Asta 5g: cosa chiedono Iliad, Fastweb e Wind Tre

Con il timore che siano solo TIM e Vodafone a dominare la prossima asta per i 200 megahertz della banda da 3.6-3.8 Ghz, Fastweb, Wind Tre e Iliad – l’operatore low-cost francese prossimo a esordire in Italia con la sua offerta commerciale – chiedono all’Agcom di intervenire per una spartizione equa delle frequenze per il 5G.

La paura di una spartizione non equa delle frequenze più ambite

Come cambierà il panorama mobile con il 5G

Il 5G sarà la prossima grande rivoluzione nel mondo della telefonia mobile, ma ci sarà ancora da aspettare: in questi mesi, infatti, le compagnie telefoniche stanno effettuando a macchia di leopardo (Vodafone a Milano, TIM a Torino, Fastweb a Bari e a Matera, Wind a Prato e all’Aquila) diversi test per valutare le caratteristiche del futuro nuovo standard, in particolare per quanto riguarda l’Internet delle Cose. Anche Iliad, l’operatore francese low-cost che sta per lanciare la sua offerta in Italia, farà parte del gruppo che partirà all’asta per le frequenze.

Secondo quanto riportato da Repubblica, il timore di Fastweb, Wind Tre e Iliad sarebbe quello di un’asta dominata da TIM e Vodafone, che potrebbero spartirsi i 200 megahertz più ambiti della banda di frequenza 3.6-3-8 Ghz, con 100 Mhz a testa. Gli altri operatori stanno quindi chiedendo di vigilare con la massima attenzione ad Agcom per una suddivisione imparziale delle frequenze, in particolare (come ha richiesto Wind) con la vendita dei 200 megahertz in pacchetti con dimensioni massime di 20 megahertz e un limite di 60, in questa banda, per ogni singolo operatore.
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La prossima consultazione pubblica e la situazione di Iliad

L’asta per le frequenze avverrà dopo le elezioni politiche del prossimo 4 marzo, e lo scenario potrebbe cambiare in modo anche radicale in base alla situazione post-voto. Proprio oggi, 26 febbraio, è prevista la riunione dell’Agcom per discutere su vari aspetti dell’asta: tra questi, la necessità dell’avvio di una consultazione pubblica ad hoc per valutare le procedure più opportune di assegnazione delle bande di frequenza. L’Autorità dovrà esprimersi entro il 30 aprile, ed entro il 30 settembre il Ministero dello Sviluppo Economico indirà il bando per i diritti d’uso delle frequenze, con un afflusso previsto per le casse statali di circa 2,5 miliardi di euro.

Da ricordare che per realizzare una rete 5G è necessaria la fibra ottica, il cui scopo è mettere in collegamento fra loro i ripetitori. Per questo Iliad, che non ha una sua rete in fibra in Italia, malgrado la promessa di un miliardo di euro investiti in Italia nei prossimi 10 anni, sembra partire in leggero svantaggio nell’asta per il 5G, da cui comunque non può chiamarsi fuori se vuole avere un’offerta davvero competitiva per i prossimi anni.

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