Banche italiane, social ma… non troppo

Stando a quanto afferma una recente indagine Dml elaborata per conto dell’Associazione bancaria italiana, il 62% degli istituti di credito avrebbe già aperto un account sui principali social network per poter dialogare con la propria clientela. Ma dietro tale percentuale, si celano aspetti di scarsa efficacia….

Timidi passi in avanti per le banche italiane sui social network
Timidi passi in avanti per le banche italiane sui social network

Partiamo dai dati positivi. In circa un anno le banche italiane che hanno aperto una propria pagina su almeno un social network sono cresciute di quasi il 13%, considerando che erano il 55% a metà del 2013, e che nello stesso periodo dell’anno successivo erano salite a quota 62%.

Il dato di massima cela tuttavia alcuni elementi che sarebbe bene approfondire. Ad esempio, dall’indagine (elaborata su 47 istituti di credito) emerge, e non senza un pizzico di sorpresa, che il social network preferito dalle banche è LinkedIn, che precede YouTube. Una scelta non casuale: i due social network vengono definiti dagli stessi fruitori “creditizi” come quelli più “rassicuranti”, poichè meno in grado di dar spazio a interazioni difficili da gestire, come invece potrebbe avvenire con Facebook e Twitter (peraltro, sempre più fruiti con Internet mobile).

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Quanto sopra è ben interfacciato con un altro dato di sintesi: oltre il 40% dei contenuti che transitano sui social network sono a carattere negativo, contro il meno del 10% di contenuti di carattere positivo. Ne consegue che le bacheche di Facebook e gli account di Twitter si trasformano in una sorta di ufficio reclami digitale.

Di qui l’ulteriore esigenza di approcciare in maniera più consapevole alla gestione della propria presenza sui media digitali. E non è un caso, prosegue la ricerca, che circa il 43% degli istituti bancari italiani abbia già creato un proprio team di lavoro ad hoc che si occupa di gestire le pagine aziendali, mentre il 24% avrebbe scelto di affidare tale importante attività a professionisti esterni dell’azienda, che operano in sinergia con quelli interni.

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