Censimento sui conti correnti rimandato: il Garante della Privacy non dà il via libera

Doveva scattare oggi e invece è stato rimandato: il garante della privacy non ha dato il via libera al censimento sui conti correnti, l’irruzione del Fisco in banca che prevede l’accesso a tutti i dati e movimenti sul conto corrente degli italiani. L’ultima versione del polemico provvedimento, proposta dall’Agenzia delle Entrate dieci giorni fa, non ha soddisfatto i requisiti di riservatezza secondo il Garante.

redditometro, come funziona il censimento sui conti correnti
Redditometro, il Garante non da il via libera

Il Garante della Privacy ha bocciato la bozza del provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, che prevedeva l’entrata in vigore il 31 Ottobre del famoso censimento sui conti correnti.

In particolare, le osservazioni effettuate dal Garante riguardano il diritto alla riservatezza dei correntisti e, sopratutto, la trasmissione dei dati attraverso Entratel; per quest’ultimo punto dovrà essere impiegato un canale ad hoc.

Cosa prevede il censimento sui conti correnti?

Secondo quanto stabilito nell’Articolo 11 del Decreto Salva-Italia, tutta l’informazione riguardo le operazioni bancarie (accrediti e addebiti di conto corrente, carte di credito e di debito, prodotti finanziari di compagnie assicurative, compra e vendita di azioni, obbligazioni, quote di fondi d’investimento, certificati di deposito e gestioni patrimoniali, e in genere tutte le operazioni eseguite tramite la banca) verrà automaticamente inviata al fisco.

Di seguito, un particolare algoritmo analizzerà questa gigantesca mole di dati alla ricerca di movimenti sospetti nei conti correnti degli italiani.

Prima del decreto, il modus operandi prevedeva che il fisco, in caso di eventuali sospetti, chiedesse alla banca la documentazione relativa al conto da verificare.

Invece adesso, una volta che il Garante approverà il provvedimento bocciato oggi, l’Agenzia delle Entrate avrà sotto il suo controllo il tracciato del conto dei contribuenti, il quale sarà trasmesso in duplice copia, una al titolare, l’altra all’anagrafe tributaria.

In questa maniera, gli operatori finanziari (ovvero le banche, Poste, Sim, Sgr, fiduciarie e assicurazioni) dovranno informare l’anagrafe tributaria i dati “sensibili” dei conti correnti: saldo iniziale e finale, importi totali degli accrediti e degli addebiti.

Ma non solo: dovranno anche spedire l’informazione riguardante molti altri tipi di rapporto finanziario, come la frequenza di accessi alle cassette di sicurezza, le gestioni patrimoniali, i movimenti delle carte di credito, la presenza di certificati di deposito e così via, a prescindere dall’esistenza di indagini finanziarie e fiscali.

Intanto, il cliente non sarà al corrente di niente, tranne quando l’Agenzia delle Entrate vorrà sapere i dettagli dei conti, e non solo i saldi; in questo caso, dovrà consultare le banche, e queste saranno tenuti ad informare anche i clienti.

I tempi previsti

Quello che è successo oggi, in ogni caso, non è un vero e proprio rinvio. Difatti, sebbene l’Agenzia delle Entrate aveva stabilito il 31 ottobre come data di entrata in azione, il provvedimento contenuto nel decreto Salva-Italia indicava l’inizio del 2013 quale termine operativo.

Adesso comunque occorre attendere che il Garante esprima il suo parere un’altra volta, e rilasci l’eventuale nulla osta, dopodiché l’Agenzia sarà pronta all’avvio del nuovo regime, ufficialmente in vigore a partire del 1° gennaio 2012.

La prima scadenza dell’invio delle comunicazioni infine sarebbe a marzo 2013.

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