Canone Rai: programmi finanziati dalle tasche dei cittadini

Il Canone Rai 2012 costerà un euro e mezzo in più: entro il 31 gennaio tutti i possessori di un apparecchio televisivo dovranno pagare l’abbonamento annuo per la televisione pubblica. Quest’anno la somma da versare è di 112 euro, rispetto i 110,50 euro dell’anno scorso.

Come previsto dall’articolo 47 del Testo unico sulla televisione, l’aumento di quest’anno si adegua al tasso di inflazione reale. Negli ultimi quattro anni però il canone Rai è cresciuto di ben 6 euro. Dal gennaio 2009, infatti, l’abbonamento è aumentato di un euro e cinquanta centesimi all’anno, passando dai 106 euro di fine dicembre 2008 ai 112 di quest’anno.

Tuttavia, il contribuente potrà rateizzare il pagamento del canone in due versamenti semestrali di 57,16 euro: la prima il 31 gennaio 2012, la seconda il 31 luglio 2012, oppure in quattro pagamenti trimestrali da 29,76 euro entro il 31 gennaio, il 30 aprile, il 31 luglio e il 31 ottobre. Nel primo caso, però il canone avrà un costo finale di 114,32 euro, e nel secondo 119,04.

Canone Rai, un aumento polemico

L’aumento nel costo del canone, pur essendo piccolo, è stato oggetto di polemiche, tanto che a Torino Francesco Storace, segretario della Destra, ha avviato una raccolta firme per abolire il canone Rai, ritenuto un “gabella che ormai è anacronistica, non giustificata e assolutamente ingiusta“.

Perché con le nostre tasse dobbiamo finanziare cachet milionari come quelli di Fiorello o di Benigni?”. Se la ex tivù di Stato si mette alla pari delle reti commerciali, non ha “alcun senso che continui a pretendere soldi dai contribuenti“, ha dichiarato Storace, proponendo una raccolta firme per portare all’indizione di due referendum popolari abrogativi, contro il regio decreto del 1938 che impone il canone e contro la legge del 1975 che stabilisce il concetto di servizio pubblico essenziale per le emissioni radio e televisione.

Infatti, il regio decreto 246 del 1938, stabilisce che il pagamento dell’abbonamento TV è obbligatorio, affermando che “chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone“.

Sebbene i referendum contro le tasse siano incostituzionali, va ricordato che la Corte Costituzionale con una sentenza del 2002 ha definito il canone un’imposta e non una tassa, dato che il suo pagamento non dipende dalla fruizione di un servizio, ma dal semplice possesso di un apparecchio.

Ma perché si paga il canone Rai?

Perché la Rai è una società per azioni, il cui principale azionista è lo Stato, che tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze detiene il 99,56% (il restante 0,44% va alla SIAE), e la sua attività è considerata come un servizio universale di pubblica utilità.

Dato che sono in moltissimi i possessori di un apparecchio televisivo non d’accordo con l’obbligo nel pagamento, il canone Rai è diventato con gli anni l’imposta più evasa in Italia. Si stima che circa un 41% degli italiani non paga il canone, con punte fino all’87% in Campania, Calabria e Sicilia.

Tuttavia, rispetto agli altri paesi d’Europa, l’abbonamento per la televisione pubblica italiano è tra i più bassi, e viene applicato all’intero nucleo famigliare e soltanto alla prima casa, a differenza di altri nazioni che applicano l’imposta ad ogni singolo apparecchio. Sono previste alcune situazioni in particolare dov’è possibile chiedere la disdetta del canone.

Intanto l’evasione del canone provoca perdite importanti nelle finanze della Rai, che ha sempre ritenuto il canone la fonte economica più adeguata per finanziare la propria attività commerciale, dato che è molto più stabile e predittiva rispetto quella derivante dalla pubblicità.

Ma i contribuenti si chiedono: ha ancora senso finanziare un’azienda che in termini servizio pubblico fa poco?

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