Bonus Spesa 500 euro: requisisti e come ottenerlo se si è in cassa integrazione

Il Decreto Ristori Ter ha rinnovato i fondi a disposizione dei comuni per distribuire buoni spesa ai cittadini bisognosi. Questi contributi possono arrivare al massimo a 500 euro e possono essere consegnati come voucher alle famiglie o con pacchi alimentari e di beni di prima necessità (il contenuto dovrà corrispondere all'importo dell'aiuto per cittadino). Chi può chiedere i buoni spesa?

Bonus Spesa 500 euro: requisisti e come ottenerlo se si è in cassa integrazione

Una misura per aiutare le famiglie a far fronte alle difficoltà economiche legate all’emergenza coronavirus è il bonus spesa. Questo provvedimento è stato inserito nel Decreto Ristori Ter approvato il 24 Novembre, si tratta in realtà del rinnovo di un’agevolazione già istituita con Decreto di Marzo e poi attuata con l’ordinanza della Protezione civile n.658 del 29 Marzo 2020.

Questa nuova disposizione del Governo Conte arriva come terza parte di una serie di decreti studiati per poter fornire contributi a fondo perduto alle attività costrette alla chiusura per contenere l’innalzamento dei contagi Covid. In poche settimane la situazione si è aggravata notevolmente e si è stati costretti a creare delle nuove zone rosse in cui è stato disposto un nuovo lockdown. Nelle aree meno colpite e identificate come arancioni o gialle i provvedimenti per le attività commerciali e le restrizioni sulla mobilità per i cittadini sono meno rigide.

Con il Decreto Ristori sono stati stanziati nuovi fondi (1, 45 miliardi di euro) destinati ad implementare i fondi per gli indennizzi per le attività (ristori automatici del 200%), 400 milioni per gli aiuti alimentari per le famiglie in disagio sociale e 100 milioni per nuovi acquisti di farmaci necessari a curare i pazienti Covid.

Il contributo per la spesa alimentare delle famiglie

La somma destinata al fondo creato per i voucher spesa ammonta complessivamente a 400 milioni di euro, come per il precedente aiuto. La distribuzione di questo contributo sarà gestita dai Comuni. Gli importi dovranno essere erogati entro sette giorni dall’entrata in vigore del nuovo Decreto. La misura è stata descritta come un provvedimento di urgente solidarietà alimentare.

Secondo il presidente della Commissione Politiche UE del Senato, Dario Stefàno: “Si tratta di una risposta puntuale e precisa all’invito fatto al governo di provvedere a rifinanziare, nel più breve tempo possibile, una misura, quella dei buoni spesa, che aveva già manifestato la sua forte efficacia nella scorsa primavera”.

Il Decreto sembra avere rinnovato i termini e le condizioni legate a questa ulteriore misura per supportare le famiglie e i cittadini in difficoltà economiche a causa dell’emergenza Covid. I 400 milioni saranno suddivisi tra gli enti territoriali tenendo conto della distribuzione della popolazione e del reddito pro capite delle famiglie e di quello medio nazionale. Nel precedente provvedimento la proporzione tra questi criteri è stata 80% e 20%, quindi circa 320 milioni sono stati distribuiti tenendo conto della densità e i restanti 80 milioni seguendo il criterio dei redditi.  Per esempio seguendo questi due principi a Roma saranno destinati 15 milioni, mentre a Milano 7 milioni circa e così via.

Rispetto ad altri contributi creati durante quest’emergenza i bonus spesa sono scollegati da precisi criteri di assegnazione. Saranno i singoli enti a decidere con quali modalità erogare il contributo: voucher spesa o pacchi alimentari, presso quali negozi si potranno spendere i buoni e quanto spetterà a famiglia.

Buoni spesa, quanto avrà ogni famiglia?

Sui siti dei diversi enti locali si trovano le informazioni sul contributo di Maggio. Il comune di Castelfranco Piandiscò (in provincia di Arezzo) ha per esempio specificato che distribuirà i buoni spesa nel seguente modo:

  • 200 euro per famiglie di 1 persona
  • 320 euro per famiglie di 2 persone
  • 440 euro per famiglie di 3 persone
  • 560 euro per famiglie di 4 o più persone

In questo comune saranno concessi i buoni spesa ogni due settimane, potranno essere da 10 o 50 euro e per la durata dell’emergenza. Dato che le somme stanziate sono le stesse del precedente Decreto è logico pensare che saranno riapplicati gli stessi criteri. A Reggio Emilia nella pagina dedicata a questo contributo si legge: “I buoni spesa avranno tagli minimi da 25 euro e possono essere utilizzati tutti in una volta sola o anche in più volte e anche presso esercizi commerciali differenti”.

In ogni caso la somma del buono  potrà essere spesa solo per acquistare beni alimentari e altri beni ritenuti di prima necessità (come i prodotti per l’igiene personale e per disinfettare casa). I beneficiari inoltre dovranno essere coloro che hanno perso il lavoro e il reddito familiare a causa del Covid 19.

