CGIA, nel 2016 rischio nuove tasse per 16 miliardi

Il Governo Renzi dovrà darsi da fare nei prossimi mesi per trovare risorse; da un lato ci sono quelle per il rimborso ai pensionati, come per far fronte all’eventuale bocciatura da parte dell’UE dei nuovi regimi di fatturazione (split payment ed estensione del reverse charge alla grande distribuzione). Dall’altro ci sono ben 16 miliardi di euro che mancano per evitare che scatti la clausola di salvaguardia che aumenterà le aliquote IVA e taglierà le detrazioni fiscali, con un conseguente aumento delle tasse nel 2016.

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Se scattano le clausole di salvaguardia della Legge Stabilità l'IVA raggiungerà il 25,5%

Secondo la CGIA di Mestre, nel 2016 potrebbero aumentare le tasse se non si trovano i 16 miliardi di euro necessari per evitare che scattino le clausole di salvaguardia della Legge Stabilità 2015, con l’ulteriore innalzamento dell’IVA e il taglio alle agevolazioni fiscali.

Il Governo ipotizza una ripresa economica superiore a quella prevista nel Def con un conseguente incremento delle entrate fiscali, una contrazione dei tassi di interesse che dovrebbe ridurre il costo del debito pubblico e un rilevante apporto di gettito dal rientro dei capitali illecitamente esportati all’estero. Tuttavia – avverte Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA – se queste ipotesi non si dovessero verificare, vi sarebbero effetti negativi su famiglie e imprese”.

E non solo: nel 2017 la clausola di salvaguardia della Legge Stabilità 2015 sfiorerà i 25,5 miliardi di euro e nel 2018 l’importo salirà a 28,2 miliardi di euro.

Con l’UE – continua il segretario CGIA – abbiamo preso degli impegni per rispettare i vincoli di bilancio che non sarà facile onorare senza mettere mano nelle tasche dei contribuenti”.

Nel caso il Governo non fosse in grado di evitare lo scatto delle clausole di salvaguardi,  dal 1° gennaio 2016 l’aliquota IVA del 10% passerà al 12% e, dal 1° gennaio 2017 aumenterà ancora al 13%.

L’aliquota ordinaria dell’IVA invece, che attualmente si attesta al 22%, dal 2016 aumenterebbe al 24% ,dal 1° gennaio 2017 al 25% e dall’1 gennaio 2018 al 25,5%.

Il meccanismo – conclude la CGIA – che giustifica l’impiego delle clausole di salvaguardia è a dir poco diabolico. Se il Governo non sarà grado di chiudere gli enti inutili, di risparmiare sugli acquisti, di tagliare gli sprechi e gli sperperi che si annidano nella nostra Pubblica amministrazione, a pagare il conto ci penseranno i contribuenti italiani che già oggi subiscono un carico fiscale tra i più elevati d’Europa.

Non sarebbe la prima volta che il Governo non riuscirebbe a “sterilizzare” le clausole di salvaguardia. Ricordiamo che a ottobre 2013, l’aliquota ordinaria dell’IVA è aumentata dal 21 al 22%, il cui si è tradotto in un aumento del carico fiscale per gli italiani di 4 miliardi di euro.

Anche IMU e TASI aumenteranno

Secondo la CGIA di Mestre, nel 2015 IMU e TASI aumenteranno: se dal 2016 non verrà applicata la local tax sulla prima casa, la TASI rischia di salire al 6 per mille. Le stime arrivano da un’indagine della CGIA su un campione ristretto, perché sono poche, finora, le amministrazioni comunali capoluogo di provincia che hanno deliberato le aliquote e detrazioni dell’IMU e della TASI per il 2015.

La CGIA ha anche ricordato recentemente il vero carico fiscale che subiscono gli italiani: per pagare tutte le tasse nel 2015 un lavoratore con reddito sotto i 24 mila euro ha dovuto lavorare dal 1° gennaio al 13 maggio. Peggio ancora chi ha un reddito sopra quella soglia, che dovrà aspettare fino al 23 giugno per un “tax free day”, o le aziende, che lavoreranno per il fisco fino al 14 agosto.

Più informazioni nel nostro articolo: Fisco italiano, CGIA: lavoriamo 5 mesi solo per pagare tutte le tasse
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