Banda Larga, Mediaset vuole le frequenze per TV

Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, si sbilancia al convegno di Capri sulle tlc e afferma che le frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre dovrebbero essere divise equamente tra tv e internet.

Confalonieri ha avanzato il rischio che nella spartizione delle frequenze gli operatori televisivi possano rimanere daneggiati. Come se Mediaset avesse avuto poche frequenze dall’assegnazione delle frequenze DDT. Anzi forse troppe, come sottolinea l’UE.

Ma non basta: il Presidente del Biscione chiede l’accesso indiscriminato, a parità di condizioni per tutti, alle offerte su banda larga perchè liberare le frequenze, per solo i servizi mobili, comporta una diminuzione ulteriore dello spettro televisivo e una contrazione spazio per l’offerta.

confalonieri-mediaset

Si invoca quindi un intervento europeo che accogliesse, o almeno prendesse in esame, le esigenze dei gruppi televisivi per sperimentare e attuare nuove tecnologie diffusive. Il punto cruciale su cui possono aprirsi ampie critiche tuttavia arriva quando si parla di “utilità vera dei servizi che gli operatori telco offrirebbero ai consumatori” con le nuove frequenze. Sicuramente l’aumento dei canali (grazie al digitale terrestre) di cui ha beneficiato Rai e Mediaset non ha dato i risultati sperati: spesso sui nuovi spazi televisivi (Rai4, Iris, Rai Extra, Rai Storia, La5, La7D) vengono riproposti contenuti in replica dei canali più famosi. A questo punto, viene da chiedersi, a cosa servano veramente le frequenze in più.

La Web TV fa paura: Confalonieri sottolinea che la tv gratuita di sempre rimarrà servizio universale e patrimonio di rilevante interesse generale e quindi è necessario garantire i giusti spazi. Ma la vera TV oggi si chiama YouTube (o i contenuti video più in generale) e sicuramente internet, a banda larga fruibile in tutte le case permetterà di erogare contenuti in streaming (gratuiti e a pagamento). E a questo punto le TV tradizionali avranno davvero di che preoccuparsi.

te di Mediaset, Fedele Confalonieri, si sbilancia al convegno di Capri sulle tlc e afferma che le frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre dovrebbero essere divise equamente tra tv e internet.

Confalonieri ha avanzato il rischio che nella spartizione delle frequenze gli operatori televisivi possano rimanere daneggiati. Come se Mediaset avesse avuto poche frequenze dall’assegnazione delle frequenze DDT. Anzi forse troppe, come sottolinea l’UE.

Ma non basta: il Presidente del Biscione chiede l’accesso indiscriminato, a parità di condizioni per tutti, alle offerte su banda larga perchè liberare le frequenze, per solo i servizi mobili, comporta una diminuzione ulteriore dello spettro televisivo e una contrazione spazio per l’offerta.

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Si invoca quindi un intervento europeo che accogliesse, o almeno prendesse in esame, le esigenze dei gruppi televisivi per sperimentare e attuare nuove tecnologie diffusive. Il punto cruciale su cui possono aprirsi ampie critiche tuttavia arriva quando si parla di “utilità vera dei servizi che gli operatori telco offrirebbero ai consumatori” con le nuove frequenze. Sicuramente l’aumento dei canali (grazie al digitale terrestre) di cui ha beneficiato Rai e Mediaset non ha dato i risultati sperati: spesso sui nuovi spazi televisivi (Rai4, Iris, Rai Extra, Rai Storia, La5, La7D) vengono riproposti contenuti in replica dei canali più famosi. A questo punto, viene da chiedersi, a cosa servano veramente le frequenze in più.

La Web TV fa paura: Confalonieri sottolinea che la tv gratuita di sempre rimarrà servizio universale e patrimonio di rilevante interesse generale e quindi è necessario garantire i giusti spazi. Ma la vera TV oggi si chiama YouTube (o i contenuti video più in generale) e sicuramente internet, a banda larga fruibile in tutte le case permetterà di erogare contenuti in streaming (gratuiti e a pagamento). E a questo punto le TV tradizionali avranno davvero di che preoccuparsi.

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