Come richiedere i buoni spesa Covid

I cittadini per avere informazioni su questo aiuto sociale devono rivolgersi allo Sportello sociale o all’ufficio che si occupa del Welfare. Si può contattare gli Uffici per la relazione con il pubblico o scrivere alle mail fornite dagli enti per il disbrigo delle pratiche.

Nella prima fase di questo bonus l’individuazione degli aventi diritto è stato affidato ad assistenti sociali e uffici delle politiche sociali degli enti. Gli utenti devono presentare un’autocertificazione in cui viene indicato il codice fiscale del richiedente e le informazioni sui componenti del nucleo familiare.

I requisiti che dovranno essere considerati per stilare una lista degli aventi diritto al contributo sono:

  • residenza presso il Comune
  • tipo di nucleo familiare (numero persone, numero figli)
  • disponibilità di denaro sul conto corrente
  • reddito dei componenti della famiglia
  • situazione lavorativa
  • ISEE familiare
  • interventi economici pubblici percepiti
  • situazione del patrimonio immobiliare (casa con mutuo, affitto, senza casa)

Da più parti sono già arrivate le richieste di stabilire dei criteri oggettivi e delle verifiche rigide per il riconoscimento di questi aiuti alimentari. Sono già decine le inchieste di Finanza e Scido che hanno smascherato falsi beneficiari dei buoni spesa del precedente Decreto.

Come funzioneranno i voucher

Come dicevamo, l’importo del bonus per la singola famiglia non è fisso dipende dalla platea di beneficiari e dal numero di componenti del nucleo. Gli enti inoltre hanno una piena autonomia nello stabilire i criteri che ritengono migliori per distribuire questo contributo.

I voucher potranno essere spesi nei negozi che saranno individuati e segnalati dal Comune, si potranno utilizzare solo per l’acquisto di alimenti, bevande e beni di prima necessità, compresi detergenti e altri prodotti di igiene personale.

Se le cose andranno come nella prima fase dell’emergenza, le maggiori catene della GDO hanno bloccato i prezzi di una serie di prodotti alimentari indispensabili. Il Governo Conte aveva inoltre invitato gli esercenti ad applicare delle riduzioni speciali a chi pagasse con i buoni spesa Covid.

Nel primo provvedimento si poteva leggere: “[I comuni, ndr] acquistare buoni spesa, buoni pasto o generi di prima necessità senza procedura di gara. Considerato che il FSC non interessa i comuni del Trentino AA, del Friuli VG e della Valle d’Aosta, in questi territori, con specifica previsione nell’ordinanza, le somme sono anticipate dalle Autonomie speciali per essere ristorate in sede di emanando decreto legge”.

Lavoratori in Cassa integrazioni, buoni sì o no?

L’ANCI ha specificato che nella distribuzione dei buoni spesa: “L’ufficio darà priorità a quelli non assegnatari di sostegno pubblico.  Si rileva che ciò non esclude che le risorse possano essere attribuite anche a percettori di altre forme di sostegno pubblico al reddito, ma nell’attribuzione del contributo dovrà darsi priorità a chi tale sostegno non lo riceve”. Il riferimento è ai contributi già riconosciuti dalle misure come il Reddito di cittadinanza, dalla disoccupazione o da formule di sostegno economico e sociale locali.

In genere tra le risposte ai dubbi dei cittadini per quanto riguarda l’attribuzione dei buoni viene specificato che gli aiuti andranno in primis a:

  • chi si trova in difficoltà per aver perso il lavoro senza poter godere di ammortizzatori sociali
  • a chi è stato licenziato ed è disoccupato
  • ai lavoratori “precari”, agli stagionali o ai lavoratori interinali
  • ai lavoratori in cassa integrazione
  • a chi è un genitore single con figli a carico ed è in difficoltà economiche
  • ai nuclei familiari con presenza di componenti afflitti da gravi patologie o disabilità
  • alle famiglie che si trovano momentaneamente in particolari condizioni di disagio economico per sospensione della loro attività professionale o imprenditoriale a causa dell’emergenza COVID-19
  • coloro che hanno avuto una riduzione dell’orario di lavoro almeno del 30%

I lavoratori in Cassa integrazione non sono inclusi però da tutti i comuni tra i beneficiari di questa misura. Per essere certi di rientrare tra coloro che possono godere di questo contributo si dovrà leggere con attenzione le condizioni del bando pubblico che sarà pubblicato nei prossimi giorni sul sito del proprio ente locale.

Anche per quanto riguarda la pubblicazione dei risultati delle assegnazioni da parte dei comuni sono state seguite diverse strade. Sono state pubblicate delle liste anonime per il ritiro dei buoni spesa o sono stati inviati dai comuni direttamente a casa i voucher settimanali o bisettimanali. Gli enti hanno dovuto poi pubblicare anche una lista degli esercenti presso cui spendere i buoni.

Un’altra possibile attuazione di questa misura da parte degli enti locali  prevede che i comuni possono consegnare direttamente agli aventi diritto dei pacchi con beni alimentari e di prima necessità. L’importo dei prodotti dovrà essere equivalente al valore del buono spesa che spetterebbe alla famiglia.

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