Banda larga: per l’Italia 2 Mbps, per gli USA ora ce ne vogliono 25

Per far capire a tutti quanto siano necessari gli investimenti per la diffusione della banda larga – come i 10 miliardi di euro stanziati dal Governo per l’Agenda digitale o le centinaia di milioni di fondi europei in Sicilia di pochi giorni fa – a volta bastano dei piccoli segnali, che ci ricordano l’ampiezza del digital divide più di tante complicate analisi.

Fibra-ottica
Non senza polemiche la decisione della FCC statunitense

In USA, infatti, in seguito a una decisione della Federal Communications Commission la definizione di banda minima necessaria perché una connessione possa essere definita a “banda larga” è passata da 4 Mbps in download a 25 Mbps, mentre quella in upload triplica: da 1 Mbps a 3 Mbps.

Valori lontanissimi ormai da quelli nostrani, dove basta una connessione con velocità pari ad almeno 2 Mbps per parlare di “banda larga”. In USA, la nuova definizione ha comunque sollevato qualche perplessità, visto che finisce con l’escludere in toto la connettività xDSL a tutto vantaggio della fibra ottica.
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Ma la FCC non ha intenzione di fermarsi qui: l’intenzione, in un arco di tempo non troppo esteso, è di puntare ai 100 Mbps come soglia minima. Se non altro, l’Italia è in buona compagnia, visto che il valore di 2 Mbps (non ufficiale) è comune a tutti gli Stati europei. Chissà se il 2015, anche sotto questo aspetto, sarà almeno parzialmente l’anno del riscatto.

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