Atto di pignoramento: notifica, istanza, presso terzi e quando è attuato

La condizione economica generatasi con la crisi che ci sta colpendo nell’ultimo periodo ha fatto tornare alla luce tutta la legislatura e il quadro normativo legato al pignoramento che si lega alla tematica legata ai debiti in cui molti italiani incorrono per affrontare la vita di tutti i giorni. Ma cos’è un atto di pignoramento? Quando viene attuato? Come si deve svolgere la procedura? E’ opportuno conoscere almeno sommariamente tutte queste caratteristiche per non trovarsi impreparati davanti a problematiche del genere che potrebbero riguardarci in prima persona o coinvolgerci attraverso conoscenti e amici.

Cos’è il pignoramento?

Il pignoramento è essenzialmente una pratica che viene attuata attraverso l’espropriazione in maniera coatta di alcuni beni al debitore che viene eseguita in seguito alla notifica da parte di un ufficiale giudiziario che a sua volta viene effettuata in seguito alla segnalazione del creditore del mancato adempimento dei propri obblighi da parte del debitore. Semplificando il pignoramento è l’atto iniziale della procedura di espropriazione forzata dei beni.

Il quadro normativo di riferimento

Il pignoramento, così come tutte le procedure ad esso correlate e necessarie, viene disciplinato dal codice di procedura civile (art. 491, 80/2005 3 51/2006). Tali norme e leggi regolano l’intera procedura e l’iter formale e obbligatorio che si deve seguire affinchè il pignoramento sia effettivamente attivo e valido. La procedura standard che si deve seguire si compone di diversi step che vanno a comporre l’iter burocratico di riferimento.

Quando viene attuato il pignoramento

Il pignoramento dei beni viene attuato quando si hanno uno o più debiti nei confronti di qualcuno reiterati nel tempo. Tale procedura può essere attuata solo in presenza di un titolo esecutivo e un atto di precetto che deve essere notificato al debitore. All’interno dell’atto di precetto stesso viene indicato il termine ultimo per il saldo dei debiti il quale non può essere inferiore ai 10 giorni. Al termine del tempo indicato si può procedere e rendere quindi esecutivo il pignoramento vero e proprio.

L’ingiunzione, del pignoramento deve obbligatoriamente contenere alcune informazioni ossia l’invito a fornire una dichiarazione di residenza o domicilio e l’avvertimento che si può sostituire ai beni pignorati una somma di denaro depositandone almeno un quinto presso la cancelleria del giudice competente per l’esecuzione.

Nello stesso momento in cui viene redatta l’ingiunzione viene stabilita anche la forma del pignoramento ossia i beni che ne sono oggetto e la determinazione del valore stesso. Le forme del pignoramento sono il pignoramento mobiliare, il pignoramento immobiliare e il pignoramento presso terzi.

Il pignoramento mobiliare fa riferimento ai cosiddetti beni mobili in possesso del debitore ovvero il denaro contante, gli oggetti preziosi, i titoli di credito ed ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione. Il pignoramento immobiliare fa riferimento invece a beni in possesso del debitore non amovibili ossia abitazioni e mobili in essa contenuti a patto che il debitore non viva all’interno. Mentre queste prime due tipologie fanno riferimento a beni e cose in possesso del debitore, come descrivono i nomi stessi la terza tipologia riguarda i crediti o beni del debitore presso terzi. Andiamo a vedere nel dettaglio cosa secondo la legge rientra nei crediti verso terzi visto che proprio questa tipologia di pignoramento è stata oggetto di modifiche legislative negli ultimi mesi.

Il pignoramento presso terziCessione del Quinto

Come abbiamo visto secondo la legge possono essere pignorati, al momento dell’ingiunzione e della definizione di tipologia di pignoramento, i crediti verso terzi del debitore. Cosa si intende con questa definizione? Per crediti verso terzi si intendono stipendi, pensioni, conti correnti bancari e crediti relativi all’esercizio della libera professione. Insomma crediti che tutti i lavoratori hanno e potrebbero quindi vedere pignorati nel peggiore dei casi.

Ci sono però dei limiti a cui deve sottostare il pignoramento presso terzi in particolare per le tematiche legate al lavoro e quindi a stipendi, pensioni e tfr. La legge infatti stabilisce che tali crediti presso terzi possano essere pignorati nella misura del 20% ossia un quinto della totale entità ed esclusivamente per determinate tipologie di debiti ossia quelli di natura esattoriale. Dall’1 gennaio 2013 però anche le normative relative al pignoramento del quinto hanno subito delle variazioni, soprattutto in funzione della tutela della fasce più a rischio, ossia: per le retribuzioni fino a 2500 euro il limite di pignorabilità è di 1/10, fra i 2501 e 5000 a 1/7 mentre è rimasto il quinto per stipendi superiori a 5000 euro.

Vi sono delle categorie di beni che la legge definisce impignorabili per il loro valore morale o indispensabilità nella vita quotidiana non possono essere sottratti al debitore. Rientrano fra i crediti impignorabili le tipologie di sussidio erogate con lo stipendio ossia crediti alimentari, assegno di maternità, malattie, infortuni e assegni di povertà fra i crediti presso terzi, fedi nuziali e oggetti di culto religioso per i beni ad alto valore morale e elettrodomestici di prima necessità fra beni materiali indispensabili.

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