Bollette telefoniche a 28 giorni: l’accusa di ‘cartello’ ai provider spiegata da Antitrust

Gli operatori di telefonia italiani sono stati accusati di aver dato vita ad un vero e proprio “cartello” manifestatosi con l’introduzione dei rinnovi ogni 4 settimane e con la reintroduzione dei rinnovi mensili imposta dalla normativa. Ecco i dettagli di questa accusa agli operatori avanzata dall’Antitrust emersi dopo il rilascio della nota ufficiale.

Ecco le accuse mosse ai provider italiani

Secondo quanto mettono in evidenza le accuse dell’Antitrust, gli operatori di telefonia avrebbero creato un vero e proprio cartello per coordinare le loro scelte commerciali per quanto riguarda la questione dei rinnovi delle tariffe, sia per il fisso che per il mobile.

A seguito dell’introduzione dei rinnovi ogni 4 settimane, la nuova normativa ha imposto l’obbligo di ritorno alla fatturazione mensile, che si concretizzerà entro il prossimo mese di aprile, con l’obiettivo di ripristinare le corrette condizioni di mercato e garantire un sistema di fatturazione fisso e chiaro per gli utenti.

L’autorità sospetta, infatti, che i provider abbiano “coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati dei servizi al dettaglio di telecomunicazione elettronica fissi e mobili, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi”

A finire sotto la lente di ingrandimento delle autorità sono, inoltre, le identiche modalità di ritorno alla tariffazione ogni 30 giorni, imposta dalla normativa sia per il settore fisso che per il settore mobile. Gli operatori, infatti, hanno comunicato in modo quasi contestuale ai propri clienti il ritorno alla fatturazione mensile di offerte e servizi (in sostituzione delle 4 settimane) accompagnato dall’aumento del canone mensile per mantenere identica la spesa annuale. L’ipotesi sul tavolo è, quindi, rappresentata dalla volontà di preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe eliminando il corretto confronto derivante dalla concorrenza.Scopri le migliori offerte fibra e ADSL

I provider sono accusati di aver coordinato le strategie commerciali

L’accusa è chiara. I provider di telefonia impegnati sul mercato italiano potrebbero aver coordinato le loro scelte al fine di preservare l’incremento dei prezzi introdotto in modo forzato con l’arrivo delle tariffe ogni 28 giorni. Ecco quanto si legge in altro estratto del comunicato stampa del Garante della Concorrenza e del mercato: “i quattro operatori avrebbero concertato la variazione delle condizioni contrattuali comunicate ai propri clienti in ottemperanza agli obblighi normativi. Peraltro, almeno nella maggioranza dei casi, ciò sarebbe accaduto senza procedere ad un incremento dei relativi servizi erogati, comportando quindi un aumento del prezzo unitario del servizio”

Di fatto, gli operatori non avrebbero determinato in modo autonomo le proprie strategie commerciali nel passaggio alla tariffazione mensile creando un’intesa restrittiva della concorrenza. Per i clienti, quindi, vi è l’impossibilità di “beneficiare del corretto confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso”. 

I provider di telefonia hanno ora 60 giorni di tempo per illustrare le loro ragioni difensive. Il procedimento aperto dall’Antitrust si dovrà concludere entro il prossimo 31 marzo 2019. Nel frattempo, il mercato delle telecomunicazioni è pronto, tra la fine del prossimo marzo e l’inizio del successivo aprile, a ritornare, in modo completo, alla fatturazione mensile. Per la maggior parte delle tariffe attive è previsto un incremento dei canoni pari ad una quota dell’8.6% che comporterà un rinnovo in meno su base annuale.

Staremo a vedere come si evolverà la situazione nel corso delle prossime settimane. Per ulteriori dettagli vi consigliamo di consultare il portale ufficiale dell’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) raggiungibile all’indirizzo agcm.it

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