BONUS 80 euro: a chi spetta e come riceverlo?

Il famoso e polemico bonus Irpef da 80 euro è destinato a lavoratori dipendenti e assimilati e riconosciuto in busta paga, a partire da maggio 2014, senza dover fare alcuna domanda. Con l’approvazione della Legge Stabilità 2015 il bonus è diventato stabile e verrà erogato anche negli anni successivi: ma attenzione perché in molti casi, durante il conguaglio fiscale di dicembre, il lavoratore potrebbe essere tenuto alla restituzione del bonus 80 euro percepito durante l’anno.

aumento 80 euro in busta paga a maggio
Bonus 80 euro: come richiederlo e a chi spetta

Cos’è il Bonus 80 euro e chi lo percepisce?

L’Agenzia delle Entrate parla del bonus 80 euro nella circolare per l’attuazione del Decreto Legge n. 66/2014 Art. 1, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 2014 ed emanato dal governo Renzi.

L’Agenzia delle Entrate ha ricordato che il famoso bonus Renzi è in realtà un credito «riservato a chi guadagna fino a 26mila euro» e che sarà riconosciuto nella busta paga di maggio «direttamente dai datori di lavoro in tutti i casi in cui l’imposta lorda dell’anno è superiore alle detrazioni per lavoro dipendente».

Inoltre, «chi ha tutti i requisiti per ricevere il bonus ma non ha un sostituto d’imposta, ad esempio perché il rapporto di lavoro si è concluso prima del mese di maggio, potrà comunque richiederlo nella dichiarazione dei redditi per il 2014».

Così, il Decreto Legge n. 66/2014 stabilisce un bonus annuo riproporzionato in base ad alcuni parametri che dipendono:

  • dal reddito annuo complessivo (e non dal netto in busta paga);
  • dal periodo lavorato nello stesso anno di riferimento;
  • dall’eventuale esistenza di imposta a debito.

Chi ha diritto al bonus 80 euro?

I contribuenti che hanno diritto al credito sono coloro che percepiscono redditi da lavoro dipendente (e alcuni redditi assimilati) – al netto del reddito da abitazione principale – fino a 26 mila euro, purché l’imposta lorda dell’anno sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente. Il credito spetta invece se l’imposta lorda è azzerata da altre detrazioni, come quelle per carichi di famiglia.

Il bonus complessivo di 640 euro, ovvero 80 euro mensili, vale per i redditi fino a 24mila euro. Se il reddito oltrepassa i 24mila il bonus diminuisce gradualmente fino a 26 mila.

Riassumendo, il bonus 80 euro spetta a:

  • lavoratori dipendenti (contratti a tempo pieno e contratti part-time);
  • lavoratori con contratto di collaborazione;
  • lavoratori che percepiscono cassa integrazione, indennità di mobilità o disoccupazione (per i quali il bonus va calcolato dall’ente che elargisce i sussidi);
  • i soci lavoratori delle cooperative;
  • i titolari di borse di studio e assegni di formazione professionale;
  • i collaboratori coordinati e continuativi e quelli a progetto;
  • i lavoratori impiegati in lavori socialmente utili.

Alle categorie appena elencate il bonus spetta per intero se aventi un reddito tra gli 8.000 ed i 24.000 euro oppure riproporzionato se il reddito supera i 24.000 e resta entro i 26.000 euro.

In caso di mancanza del sostituto d’imposta, il bonus Irpef si può ottenere presentando richiesta nella dichiarazione dei redditi 2014 o successivi. La Legge Stabilità 2016approvata a dicembre 2015, ha introdotto il bonus 80 euro mensile (960 euro annui) al personale delle Forze di polizia, delle Forze armate (livelli dirigenziali esclusi) e delle Capitanerie di porto.

Valore Bonus Renzi 80 euro

Ecco a quanto ammonta il bonus 80 euro per 12 mesi di lavoro:

Bonus 80 euro

Il bonus non concorre alla formazione del reddito.

Coloro che non hanno i requisiti per il ricevere il bonus, ad esempio perché hanno un reddito complessivo superiore a 26mila euro per via di altri redditi (diversi a quelli erogati dal sostituto d’imposta), devono comunicarlo al datore di lavoro, che recupererà il credito nelle successive buste paga.

Se un contribuente ha percepito il bonus non spettante, in tutto o in parte, dovrà restituirlo nella dichiarazione dei redditi.

Restituzione Bonus 80 euro: a chi riguarda?

A giugno 2016 il bonus 80 euro di Renzi continua a far parlare di sé; dopo le dichiarazioni dei redditi, infatti, 1,4 milioni di contribuenti hanno dovuto restituire parziale o integralmente il bonus 80 euro riconosciuto in più in busta paga dal proprio datore di lavoro.

Questo perché l’agevolazione riguarda soltanto a coloro che possiedono redditi complessivi compresi tra gli 8.000 e i 26.000 euro lordi annui. Se un lavoratore ha percepito redditi aggiuntivi diversi da quelli del lavoro dipendente (es. casa in affitto) e ha superato la soglia prevista di 26.000 euro, allora non è più beneficiario del bonus 80 euro. Ecco perché solo al momento della dichiarazione dei redditi è possibile sapere con certezza se si ha diritto o meno al bonus: se non si rientra tra le soglie previste dalla legge, il bonus 80 euro va restituito.

