Cgil, nessuna ripresa: torneremo ai livelli precrisi nel 2026

Il Governo è ottimista e annuncia l’uscita dalla recessione, con un PIL che torna a crescere. Le ripresine riguardano sempre però l’anno seguente: se siamo nel 2014, sarà nel 2015 e poi il 2016. La Cgil non ci crede: la ripresa non ci sarà. Uno studio dell’ufficio economico della Confederazione di Corso d’Italia denuncia la “disonestà intellettuale delle previsioni econometriche” e spiega “sette anni di errori reiterati”.

nessuna ripresa economica
Cgil: 7 anni di calcoli sbagliati e un ottimismo basato sul niente

Cassa integrazione: 8.000 euro meno in busta paga per ogni lavoratore

Secondo il rapporto 2014 dell’Osservatorio Cig della Cgil, “Il 2014 si è chiuso con un monte ore di cassa integrazione, richieste e autorizzate, pari a oltre 1,1 miliardi, in flessione del -5,97% sull’anno precedente, che hanno investito oltre 530 mila lavoratori in cassa integrazione a zero ore, per un taglio del reddito pari a circa 4,3 miliardi, ovvero 8.000 euro netti in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore.”

Il calo del- 5,9% non è un dato positivo, spiega la Cgil, ma “il risultato di una variazione operata dall’Inps che, nel fornire i dati di dicembre, ha modificato le ore concesse e autorizzate nell’anno 2013“. Invece, rispetto ai passati rapporti sulla cassa integrazione, il 2014 si è sfondato il miliardo di ore di cassa integrazione e quindi è il terzo peggior anno dal 2008, ovvero dall’inizio della crisi.

Jobs act: una follia ridimensionare gli ammortizzatori sociali

Con questi dati, e una crescita pari allo zero, ridimensionare gli ammortizzatori sociali, come contenuto nel Jobs Act, sembra una follia– denuncia il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino- “e noi chiediamo al governo una riforma che sia realmente universale. Se il governo non si dà una regolata sull’impatto sociale del Jobs Act, avremo mesi difficili, con più licenziamenti, che sono l’unica cosa crescente che intravediamo, e con meno tutele”.

Secondo la Cgil, si tratta di un ottimismo basato sul niente, con il Governo che annuncia l’uscita dalla deflazione in base a dati Istat sul PIL.  Siamo ancora nel territorio negativo (-0,4), quindi in recessione, però le stime parlano di una crescita dello 0,4 per il 2015 e quindi la deduzione è che usciremo dalla deflazione. Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil, afferma che sin dall’inizio della crisi sono stati commessierrori clamorosi”, e denuncia una “metodologia di calcolo piegata dalle contingenze politiche”.

Crescita sovrastimata per l’anno successivo, la storia si ripete

Per 6 degli ultimi 7 anni è stato replicato sempre lo stesso sbaglio: una sovrastima della crescita per l’anno successivo”, afferma Danilo Barbi, che si chiede: “Siamo di fronte ad un clamoroso errore scientifico o questo ottimismo per l’anno dopo nasconde l’intento di ostacolare un dibattito sulle alternative necessarie circa la politica economica?”.

Barbi, in un’intervista rilasciata a Rassegna, parla di sistemi di calcolo non aggiornati, dove “non è stata computata la crisi di domanda, ovvero il calo dei consumi e degli investimenti”, e denuncia che “Il protrarsi di uno sbaglio simile rivela la volontà politica e culturale di dire che non c’è nulla da cambiare nelle strategie economiche, basta aspettare perché le cose si aggiustino da sole”.

Livelli di crescita precrisi? Non prima del 2026

Per tornare ai livelli di crescita precrisi bisognerà aspettare il 2026, e addirittura al 2031 per ripristinare l’occupazione in Italia.

La previsione si legge nello studio della Cgil, secondo il quale al PIL, finita la spinta esogena, mancheranno comunque 4.7 punti percentuali per tornare ai livelli precrisi, da realizzare nel 2017-2018, cioè durante il presente governo. Una crescita “irrealizzabile”, conclude la Cgil “se non attraverso un Piano del Lavoro come quello che già abbiamo avanzato”.

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