Bonifici dall’estero: come evitare la ritenuta del 20%

Un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 18 dicembre in materia di bonifici europei prevede una ritenuta di ingresso del 20% a partire dal 1° febbraio, che le banche sono tenute ad applicare ai bonifici provenienti dall’estero che ricevono le persone fisiche (cliente privato, no partita IVA) sul proprio conto corrente. Questo perché le somme depositate si presumono reddito imponibile. Per evitare la trattenuta, bisogna dimostrare il contrario, anche tramite autocertificazione.

bonifico europeo, ritenuta del 20%
Come evitare la trattenuta del 20% sui bonifici dall'estero?

A partire dal 1° febbraio le banche devono applicare una trattenuta del 20% sulle somme accreditate sul conto corrente dei clienti privati, provenienti da bonifici dall’estero.

Questo perché le somme che il cliente riceve dall’estero si presumono reddito imponibile, salvo prova contraria del contribuente, a chi spetta dimostrare che non hanno natura di compenso “reddituale”.

E’ il CTCU a dare l’allarme ai consumatori: “Chiunque debba ricevere bonifici dall’estero, non inerenti la propria attività professionale o commerciale, farebbe bene a mettersi subito in contatto con la propria banca”.

In effetti, l’Agenzia delle Entrate prevede che la trattenuta non sia applicata nel caso in cui il contribuente attesti, anche mediante un’autocertificazione, che le somme ricevute dall’estero non costituiscono redditi di capitale o redditi diversi da investimenti detenuti all’estero o da attività estere di natura finanziaria.

Per questo motivo, è consigliato fare un’autocertificazione anche in via preventiva.

L’associazione ha spiegato che “Il problema dunque si pone soprattutto in tutti quei casi in cui la banca, presso la quale avviene il trasferimento di denaro, non sia in possesso di informazioni sufficienti riguardo la natura del trasferimento stesso. In questi casi, l’intermediario si troverà costretto, di fatto, ad applicare la trattenuta”.

La novità normativa (legge n. 97/2013) si inquadra nella più ampia attività di controllo messa in atto dall’Amministrazione finanziaria in relazione ai flussi di capitali e redditi finanziari detenuti e provenienti dall’estero (cd. monitoraggio fiscale)”, aggiunge Walther Andreaus direttore del CTCU.

Anche se al limite si può comprendere la ratio dell’attività di monitoraggio fiscale che sottostà al provvedimento, l’escamotage ci sembra l’ennesimo pastrocchio posto a carico degli utenti bancari italiani. E nel caso di errori, l’Amministrazione finanziaria sarà altrettanto solerte a rimborsare gli utenti incolpevoli?”, conclude Andreaus.

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