Bollette culturali

Chi paga le bollette al teatro Valle di Roma? Semplice i romani, sì i cittadini romani che però utilizzano parzialmente il teatro perché è occupato, dettaglio non di scarsa rilevanza perché pur non essendo in utilizzo a pieno regime la struttura è in grado di maturare un certo consumo per quanto riguarda: luce, acqua, e telefono.

Al Comune di Roma le bollette dell'occupazione

Da quando le proteste in stile Macao sono nate per insorgere contro le politiche dei “tagli alla cultura” di Tremonti e Amato, gruppi di volenterosi hanno costituito veri e propri cenacoli di professionisti , appassionati e amanti del teatro che i controtendenza con tutto quello che è lo sfarzo dei teatri sovvenzionati dallo Stato hanno messo in piedi tante community di attori, registi e altre figure dedite ad una delle arti più nobili, appunto quella teatrale, che è quella più straziata dai tagli alla cultura.

Sono presenti in tutta Italia, da Milano a Palermo, sono esperimenti culturali che a volte possono sembrare ai limiti della logica e della legalità che però meritano sempre una certa considerazione in relazione al momento difficile che tutto il paese sta vivendo.

Comunità di giovani artisti che si insediano in strutture pubbliche rivendicando la loro legittima libertà d’espressione in contrapposizione alla fatiscenza e al degrado al quale sono condannati alcuni di questi edifici. Il caso del teatro Valle a Roma al di là delle buone intenzioni è simbolico comunque anche per altri motivi. Chi paga le bollette degli occupanti? E soprattutto come mai un paradosso simile?

E’ molto semplice, l’Eti, l’ente che aveva in gestione il teatro, ha chiuso qualche anno fa, la struttura è dunque passata sotto l’egida del Ministero dei Beni Culturali che ha firmato un protocollo d’intesa con il Comune di Roma assegnandogli la manutenzione dell’edificio, nonché la custodia delle mura. Morale della favola, i consumi del teatro sono dunque pagati dai cittadini romani tramite il Comune, anche se il trasferimento oggetto del protocollo non ha mai trovato forma concreta, insomma un paradosso all’italiana che lascia riflettere su molti aspetti.

La crisi di un sistema culturale, e di un’arte nobile come il teatro che non lascia sbocco a gruppi di giovani motivati disposti a tutto pur di esprimere la loro passione, si riflette su un paese, il nostro, che non riesce ad evitare la collisione con un apparato burocratico lento e pieno di contraddizioni e le necessità culturali della popolazione. Un tipico esempio di pessima gestione oppure un paradosso che finalmente scopre un qualcosa che non poteva rimanere sotto la coltre di chi non vuole vedere? Consumi e libertà d’espressione, burocrazia urticante e massacro culturale. Un cruciverba che in quel di Parigi risolsero in un modo bizzarro ma assolutamente efficace se vogliamo.

Un gruppo di facinorosi anni fa occupò l’Odeon, antico e celeberrimo teatro di Parigi, situato nel quartiere latino. L’occupazione fece molto scalpore tanto che le autorità del luogo non trovarono di meglio che staccare l’acqua, in risposta all’arrivo di bollette non tanto ben accette dal legittimo proprietario. L’assenza d’acqua, narrano le cronache locali, rese invivibili la maggior parte delle stanze, una puzza incredibile nel foyer fu infine il colpo finale che fece abbandonare l’edificio ai ragazzi che l’occupavano.

Al Valle invece il paradosso è ancora più evidente. Un iPad all’entrata vi accoglierà mostrandovi quello che sta succedendo in teatro. Se volete connettervi a internet una password “nonabusate” è la porta per utilizzare il WiFi ad una discreta velocità. La cosa che fa ancora più riflettere è che il Valle consuma senza retribuire fondamentalmente nessuno: musicisti e attori non percepiscono nulla riguardo ai loro diritti Siae, Iva e tutti gli altri contributi della loro professione non sono presi in considerazione come ovviamente tutto ciò che concernono i servizi di sicurezza.

Chissà se nel caso del Valle, è giustificato il detto “a consumi estremi, estremi rimedi”, staremo a vedere chi pagherà la prossima bolletta, la cultura o il cittadino?

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