Apple e privacy: i vostri dati sono sempre al sicuro?

Il dibattito sullo scontro tra FBI e Apple sta tenendo testa già da diverso tempo sulle prime pagine dei quotidiani e dei telegiornali, oltre che sui siti Internet di tutto il mondo, sia di settore che non. Apple, a prescindere da come la si pensi sul tema, ne esce con una nuova immagine, quasi una paladina della difesa della privacy, una vera e propria manna dal cielo dopo gli scandali che avevano colpito anche la Mela dopo le rivelazioni dell’ex contractor dell’NSA, Edward Snowden.

La sicurezza di iOS, i rischi di iCloud, e la consapevolezza degli utenti

L’opposizione di Tim Cook a cercare una strada per la violazione dell’iPhone del terrorista di San Bernardino è stata accolta con favore da tutti i principali colossi della Silicon Valley (tra cui anche Google, Facebook e Twitter), dall’ONU e da altri importanti enti privati e pubblici, nonché dalla metà della stessa popolazione statunitense. Questo significa che Apple e i prodotti della casa produttrice americana difenderanno sempre e comunque i vostri dati personali? Significa che il vostro iPhone, iPad o Mac non potranno mai essere violati?

Quanto è sicuro iCloud?

Il discorso è molto più complesso di tutto ciò, nonostante vi sia l’interesse da parte di Apple di puntare sui temi di privacy e sicurezza, dove oggettivamente l’azienda ha compiuto dei passi importanti rispetto ai competitors più agguerriti negli ultimi anni. Ma è bene tenere a mente alcuni aspetti del colosso di Cupertino e del suo ecosistema, per evitare di non abbassare la guardia e di tenere un alto livello di consapevolezza ogni volta che vengono utilizzati questi prodotti e servizi.

La sezione finanza di CNN nei giorni scorsi ha evidenziato come Apple sia sicuramente in grado di garantire un livello importante di sicurezza sui telefoni , tablet e computer“fisici”, proprio per questo motivo vuole evitare di creare un precedente con i fatti della strage di San Bernardino e le richieste dell’FBI. Lo stesso, però, non può essere garantito, almeno per ora, su iCloud. Come riferisce Jonathan Zdziarski, esperto di sicurezza informatica, “iCloud non è privato per il governo o Apple, è come se fosse il computer di qualcun altro”.

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Non abbiamo dati precisi sull’utilizzo del servizio iCloud: gli ultimi risalgono al 2013, e parlavano di oltre 300 milioni di utenti (oggi potrebbero essere quasi raddoppiati). All’interno di questo sistema abbiamo tantissime informazioni, come i backup dei dispositivi, sistemi di localizzazione per iPhone, iPad e Mac, foto, musica, note, documenti etc…. Ovviamente spetta all’utente scegliere se usufruire di tutto questo, ma è anche vero che su alcuni servizi l’accesso ad iCloud viene impostato di default ed è spesso necessario se si vuole usufruire appieno dei vantaggi dell’ecosistema di casa Apple, uno dei più apprezzati e intuitivi attualmente sul mercato, in grado di far ricavare al colosso californiano qualcosa come 4 miliardi di dollari all’anno (dati Asymco).

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Quasi 2000 account iCloud controllati nella prima metà del 2015

Nella prima metà dello scorso anno, secondo i dati diffusi dalla stessa Apple e ripresi da CNN, le richieste da parte delle agenzie di polizia di tutto il mondo interessate a controllare gli account di utenti della società sono state 4472: 1886 richieste sono state accolte (e oltre 1400 provenivano da forze dell’ordine statunitensi).

Insomma, la privacy nell’era di Internet, della condivisione e del cloud computing è sempre più complessa e difficile da proteggere completamente anche se, come abbiamo detto già altre volte, spesso è proprio l’utente stesso ad esporsi troppo alle minacce o al controllo dei propri dati sensibili, soprattutto nell’uso quotidiano che si fa con il cellulare (per maggiori informazioni e consigli vi rimandiamo al nostro articolo su come proteggere la privacy del cellulare).

Illustrative photographs of locks, chains, iPhones, and Apple computers to illustrate the theme of "security" in all it's forms. Photographed in New York, U.S., on Thursday, June 18, 2015.  Photographer: Craig Warga/Bloomberg *** Local Caption ***

Nuovo sistema di sicurezza per blindare iCloud?

Apple ha senza dubbio preso delle decisioni importanti ed evitato forse di rendere iOS meno sicuro rifiutando le richieste dell’FBI; inoltre l’azienda avrebbe intenzione di creare un nuovo livello di sicurezza che vada a blindare proprio iCloud, per evitare che anche i dati conservati nella nuvola della casa di Cupertino vengano violati dall’esterno, anche dalla stessa Apple. Una mossa, questa, che farà sicuramente discutere e solleverà nuovi quesiti sul tema sicurezza e privacy.

Prima di sapere se effettivamente ciò accadrà (a quanto pare Apple avrebbe in agenda un evento per questo mese, il 21 marzo, dove verranno presentati nuovi prodotti: vedremo se vi saranno accenni al tema privacy e iCloud nel caso in cui il keynote fosse confermato), però, è importante avere una percezione chiara sulle azioni che vengono compiute ogni giorno a livello Web (comprese le connessioni tramite Internet mobile, sempre più diffuse) e sulle informazioni che diffondiamo volontariamente (e, purtroppo, in molti casi anche inconsapevolmente) attraverso gli innumerevoli canali di comunicazione che abbiamo a disposizione.

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La privacy deve rimanere nelle nostre mani

Questo non significa essere paranoici o addirittura evitare di usare smartphone, computer o console: Apple, così come le altre grandi società operanti sul mercato, forniscono degli strumenti interessanti per la produttività, lo svago, la comunicazione, ma non sono, né dovranno mai diventare, i detentori della privacy e della sicurezza di noi cittadini.

Senza la nostra volontà, senza la nostra attenzione e consapevolezza nell’uso di social network, di servizi in cloud, di applicazioni, di sistemi di messaggistica, etc… non esistono né esisteranno sistemi di sicurezza che tengano. L’importanza della privacy nell’era social viene pericolosamente surclassata dalla condivisione a tutti i costi, dall’uso superficiale di mezzi talmente grandi, che se da una parte potrebbero portare innumerevoli vantaggi, dall’altra avrebbero il potere di rovinarci l’esistenza in pochi click.

Proprio per questi e per molti altri motivi la cosa importante è rendersi conto che quando si scrive un post su Facebook o un tweet, quando si archiviano dati e backup su un servizio cloud gratuito, quando si invia una mail non crittografata, quando ci si manda un messaggio su sistemi di instant messaging non protetti, etc… la privacy è nelle nostre mani, non in quelle di Apple o di qualsiasi altra azienda, e le informazioni che vengono diffuse potranno essere commentate, lette, raccolte, catalogate, utilizzate a vostro favore o a vostro sfavore, in qualsiasi momento. La consapevolezza e il buon senso sono le prime armi che abbiamo a disposizione e, probabilmente, quelle più importanti.

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