Apple: l’illegalità sta nella vendita

La domanda sorge spontanea: ma se un iPhone è disponibile in senso fisico, perché non può essere venduto nella modalità preferita dal cliente? Se c’è, lo si può vendere comunque senza problemi, sia che costi euro 569,00 (come la versione free 16 giga), sia che si paghi un acconto iniziale con rate mensili per un minimo di 24 mesi (versione abbonamento). Non ci vuole una laurea per capire che stanno nascendo possibili speculazioni o accordi taciti sulla loro vendita…

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Non si può dare disposizione di una vendita obbligatoria con contratto, quando questa non è nemmeno prevista dagli accordi presi con il produttore Apple. Evidentemente, si guadagna maggiormente vendendo un iPhone con contratto piuttosto che senza…

Sarebbe altresì interessante verificare fino a che punto un commerciante può imporre la vendita solo tramite abbonamento citando l’articolo 1336 del libro IV – DELLE OBBLIGAZIONI – del Codice Civile: “L’offerta al pubblico, quando contiene gli estremi essenziali del contratto alla cui conclusione è diretta, vale come proposta […]”. Credo che il dispositivo in senso fisico e il prezzo di esposizione siano validi “estremi” per poter acquistare l’iPhone in versione free. Nonostante ciò i cilenti non sono per niente tutelati, il nostro Paese non si smentisce mai in termini di giustizia, nemmeno in ambito commerciale.

Anzi, alcuni venditori affermano di avere solo gli iPhone solo per coloro che VOGLIONO stipulare un contratto: SOLO?? Adesso le vendite subiscono regimi dittatoriali? I terminali, con o senza abbonamento, non hanno alcuna differenza se non per la tasca dell’acquirente!

E questa la giustizia che ci spetta?

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