Banche italiane: quale la più affidabile?

Temi il rischio fallimento? Quale fra le banche italiane è la più affidabile? Per rispondere bisogna fare riferimento a studi di settore, in particolare, alla classifica degli istituti più solidi e convenienti realizzata dall’Università Bocconi di Milano che tiene conto dei parametri di solidità patrimoniale e risparmio generale.

Rischio fallimento. La lista degli istituti più sicuri

La fiducia degli italiani nei confronti degli istituti di credito, anche storici, è calata drasticamente dopo il fallimento di alcun banche cooperative e alla possibilità concessa dalla Direttiva Europea sul BAIL-IN, di operare prelievi forzosi sui depositi privati superiori a 100mila euro. Sono molti i correntisti a temere il rischio fallimento, e per questo motivo, oggi più che mai, si cerca quale fra le banche italiane è la più affidabile. 

Riportiamo la classifica realizzata dall’Università Bocconi di Milano e i risultati dello studio.
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Classifica banche italiane: la più affidabile

Venti banche, dalle più solide a quelle che non rispettano i minimi standard stabiliti dalla BCE.

L’analisi ha utilizzato i tre indici di patrimonializzazione CAT1, TIER1 e Total Capital Ratio, due ISC (indicatori sintetici di costo che danno il prezzo del conto corrente) un indice di redditività sul totale attivo (il margine di interesse più il saldo di commissioni  altri ricavi) ed ha tenuto in considerazione le oscillazioni di mercato del 2015.

Si riportano le percentuali CET1 e Total Capital Ratio pubblicate sul Corriere dell’Economia, tenendo presente che il minimo stabilito dalla BCE (Banca Centrale Europea) per CET1 è l’8% e per il Total Capital Ratio è il 10,5%.
 banche italiane più affidabili
Dato l’approfondimento dello studio, si può affermare che Mediolanum sia la banca più solida, tuttavia è stata esclusa dalla classifica generale perché opera con i promotori (allo stesso modo è stata esclusa Mediobanca perché l’offerta non è direttamente al retail). Possiamo dire dunque che fra gli istituti di credito meno a rischio fallimento per il momento, troviamo Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banco Popolare e le altre che seguono nella lista.
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Rischio fallimento: quali conti sono al sicuro?

La classifica stilata dall’Università Bocconi, dati i molteplici parametri presi in considerazione è abbastanza affidabile e utile per comprendere quale fra le banche italiane è la più affidabile. Ciò che interessa ai correntisti però, è sapere concretamente se il proprio denaro è al sicuro dal rischio fallimento bancario. La risposta è insita nel funzionamento del BAIL-IN, cioè il meccanismo di prelievo sui conti correnti istituito dalla Direttiva Europa salva-banche.

Il BAIL-IN, il ricorso al salvataggio delle banche tramite prelievo sui conti privati è ammesso solo entro i limiti stabiliti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Attualmente i conti correnti sicuri sono quelli il cui deposito non supera i 100mila euro: tetto entro il quale il prelievo forzoso non può essere attuato. Non tutti sanno inoltre che i clienti più a rischio in caso di fallimento della banca non sono i semplici correntisti, perché il meccanismo del BAIL-IN prevede una gerarchia precisa di aggressione al patrimonio dei clienti.

Il prelievo forzoso in fatti si applica in primis agli azionisti e agli obbligazionisti, e solo in ultima istanza ai conti correnti.

Di seguito, la GERARCHIA DEL PRELIEVO:

  • azionisti;
  • detentori di altri titoli di capitale;
  • altri creditori subordinati;
  • creditori chirografari;
  • le persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100mila euro;
  • il fondo di garanzia dei depositi, che contribuisce al bail-in al posto dei depositanti protetti.

Sono al contrario tutelati dal rischio prelievo i depositi fino a 100mila euro; le passività garantite (covered bonds e altri strumenti); il contenuto delle cassette di sicurezza; i titoli in conto deposito; le passività interbancarie di durata inferiore a 7 giorni;  le passività derivanti dalla partecipazione ai sistemi di pagamento con una durata residua inferiore a 7 giorni; i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e i debiti fiscali.
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