Blockbuster, un fallimento annunciato

Blockbuster Inc. ha chiesto l’avvio della procedura fallimentare prevista dal Chapter 11. Le carte per beneficiare degli strumenti messi a disposizione dalla legge statunitense ed entrare in un regime di bancarotta protetta sono state depositate presso il tribunale fallimentare di New York (U.S. Bankruptcy Court for the Southern District of New York).

La società di Dallas ha comunicato di aver raggiunto un accordo sulla strutturazione di un piano per ricapitalizzare il suo stato patrimoniale e ridurre in maniera sostanziale il suo debito, che sfiora il miliardo di dollari. Dalle carte emergono asset per 1,02 miliardi di dollari e debiti per 1,46 miliardi di dollari. Secondo il gruppo, la procedura fallimentare in regime di Chapter 11 e gli accordi raggiunti con gli obbligazionisti consentiranno a Blockbuster di abbattere il debito fino a una cifra stimata pari a 100 milioni di dollari.

Non rientra nella procedura richiesta negli Stati Uniti Blockbuster Italia, che conta circa 180 negozi diretti tra corporate e franchising. E che non ha perso tempo a diramare un comunicato che vuole rassicurare il mercato, i dipendenti e i consumatori: la società «non prevede alcuna interruzione alle forniture di beni o servizi e confida con entusiasmo nelle ottime performance del prossimo trimestre».

Il processo di bancarotta protetta e di ricapitalizzazione dell’azienda madre, spiega la nota di BlockBuster Italia, è finalizzato a dare a Blockbuster U.S una posizione finanziaria più solida in modo che possa continuare ad attuare il suo piano strategico e trasformare il suo business model. «Tutte le promozioni e i programmi per i consumatori continueranno normalmente, e tutti i vendor continueranno a essere pagati come sempre».

È proprio non aver saputo modificare con determinazione e con una tempistica ad hoc il business model ad aver portato Blockbuster al fallimento. Uno scenario prefigurato da tempo, che non sorprende osservatori e analisti. Negli USA, il provider specializzato nel noleggio e nella vendita di film e di videogiochi è stato più volte descritto come un dead man walking.

Blockbuster è chiamato a reagire ancora con più forza e rapidità al cambio radicale delle abitudini dei consumatori, catturati dallo streaming on line, dai servizi di consegna a domicilio come Netflix e anche, bisogna metterlo in conto, dalla possibilità di condividere e scaricare contenuti multimediali audio e video sui canali di file sharing e peer-to-peer, un fenomeno comunque in calo. Ma mentre Netflix, YouTube e compagnia hanno cavalcato l’onda del web, Blockbuster sembra aver giocato in difesa, tentando di salvarsi con l’introduzione di un servizio per il download di film in digitale che non ha riscosso successo tra gli utenti.

E se è vero che Blockbuster Italia non rientra nella procedura di Chapter 11 richiesta negli USA, è altrettanto indubbio che il dissesto finanziario e il ritardo accumulato nei confronti dei competitor vecchi e nuovi da parte della società madre non potrà non avere qualche conseguenza anche nel Belpaese.

ckbuster Inc. ha chiesto l’avvio della procedura fallimentare prevista dal Chapter 11. Le carte per beneficiare degli strumenti messi a disposizione dalla legge statunitense ed entrare in un regime di bancarotta protetta sono state depositate presso il tribunale fallimentare di New York (U.S. Bankruptcy Court for the Southern District of New York).

La società di Dallas ha comunicato di aver raggiunto un accordo sulla strutturazione di un piano per ricapitalizzare il suo stato patrimoniale e ridurre in maniera sostanziale il suo debito, che sfiora il miliardo di dollari. Dalle carte emergono asset per 1,02 miliardi di dollari e debiti per 1,46 miliardi di dollari. Secondo il gruppo, la procedura fallimentare in regime di Chapter 11 e gli accordi raggiunti con gli obbligazionisti consentiranno a Blockbuster di abbattere il debito fino a una cifra stimata pari a 100 milioni di dollari.

Non rientra nella procedura richiesta negli Stati Uniti Blockbuster Italia, che conta circa 180 negozi diretti tra corporate e franchising. E che non ha perso tempo a diramare un comunicato che vuole rassicurare il mercato, i dipendenti e i consumatori: la società «non prevede alcuna interruzione alle forniture di beni o servizi e confida con entusiasmo nelle ottime performance del prossimo trimestre».

Il processo di bancarotta protetta e di ricapitalizzazione dell’azienda madre, spiega la nota di BlockBuster Italia, è finalizzato a dare a Blockbuster U.S una posizione finanziaria più solida in modo che possa continuare ad attuare il suo piano strategico e trasformare il suo business model. «Tutte le promozioni e i programmi per i consumatori continueranno normalmente, e tutti i vendor continueranno a essere pagati come sempre».

È proprio non aver saputo modificare con determinazione e con una tempistica ad hoc il business model ad aver portato Blockbuster al fallimento. Uno scenario prefigurato da tempo, che non sorprende osservatori e analisti. Negli USA, il provider specializzato nel noleggio e nella vendita di film e di videogiochi è stato più volte descritto come un dead man walking.

Blockbuster è chiamato a reagire ancora con più forza e rapidità al cambio radicale delle abitudini dei consumatori, catturati dallo streaming on line, dai servizi di consegna a domicilio come Netflix e anche, bisogna metterlo in conto, dalla possibilità di condividere e scaricare contenuti multimediali audio e video sui canali di file sharing e peer-to-peer, un fenomeno comunque in calo. Ma mentre Netflix, YouTube e compagnia hanno cavalcato l’onda del web, Blockbuster sembra aver giocato in difesa, tentando di salvarsi con l’introduzione di un servizio per il download di film in digitale che non ha riscosso successo tra gli utenti.

E se è vero che Blockbuster Italia non rientra nella procedura di Chapter 11 richiesta negli USA, è altrettanto indubbio che il dissesto finanziario e il ritardo accumulato nei confronti dei competitor vecchi e nuovi da parte della società madre non potrà non avere qualche conseguenza anche nel Belpaese.

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