Aumento dei canoni dopo lo stop ai 28 giorni: ecco perché si può fare

Contestualmente al passaggio dei canoni mensili e non più quadrisettimanali per la telefonia (ma anche per altri servizi, come ad esempio la televisione di Sky) gli operatori hanno imposto un cospicuo aumento per le loro tariffe, con un +8,6% a rinnovo. Insomma, non si paga di più rispetto ai 13 rinnovi annuali ma neanche di meno, e per di più si rischia di ricevere un po’ di meno in termini di minuti, SMS o traffico dati. Tutto questo è legale?

Basta che ci sia il diritto di recesso gratuito per gli utenti

L’aumento dell’8,6% riguarda tutti

La notizia non è stata una sorpresa per molti, visto che raramente il consumatore esce davvero vincitore in uno scontro con i grandi colossi dell’industria, in questo caso della telefonia. Per altri, invece, si è trattato di una vera doccia fredda, dopo che l’Agcom aveva imposto agli operatori di tornare alla fatturazione mensile invece di quella, ambigua, ogni quattro settimane. Insomma l’aumento dell’8,6% praticato da TIM, Vodafone, Wind e tutti gli altri ai vari contratti era preventivabile, ma purtroppo è pure pienamente legittimo.

Come far tornare la “tredicesima”

Facciamo un passo indietro: da qualche mese, tutti i maggiori operatori di telefonia mobile e fissa hanno cominciato a cambiare la periodicità del canone, non più mensile ma ogni quattro settimane. Un cambiamento – applicato di volta in volta da tutti i provider, in un accordo di cartello di fatto – che ha rappresentato un notevole aggravio economico per i clienti, costretti a pagare in più la famosa “tredicesima” (perché, ovviamente, sono 13 e non 12 gli intervalli di 4 settimane in un anno).

Con la norma che ha stabilito il ritorno alle tariffe mensili, inserita nella Legge di Bilancio 2018, l’idea di molti era che si tornasse anche a pagare la stessa cifra di prima (senza “tredicesima”, insomma). Non è stato così: gli operatori sono stati prontissimi a comunicare ai loro clienti un aumento dell’8,6% delle tariffe, cioè esattamente la percentuale necessaria per spalmare detta tredicesima sui 12 canoni annuali che entreranno in vigore tra marzo e aprile. E, per aggiungere la beffa al danno, non tutti hanno comunicato un uguale aumento delle soglie: in altre parole, chi pagava 10 euro ogni 4 settimane per 1000 minuti pagherà circa 10,86 euro al mese, ma solo per alcuni (come TIM) ci sarà un corrispondente aumento dei minuti (o del traffico dati) a 1086 al mese.
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Una manovra legale e il diritto di recesso

Tutto questo fa probabilmente contro gli intendimenti dell’Agcom, ma è legale? A quanto pare sì, visto che comunque gli utenti che non accettano questi aumenti hanno diritto al recesso gratuito. Come ha chiarito il ministro del Mise Carlo Calenda, infatti, «il contenuto testuale della norma approvata impone agli operatori esclusivamente l’adeguamento dei contratti limitatamente alla periodicità della fatturazione, senza incidere su altre condizioni sottoscritte tra le parti»; inoltre, è da tenere conto «l’applicabilità della disciplina vigente secondo cui un’eventuale modificazione unilaterale dei contratti deve sempre essere adeguatamente e preventivamente comunicata al contraente affinché a quest’ultimo sia consentito di decidere consapevolmente se continuare o meno il rapporto contrattuale».

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