Come monitorare le dipendenze tramite app

È sempre più innegabile il contributo che il digitale, e in particolare le app, possono dare in campo medico. Una rivoluzione che riguarda anche la gestione dei disturbi comportamentali o legati all’uso di sostanze, al di là dei limiti tipici delle metodologie di indagine tradizionali. In particolare, la possibilità di raccolta automatica delle informazioni consente anche di elaborare ben precise strategie di intervento precoce nelle situazioni che rischiano di diventare di abuso.

L'approccio digitale aiuta soprattutto nella raccolta delle informazioni

Il digitale per monitorare la dipendenza

Un recente articolo comparso su Agendadigitale.eu, con la firma di Roberto Mollica (presidente sezione regionale lombarda e referente nazionale formazione e e-health, Società Italiana Tossicodipendenze) e di Gabriele Zanardi (psicologo e psicoterapeuta, Università degli studi di Pavia), ha illustrato i vantaggi delle app mediche per monitorare la dipendenza da sostanze, superando alcune barriere della metodologia di inquadramento e di monitoraggio clinico.

In particolare, l’approccio digitale si è rivelato particolarmente importante per l’EMA, ovvero Ecological Momentary Assessment (inquadramento ecologico istantaneo) riguardo alle condizioni, alle abitudini e agli stili di vita di un soggetto.

I metodi tradizionali: quali sono i problemi

Per quanto riguarda le metodologie di indagine più tradizionali per monitorare la dipendenza da sostanze, esistono in genere due ordini di problemi. Il primo riguarda la raccolta periodica di informazioni, che di norma, essendo condotta nel corso di una visita o di un colloquio, avviene dopo gli eventi di cui si deve render conto, con le difficoltà derivanti dal ritardo con cui si acquisisce l’informazione e il rischio di non avere un preciso ricordo di quanto accaduto.

Il secondo problema è il fatto che i soggetti che vengono arruolati per il monitoraggio sono esposti, in genere, a condizioni sperimentali, e quindi non corrispondenti ai normali stimoli ambientali ed ecologici della loro vita quotidiana.

La rivoluzione dell’approccio digitale

L’approccio digitale ha significato un superamento delle problematiche legate a queste difficoltà, con tre diversi tipi di EMA che possono essere condotti tramite applicazioni e dispositivi mobili.

Il primo riguarda le EMA soggette a segnale: le applicazioni, infatti, notificano il soggetto con alert casuali che richiedono di compilare dei questionari. Nelle EMA a tempo fisso la compilazione è periodica e sottoposta sempre alla stessa ora, e infine per quelle in funzione di un evento ci si basa, ad esempio, su parametri fisiologici che vengono acquisiti tramite un dispositivo wearable e Internet mobile. Le EMA più accettate risultano essere quelle del primo tipo.
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In particolare, di recente sono stati analizzati 91 studi su dipendenze da alcol, tabacco o cocaina, dimostrando come l’impiego della funzione diario elettronico su app per EMA sia stata in grado di studiare e confermare la presenza di un forte legame tra craving (ovvero la tentazione irrefrenabile a compiere un atto, tipica delle dipendenze) e consumo. In particolare si è anche analizzato come la funzionalità GPS possa aiutare a capire se il consumo aumenti in caso di permanenze in determinati luoghi.

Un collegamento stretto con le EMA sono le EMI, modalità di intervento ecologico (Ecological Momentary Interventions) che completano e fungono da sostegno alle prime, e che possono essere implementate sempre facendo ricorso alle app: le due soluzioni infatti possono e devono dialogare insieme, come è stato dimostrato da diverse app e sperimentazioni, anche con finalità psico-educative che hanno incontrato il favore degli stessi soggetti. In un altro caso, ad esempio, proprio con queste tecnologie si è osservata un riduzione dell’assunzione di alcolici in una popolazione di alcolisti e di calo del consumo di cannabis in adolescenti.

L’importanza dell’approccio digitale

Le soluzioni digitali non sono naturalmente da intendersi come sostitutive, ma integrative, per quanto riguarda l’operato dei professionisti del settore, visto che vengono messe a disposizione un maggior numero e una qualità superiore di informazioni, anche con la raccolta automatica di dati e, di conseguenza, con la possibilità di liberare risorse umane dedicate a questa funzione per impiegarle invece nella gestione della clinica, con un’organizzazione ancora più snella.

Da ricordare poi che il patient empowerment – ovvero il coinvolgimento del diretto interessato all’interno del processo di cura – viene incoraggiato e stimolato grazie alla digitalizzazione, con la possibilità di elaborare strategie di intervento precoce nelle situazioni in cui una condizione di uso rischi di tramutarsi in abuso e dipendenza. Il tutto per un esito migliore sia per i percorsi di trattamento che per quelli di sorveglianza in sanità pubblica.

In sostanza, si può quindi concludere, secondo gli autori dell’articolo, che l’approccio digitale è in grado di offrire un supporto notevole e di grande utilità in campo medico, senza sottovalutare quelli che possono essere i problemi legati alla sicurezza e all’affidabilità dei dispositivi, e di conseguenza alla corretta registrazione dei dati. La tecnologia infatti offre ampi margini di miglioramento per quanto riguarda la qualità delle informazioni con lo sviluppo di app per l’assessment e l’intervento nell’ambito dei disturbi da uso di sostanze e comportamentale.

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