I Boss del Gas

Vengono dalla lontana Russia, sono ricchi, potenti e con una gran voglia di investire, sono i boss del gas. Obiettivo numero uno, conquistare l’Europa Occidentale e indorare sempre di più la loro futuristica idea di impero. Una serie di imprenditori che stanno facendo acquisti e recando grossi benefici ai big nostrani del Petrolio.

Sono potentissimi, comprano tutto e vogliono tutto, sono gli oligarchi del gas

Ascesa di Putin. Il pugno di ferro di Vladimir Putin non è mai stato leggero su una questione: oleodotti. Da quest’idea in avanti lo zar di russia ha costruito letteralmente un dogma, un motivo per diventare lui il vero leader carismatico del post-unione sovietica, e soprattutto non ha mai nascosto il suo attaccamento per i tentacoli della sua immensa piovra, tutti marcatamente dediti a questo tipo di attività.

Ex tipi tosti, questi del gas, spesso con un passato nel KGB, spesso con manie di onnipotenza, spesso con l’FBI alle calcagna. Eppure, al di là di ogni possibile sospetto, questi russi nel vecchio continente piacciono, piacciono a imprenditori, immobiliaristi e aziende in difficoltà, dove ad esempio in Italia, la caccia alla raffineria giusta e alla villona in Sardegna per i notabili del gas è appena iniziata.

Gazprom. Guidato dall’oligarca del gas, Alexey Miller, rappresenta il Cremlino in ogni situazione quando si parla di energia e oleodotti; la stessa Enel ha ben quattro centrali termoelettriche che si riforniscono dall’ormai onnipresente colosso russo. L’Italia, da Tarvisio peraltro fa entrare circa il 35% di gas che viene importato nell’intera penisola direttamente da Mosca. Il pericolo è alle porte, basterebbe un piccolo strappo e l’energia italiana ne verrebbe discretamente compromessa. Anche se c’è chi dice di no.

Pareri contrari. Sono potenti in nuovi magnati delle energie sovietiche, tutti intrecciati fra loro in affari multimilionari ma perseguono un unico obiettivo: il controllo totale del mercato a livello mondiale. Se l’Enel è connessa a Gazprom, Eni non lo è da meno con un altro baluardo, Rosneft. Eni infatti finanzierà diverse esplorazioni geologiche nel mare di Barents, tutte made in Russia.

Rosneft. Se c’è un uomo in Russia che lo conoscono anche le pietre, questo è Igor Sechin, magnate del colosso petrolifero statale. Sechin ha un vizietto: comprare tutto. Non a caso ultimo acquisto illustre è stata la divsione di brokeraggio prodotti petroliferi della banca Morgan Stanley e un’area di adibita alla ricerca di idrocarburi. Non dimentichiamo che la sete di acquisto di Sechin non si è nemmeno placata dopo il colpo grosso: Pirelli. Sì anche la Pirelli è stata annessa alla sua volontà espansionista, lo scorso 17 marzo Sechin ha dolcemente annunciato di aver acquistato la maggior parte delle azioni del colosso italiano per 500 milioni di euro.

Le mire di Vagit Alekperov. La Lukoil di Mosca, altra star energetica russa è guidata da questo signore da parecchio tempo. Alekperov non è stato a guardare la smania di acquisto da parte dei suoi competitors. Anche lui ha messo mano al portafoglio con un acquisto bomba: la raffineria Isab di Priolo in provincia di Siracusa. La raffineria, da sempre roccaforte della Erg, ormai controllata e gestita interamente dopo la morte del padre dai figli di Riccardo Garrone, ha ceduto uno storico stabilimento, e non proprio per noccioline: 2,6 miliardi di euro. Isab Energy e Isab Energy Services, che si occupano di tutti i residui della raffinazione saranno anche’esse dal prossimo anno parte del feudo Alekperov, che è già pronto a sganciare altri 20 milioni di euro.

Questione Crimea. La faccenda della secessione della Crimea per Putin e soci non è proprio uno scherzo, semplice il problema anche lì si chiama gas. Energia e tanti altri derivati sono il cruccio dello Zar di Russia. Un mega progetto infatti che vede coinvolta la Russia e il resto del mondo, dove Putin sa di non poter fare a meno del Mar Nero, proprio perchè i maxi oleodotti che attraversano il Mar Nero non devono per nessuna ragione passare per l’Ucraina, preoccupa non poco gli oligarchi del gas e se la tensione in Crimea dovesse salire alcune ricadute ci potrebbero essere senz’altro.

Rinat Achmetov. Rinat Achemtov è un altro signore con il vizio dell’investimento e se ne sono accorti i fratelli Malacalza, anche loro imprenditori liguri che hanno ceduto una grossa acciaieria in Friuli al magnate russo per circa un miliardo di euro. Achemtov non solo si è distinto per i suoi famigerati acquisti, era suo infatti l’aereo che ha fornito al premier ucraino Viktor Yanukovich una via di fuga quando la rivolta a Kiev aveva preso il sopravvento. Achemetov è anche un ricco signore che possiede un palazzo lussuosissimo alle porte di Hyde Park a Londra, tre piani dal valore di 136 milioni di sterline. Non pochissimo.

Questa riscossa economica russa, chiaramente sbilanciata su chi da generazioni comunque detiene il potere, non poteva che non mettere al centro della questione anche il sistema Europa. Spesso incapace di sanzionare comportamenti ai limiti della legalità e della prepotenza. Un arresto eccellente è stato quello di Dmitry Firtash, ucraino filo-russo che è stato arrestato alcuni mesi fa a Vienna dal Fbi. Anche Firtash era venuto in Italia a fare la spesa, aveva messo a segno un bel colpo, una controllata della banca Intesa era passata sotto il suo controllo. Anche se stretti, per Firtash, erano i rapporti con Gazprom, tale influenza non è servita ad evitare la cattura.

Sotto l’egida del Cremlino si annidano i poteri forti del gas, spesso e purtroppo distanti da una gestione diciamo democratica delle cose. Il punto principale di questa vicenda è capire quanto l’Italia stessa di fatto sia dipendente dalla Russia dal punto di vista energetico. Di sicuro non così tanto come 5 anni fa, anche perché la politica di Putin, accentrando il tutto con l’asse inviolabile sorretta da Medvedev ha smascherato l’intento del vecchio leader; puntare sul suo potere irreversibile, universale e imperituro.

Bisogna vedere se gli aggettivi appena citati piacciono ancora per molto a tutti coloro che ospitano e accettano patti con i leader degli oleodotti, anche perché andare in casa degli altri quando si parla di “affari”, è tematica alquanto delicata, e sarebbe un serio problema per loro, e per l’opinione pubblica, se Putin e compagni dovessero essere considerati non più dei partner, bensì degli invasori.

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