Banda larga e fibra ottica: l’allarme di Asstel

Gli investimenti per realizzare nuove reti ADSL su Fibra Ottica per la banda larga e ultralarga sono a rischio. A quattro mesi dal decreto Crescita 2.0, infatti, non si è ancora provveduto all’emanazione del regolamento sugli scavi stradali, denuncia Assotelecomunicazioni-Asstel.

 

«È del tutto inaccettabile che il più importante ciclo di investimenti sulla modernizzazione del Paese, quale è quello a cui stanno dando vita gli operatori di Tlc per realizzazione le nuove reti a banda larga e ultra larga, dell’ordine tra gli 8 i 10 miliardi di euro, possa essere messo a rischio da un semplice regolamento sugli scavi stradali», tuona Cesare Avenia, presidente dell’associazione confindustriale delle imprese della filiera delle Telecomunicazioni.

 

L’ultimo stop alla bozza predisposta dal Ministero dello Sviluppo è giunto dal Ministero dei Trasporti, si legge in un comunicato stampa diffuso da Asstel. Uno stop determinato in via principale dall’opposizione di ANAS alle minitrincee di scavo, a cui si sono aggiunti i timori dei Comuni, espressi di recente da ANCI, che chiedono la condivisione preventiva del regolamento, informa la nota.

 

«Purtroppo sta prevalendo la logica di conservazione di proprie prerogative e situazioni di vantaggio invece dell’interesse generale, che oggi si identifica con l’urgenza di dotare il Paese di infrastrutture di telecomunicazioni innovative, rispettando gli obiettivi dell’Agenda digitale europea», prosegue Avenia.

 

«Nessun operatore pensa di dover dar luogo a una giungla di scavi senza controllo, ma anzi il regolamento nasce dall’esigenza di facilitare la rapida posa in opera della nuova rete, secondo le modalità meno invasive, a minor impatto ambientale e meno onerose, come avviene appunto con le minitrincee. Questa dovrebbe essere la principale preoccupazione delle istituzioni coinvolte, non quella di porre paletti», sottolinea il presidente di Asstel.

 

«Se lo sviluppo delle reti Tlc è l’asset strategico su cui innescare anche in Italia, come sta avvenendo nei principali Paesi, una nuova fase di crescita dell’economia, allora va fatta una scelta di fondo rispetto alla quale va calibrato il peso delle diverse istanze. E in questo caso l’obiettivo, per tutti, non può che essere quello di emanare una norma agile, semplice, che stabilisca tempi dei permessi certi e standard tecnici e autorizzativi valevoli per tutto il territorio nazionale», conclude Avenia.

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