Cessione del credito Rc auto: quante polemiche

Vediamo anzitutto oggi come stanno le cose: esiste la cessione del credito nel settore Rc auto. Cioè: l’assicurato che subisce senza colpa un incidente, e che ha diritto al risarcimento, delega il carrozziere indipendente a riscuotere il credito dalla propria Assicurazione. Ovviamente, un carrozziere è molto più preparato, in una materia così articolata e complessa come quella del rimborso Rca, rispetto all’automobilista. Ecco spiegato il motivo per cui le Compagnie vogliono abolire la cessione del credito: intendono dialogare direttamente con l’assicurato, avendo così più vita facile nel risarcire il cliente.

Cessione del credito, deciderà il Parlamento

Potrebbe scomparire

L’articolo 8 del decreto Destinazione Italia, poi stralciato (ossia eliminato), prevedeva proprio l’abolizione della cessione del credito. Una norma, quella decisa dal Governo Letta a dicembre 2013, condivisa anche dall’Ania (Associazione delle Assicurazioni).

Vietare il “mercato dei sinistri”, intervenendo con strumenti legislativi per vietare la cessione del credito al risarcimento del danno Rc auto: è da tempo questo l’obiettivo dell’Ania, e di gran parte delle associazioni dei consumatori.

Una regola che è stata riproposta identica dal disegno legge Zanonato, e che verrà presto discussa in Parlamento. Contro l’abolizione della cessione del credito si schierano apertamente le sigle della Carta di Bologna: Federcarrozzieri (di Davide Galli), Associazione familiari vittime della strada, Sindacato italiano specialisti in medicina legale e delle assicurazioni, Assoutenti, Comitato unitario patrocinatori stragiudiziali italiani, Organismo unitario dell’avvocatura, Unione avvocati responsabilità civile e assicurativa, Associazione culturale Mo Bast!, Associazione Valore uomo, Sportello dei diritti.

Le sigle della Carta di Bologna sostengono che l’abolizione della cessione di credito danneggia i cittadini, lede il diritto al pieno risarcimento dell’automobilista, ed è un aggravio di costi per i consumatori danneggiati: si vedono costretti ad anticipare le spese per la riparazione ai carrozzieri, ai quali possono ora rilasciare gratuitamente la cessione del credito.

L’abolizione della cessione di credito è contraria, dicono le sigle della Carta di Bologna, all’articolo 33 lettera t) del Codice del consumo: considera vessatoria ogni “restrizione alla libertà contrattuale del contraente nei rapporti con i terzi”. Infatti, il divieto andrebbe a compromettere l’autonomia dell’assicurato di stipulare una cessione di credito col proprio riparatore. Inoltre, l’assicurato potrebbe non coincidere col danneggiato.

La cessione di credito cancellata va a incidere sull’articolo 1260 del Codice civile, limitando l’autonomia negoziale dei privati, la libertà di chiedere il risarcimento nel modo in cui vogliono: ecco perché è una lesione dei diritti del cittadino. Il tutto è perfino esposto a rischio di incostituzionalità.

Non appare neanche possibile stabilire contrattualmente il divieto di cessione del credito che il danneggiato ha nei confronti dell’assicuratore: è un credito che nasce da un’obbligazione solidale col civile responsabile della quale l’assicuratore risponde in via diretta. Lo dicono l’articolo 144 del Codicie del assicurazioni ed l’articolo 1917 del Codice civile.

La questione costi

Secondo chi vuole eliminarla, la cessione del credito sarebbe salire i costi a carico delle Assicurazioni, e quindi le tariffe Rc auto. Insomma, sarebbe negativo per gli automobilisti. Invece, stando alle sigle della Carta di Bologna, la cessione di credito non è fonte di aggravio di costi poiché l’assicuratore provvede comunque a pagare al cessionario la stessa cifra che pagherebbe al cedente: alla fine, il credito ceduto non muta secondo la qualità del soggetto che esercita il diritto a ottenere il risarcimento.

Deciderà il Parlamento

A decidere, ovviamente, darà il Parlamento. Ma il Governo Letta aveva stralciato l’articolo 8 del decreto Destinazione Italia anche per le critiche a quell’articolo arrivate dalla commissione Giustizia: in definitiva, la cessione del credito pare uno strumento di favore per il consumatore danneggiato da sinistro stradale che non è più costretto ad anticipare le spese di riparazione del proprio veicolo al riparatore.

In questo modo, l’interlocutore della impresa di assicurazione non è più il danneggiato, ma il carrozziere, al quale la cessione di credito fornisce ogni potere e facoltà. Tra queste possibilità ce n’è una fondamentale: quella di agire giudizialmente se l’Assicurazione non onora il debito risarcitorio o di indennizzo o se, più semplicemente, non intende risarcire il danno quantificato secondo gli standard riparativi di una corretta riparazione eseguita a regola d’arte. Come dire che, con la cessione del credito, il risarcimento è equo, giusto, veloce, sicuro.

Che cosa ne pensa la Cassazione

Attenzione, perché anche la Cassazione è favorevole alla cessione di credito Rca al carrozziere. La sentenza della Cassazione (terza sezione civile) numero 3965 del 25 gennaio 2012, pubblicata il 13 marzo, stabilisce che il credito per il danno subìto dall’auto in seguito a un sinistro (per esempio se si iè tamponati, e quindi si ha ragione al 100%) può essere ceduto a un terzo dalla vittima del sinistro.

Il cessionario può essere il carrozziere indipendente incaricato di riparare la macchina, il quale si farà carico di citare in giudizio il responsabile dell’incidente e la relativa Assicurazione per ottenere la declaratoria di responsabilità.

Stando a Davide Galli (Federcarrozzieri), “in un momento di crisi e di difficoltà per le famiglie, la cessione del credito si dimostra uno strumento prezioso. L’automobilista non anticipa i soldi al carrozziere, che vanta il credito nei confronti della Compagnia”.

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