Catene di montaggio digitali, ecco il Mechanical Turk di Amazon

Esistono dei lavori ripetitivi online e senza prospettive, è vero, e senza dubbio la precarietà è parte dell’universo 2.0 ma ciò che davvero emerge dalla celebre piattaforma di crowdworking di Amazon è un universo ancora più complesso, fatto di veri e propri micro lavori che frammentano e non poco l’immensa galassia del web, vediamo come.

Mechanical Turk: alienazione o globalizzazione?

L’idea di Jeff Bezos all’inizio dell’esperienza di Mechanical Turk era imponente, se non perfettamente nobile, permettere a tutti di arrotondare un po’ attraverso le mille maglie della grande rete. Il risultato è stato esattamente l’equivalente del nome del progetto, un “Turco Meccanico” che si anima e si spegne a seconda delle esigenze dei padroni e dei più disparati datori di lavoro che si possono incontrare nella piattaforma.

La leggenda vuole che il ‘Turco Meccanico” fu uno dei più celebri automi della storia. Voluto e tanto acclamato da Maria Teresa d’Austria nel 1836, inventato da Wolfgang von Kampelen, il Mechanical Turk dell’epoca consisteva in un manichino di legno, vestito all’orientale che poteva giocare a scacchi da solo. La sua immagine, scura e ricca di mistero diventò ben presto immagine del progresso in un’epoca dove la parola internet mobile non poteva nemmeno essere concepita. Unico problemino per gli Asburgo, fu che tempo qualche anno fu svelato l’arcano, ebbene dietro all’istrionico manichino si nascondeva uno schiavo che muoveva dall’interno la struttura.

Eccoci dunque ai giorni nostri, nel Mechanical Turk di Bezos divide il gioco in squadre, due battaglioni che si affrontano: lavoratori e datori di lavoro. Questi ultimi mettono in palio un lavoro da eseguire e gli aspiranti lavoratori inviano al committente l’opera che spesso consiste in tipiche mansioni digitali tanto ripetitive da poter essere eseguite da chiunque. I requester a tal punto possono decidere se accettare il lavoro o rifiutarlo. Il compenso è di poco conto, e accade sovente che i requester paghino con crediti da utilizzare su Amazon.

Il Turco Meccanico di Jeff Bezos, tra le mille critiche ha comunque ottenuto un discreto successo. Sono infatti 500 mila i lavoratori che si impegnano ogni giorno in quest’enorme e frastagliata gara d’appalto digitale e che eseguono di conseguenza prestazioni che si riassumono in compiti minimali e ripetitivi. Tra un “clicca, invia e schiaccia di là e di qua” non si possono stilare dati ufficiali sulla potenza di questo marketplace di micro lavori, sappiamo soltanto che al di là dell’esperienza di Amazon il web ne può contare tanti altri, uno fra tutti, PeopleperHour.

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