Centrale Enel di Porto Tolle: condanna

Una sentenza che farà discutere e che condanna gli ex dirigenti Enel. Le emissioni ad olio combustibile della centrale di Porto Tolle erano eccessive e non sono state prese delle misure per evitare danni alla salute della popolazione della zona. Chiesta l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Gli ambientalisti chiedono che non ci sia la riconversione a carbone

Il Tribunale di Rovigo ha condannato il 31 marzo 2014 a tre anni di reclusione per disastro doloso gli ex vertici dell’Enel, Franco Tatò e Paolo Scaroni, al termine del processo di primo grado per quanto avvenuto alla centrale di Porto Tolle. Per entrambi è scattata anche la pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici.

La condanna di Scaroni rischia di annullare l’ipotesi di riconferma dei vertici Eni, infatti il suo nome rientrava nella lista che il Mef( Ministero dell’economia e delle finanze) sottoporrà al governo. Il Fatto Quotidiano scrive:  “Nessun effetto diretto, perché l’incompatibilità per la guida delle società pubbliche scatta solo al terzo grado di giudizio”. Matteo Renzi, che sta lavorando al dossier sulle nomine nelle partecipate pubbliche,  commenta “Noi non possiamo che limitarci a dire che rispettiamo tutte le sentenze della magistratura”.

Che la centrale continuasse a funzionare in mancanza delle autorizzazioni ambientali, causando gravi danni alla salute della popolazione residente e all’ambiente, lo avevano sottolineato le associazioni Greenpeace e WWf che sono soddisfatte della condanna e sperano che questo significhi anche archiviare la volontà di riconversione a carbone delle emissioni, perché, dicono, non risponderebbe a nessuna necessità energetica del Paese.

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