Assoprovider dubita sulla cordata Fastweb Vodafone Wind

Assoprovider ha riservato non pochi dubbi sull’accordo annunciato tra Wind Vodafone e Fastweb, che prevede la realizzazione di una rete in fibra ottica in 15 città italiane investendo 2,5 miliardi di euro, se non regolamentato questo consorzio potrebbe ridurre la concorrenza attualmente già debole. La paura espressa da Assoprovider è che il polo possa generare una situazione simile al passato in cui l’utente non ha scelta.

L’associazione si domanda come “verrà garantito che l’utente finale non divenga ostaggio di prodotti e servizi decisi solo dai tre soggetti. Le unità immobiliari infatti potrebbero perdere ogni possibilità di scegliere il fornitore anche al di fuori dei tre soggetti. Per superare in modo definitivo questo pericolo la soluzione è assegnare all’unita immobiliare il pieno controllo del mezzo trasmissivo ed in particolare per garantire l’indipendenza reciproca dei servizi è altamente auspicabile che il cablaggio passivo sia di tipo FTTH”

Assoprovider

Dato che il progetto è stato pienamente sponsorizzato anche da Calabro per l’AGCOM e da Romani per Sviluppo Economico, Assoprovider ha dichiarato che “Di conseguenza prevediamo che al neonato consorzio verrà riservata una corsia preferenziale in termini di deregolamentazione, vincoli verso la concorrenza, finanziamenti pubblici etc etc. Ci ritroveremo così invece che con un monopolio come per la rete fissa, con un bell’oligopolio come per la rete mobile». Ancora «Senza una regolamentazione opportuna sull’uso di cavidotti esistenti ed anche su quelli costruendi il rischio è che l’operatore saturi volontariamente le risorse disponibili per impedire l’accesso ad altri operatori o per determinare a proprio piacimento il costo del transito per qualsiasi altro soggetto. Ogni scavo su suolo pubblico è sempre un disagio della collettività indipendentemente da chi paga lo scavo”

Il rischio è che il nuovo polo venga posto in essere per approfittare della situazione di debolezza di Telecom, e che quindi al vertice di mercato convivano solo pochi nomi, il tutto contemporaneamente senza nessun tipo di garanzia per i provider di dimensioni contenute che “potrebbero voler dire la propria a tutto beneficio di equa concorrenza, tutela del consumatore e salubrità del sistema economico correlato”

Il messaggio riferito ai tre grandi player è quindi che «il bisogno del nostro paese di infrastrutture a banda ultra larga non può e non deve essere l’occasione per rendere il futuro della collettività condizionabile da un gruppo ristretto e chiuso di operatori difficilmente descrivibili come benefattori del nostro paese, anche alla luce delle recenti vicende giudiziarie».

oprovider ha riservato non pochi dubbi sull’accordo annunciato tra Wind Vodafone e Fastweb, che prevede la realizzazione di una rete in fibra ottica in 15 città italiane investendo 2,5 miliardi di euro, se non regolamentato questo consorzio potrebbe ridurre la concorrenza attualmente già debole. La paura espressa da Assoprovider è che il polo possa generare una situazione simile al passato in cui l’utente non ha scelta.

L’associazione si domanda come “verrà garantito che l’utente finale non divenga ostaggio di prodotti e servizi decisi solo dai tre soggetti. Le unità immobiliari infatti potrebbero perdere ogni possibilità di scegliere il fornitore anche al di fuori dei tre soggetti. Per superare in modo definitivo questo pericolo la soluzione è assegnare all’unita immobiliare il pieno controllo del mezzo trasmissivo ed in particolare per garantire l’indipendenza reciproca dei servizi è altamente auspicabile che il cablaggio passivo sia di tipo FTTH”

Assoprovider

Dato che il progetto è stato pienamente sponsorizzato anche da Calabro per l’AGCOM e da Romani per Sviluppo Economico, Assoprovider ha dichiarato che “Di conseguenza prevediamo che al neonato consorzio verrà riservata una corsia preferenziale in termini di deregolamentazione, vincoli verso la concorrenza, finanziamenti pubblici etc etc. Ci ritroveremo così invece che con un monopolio come per la rete fissa, con un bell’oligopolio come per la rete mobile». Ancora «Senza una regolamentazione opportuna sull’uso di cavidotti esistenti ed anche su quelli costruendi il rischio è che l’operatore saturi volontariamente le risorse disponibili per impedire l’accesso ad altri operatori o per determinare a proprio piacimento il costo del transito per qualsiasi altro soggetto. Ogni scavo su suolo pubblico è sempre un disagio della collettività indipendentemente da chi paga lo scavo”

Il rischio è che il nuovo polo venga posto in essere per approfittare della situazione di debolezza di Telecom, e che quindi al vertice di mercato convivano solo pochi nomi, il tutto contemporaneamente senza nessun tipo di garanzia per i provider di dimensioni contenute che “potrebbero voler dire la propria a tutto beneficio di equa concorrenza, tutela del consumatore e salubrità del sistema economico correlato”

Il messaggio riferito ai tre grandi player è quindi che «il bisogno del nostro paese di infrastrutture a banda ultra larga non può e non deve essere l’occasione per rendere il futuro della collettività condizionabile da un gruppo ristretto e chiuso di operatori difficilmente descrivibili come benefattori del nostro paese, anche alla luce delle recenti vicende giudiziarie».

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