

Per questo motivo, Altroconsumo consiglia di verificare le comunicazioni ricevute dalla banca negli ultimi mesi: se manca il preavviso di 60 giorni, o il giustificato motivo per la variazione, si può fare un reclamo all’istituto bancario, che ha l’obbligo di rispondere entro 30 giorni. Se non lo fa o la risposta della banca è negativa, si può fare ricorso all’Arbitro bancario e finanziario.

Per maggiori informazione, leggete il nostro articolo sulla contestazione del conto corrente.

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