Calo petrolio, GDF SUEZ rinuncia ai permessi in Groenlandia

Il calo del prezzo del petrolio sta rapidamente mutando lo scenario del settore energetico, obbligando molti colossi a rivedere i propri piani di investimento abbandonando quelli la cui redditività non è ancora certa o con costi troppo elevati. Queste e altre motivazioni dietro alla decisione di GDF SUEZ, insieme a Statoil e Dong Energy, di rinunciare all’esplorazione a fini energetici della Groenlandia.

Groenlandia
Troppo onerosi gli investimenti nella parte occidentale dell'isola

La Groenlandia, appartenente al Regno di Danimarca ma con autogoverno dal 2009, è la più vasta isola del mondo e ha una densità di popolazione pari a soli 0,03 abitanti per chilometro quadrato; inoltre è particolarmente ricca di petrolio e di gas naturale.

Le tre compagnie hanno rinunciato ai rispettivi permessi di esplorazione nella parte occidentale dell’isola, a causa anche dell’attuale crollo dei prezzi e dell’aumento delle spese di produzione.

Secondo quanto dichiarato da John Finborud, direttore di GDF SUEZ Greenland, i costi sarebbero stati troppo elevati. «Mai dire mai, ma con la situazione attuale del mercato – unita al fatto che la Groenlandia è un’area con pochissime infrastrutture, requisiti ambientali cospicui e un contesto ambientale molto impegnativo – sarebbe stato molto costoso sviluppare dei campi qui».
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