Ma non solo se si superano i 26.000 euro di reddito annuo complessivo: anche coloro che non raggiungono gli 8.000 euro potrebbero aver percepito il bonus senza averne diritto e perciò devono restituirlo, aggravando ulteriormente le condizioni economiche di questi lavoratori. Si tratta in totale di 341.000 italiani che a giugno 2016 si ritrovano in questa situazione e che, pur avendo un reddito molto basso, devono adesso restituire allo Stato quanto percepito indebitamente durante gli ultimi 12 mesi.

Governo potrebbe non chiedere indietro il bonus?

Su ilfattoquotidiano.it del 16 giugno 2016 si parla di un dietrofront del Governo sull’ambito della restituzione bonus 80 euro. Il senatore Pd Stefano Esposito, durante la trasmissione di La Gabbia dell’8 giugno, ha parlato del caso degli incapienti (coloro che non pagano imposte a fine anno perché non guadagnano il sufficiente), precisando che “Sugli incapienti sono per fare una discussione fino in fondo: se ci sono le risorse, sono anche per non chiedere indietro gli 80 euro”.

Durante la puntata del programma televisivo Porta a porta andata in onda il 7 giugno 2016, Bruno Vespa ha chiesto al ministro Pier Carlo Padoan riguardo la possibilità di rateizzare la restituzione del bonus Renzi, a cui il ministro ha risposto: “Adesso vedremo le modalità, è chiaro che cercheremo di alleviare” precisando che “non è un errore della pubblica amministrazione, si tratta di un fatto inevitabile dovuto all’anticipo fatto e alla necessità di conoscere bene il reddito alla fine”.

Che fare per non dover restituire il bonus

In effetti, il problema della restituzione bonus 80 euro nasce dal fatto che solo a fine anno è possible conoscere con certezza il reddito complessivo di un lavoratore. Ecco perché molti commercialisti consigliano ai lavoratori che hanno dubbi di rinunciare al bonus; a fine anno, dopo aver calcolato il reddito complessivo, se si risulta rientrante fra i beneficiari si può ricevere il bonus spettante in un’unica soluzione. Altrimenti si rischia di dover restituire allo Stato una cifra che si aggira intorno ai 1.000 euro con il conguaglio fiscale di dicembre.

A chi non spetta il bonus 80 euro?

Il bonus 80 euro non spetta a:

  • titolari di partita IVA;
  • pensionati (nemmeno quelli con reddito inferiore ai 24.000 euro);
  • redditi inferiori agli 8.000 e superiori ai 26.000 euro.

Rimandiamo alla circolare n. 9/E dell’Agenzia delle Entrate per maggiori informazioni sulle disposizioni riguardanti i lavoratori deceduti o quelli che hanno la residenza all’estero.

Bonus 80 euro nel 2015 e il 2016: la stabilizzazione

Il bonus 80 euro non ha una scadenza, e continuerà ad essere percepito tutti i mesi. Ad ottobre 2014, in effetti, è stata approvata dal Consiglio dei Ministri la Legge di Stabilità 2015, che prevede lo stanziamento di 9,5 miliardi per la stabilizzazione del Bonus Irpef da 80 euro, dopo le modifiche introdotte dalla Legge Stabilità 2015 riferite al Bonus 80 euro, nel 2016 si continua a percepirlo senza ulteriori cambiamenti.

Per maggiori informazioni, è possibile leggere il nostro articolo Legge di Stabilità: 80 euro, busta paga e TFR

80 euro al mese non bastano: come risparmiare

Se ritenete che 80 euro in più al mese non siano sufficienti per affrontare le spese domestiche, vi ricordiamo che cambiando fornitore luce, gas, ADSL e telefono è possibile risparmiare cifre molto più consistenti.
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Bonus bebè: gli 80 euro anche alle neomamme

Secondo la Legge Stabilità 2015 il bonus bebè spetta ai genitori che, nell’anno solare precedente alla nascita o adozione del figlio, hanno avuto un reddito del nucleo familiare assoggettabile a Irpef (articolo 2, comma 9, decreto legge 13 marzo 1988, n. 69) complessivamente non superiore a 90mila euro.

Il bonus bebè verrà riconosciuto per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017. Consiste in un assegno di 960 euro annui, erogato sotto la forma di 80 euro al mese a decorrere dal mese di nascita o adozione, e fino al compimento del terzo anno d’età ovvero del terzo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione.

Ricordiamo che il bonus bebè non è l’unico aiuto alle famiglie: vi è anche l’assegno al nucleo familiare per i lavoratori dipendenti (ANF), l’assegno erogato dai Comuni, le detrazioni IRPEF per i figli a carico, un ulteriore bonus riconosciuto da alcune Regioni e infine, l’assegno alla maternità per le lavoratrici non occupate.

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