App di tracciamento Covid: come fuziona Immuni

Immuni di Bending Spoons è l’app scelta dal Governo per tracciare i casi di Covid-19. L’app di contact tracing utilizza il Bluetooth conserva i dati personali degli utenti sul loro dispositivo e li condivide solo in caso di positività al Coronavirus. Restano comunque alcuni nodi da scogliere come chi si occuperà della gestione dei dati e come verranno trattati, soprattutto alla conclusione dell’emergenza

App di tracciamento Covid: come fuziona Immuni

Ora che si comincia a parlare di fase 2 dell’emergenza Coronavirus, che dovrebbe partire ufficialmente il 4 maggio, il Governo ritiiene ci sia bisogno di un sistema per il monitoraggio sia delle persone affette da Covid-19 sia di coloro che sono guariti ma potrebbero essere ancora potenzialmente contagiosi. Da qui nasce l’idea di un’app di tracciamento Covid. A vincere il bando indetto dal Ministero dell’Innovazione, che ha ricevuto ben 319 candidature, è stata Bending Spoons, società milanese e primo sviluppatore di app in Europa, con la sua Immuni.

Bending Spoons, come si può leggere nell’ordinanza firmata dal Commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri, è stata scelta per:

  • La capacità di contribuire con tempestività alla lotta contro il Covid-19
  • Il rispetto del conformità al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT (Pan-European Privacy Preserving Proximity Tracing)
  • La garanzia del rispetto della privacy

Immuni: come funziona

Immuni è un’app open source di contact tracing, ovvero serve per tracciare i movimenti delle persone. In sostanza, se un utente scopre di essere positivo al Coronavirus potrà dare il consenso al trattamento dei suoi dati personali in modo da permette di sapere con quali persone è entrato in contatto nei giorni precedenti e ricostruire così tutta la cronologia dei suoi spostamenti. L’utente dispone poi di un diario clinico su cui registrare a cadenza giornaliera l’eventuale comparsa di sintomi riconducibili al Covid-19 (tosse, febbre, perdita di gusto e olfatto, etc) o il loro aggravamento.

Uno specifico algoritmo, sulla base delle informazioni condivise dall’utente, calcola la percentuale di rischio di contagio e quindi predispone un elenco di persone da contattare per avvertirli del potenziale rischio per la salute. Quest’ultimi eventualmente riceveranno una notifica sul telefono. Le informazioni vengono inoltre inviate alle autorità sanitarie, che istruiranno l’utente sul corretto protocollo da seguire.

Immuni non utilizza la geolocalizzazione (GPS) per la sua attività di monitoraggio ma il Bluetooth, e questo è uno dei motivi per cui è stata scelta dal Ministero dell’Innovazione.

Immuni sarà scaricabile gratuitamente da App Store per dispositivi iOS e Google Play per terminali Android (anche se ancora non c’è un accordo con i due colossi statunitensi). La disponibilità dovrebbe partire da maggio ma inizialmente l’app verrà sperimentata solo in alcune Regioni pilota.  Stando ad alcune indiscrezioni, Immuni potrebbe inoltre essere testata nella fabbrica Ferrari di Maranello prima di essere diffusa al pubblico.

Immuni: come gestisce la privacy

Uno dei punti più ciritici di Immuni è come effettivamente gestirà i dati dei suoi utilizzatori. Queste informazioni, stando a quanto affermano da Bending Spoons, vengono conservate sul dispositivo dell’utente, a cui viene assegnato un codice univoco e anonimo di riconoscimento. Quest’ultimo viene utilizzato per comunicare solo e soltanto con tutti i terminali nelle vicinanze dotati di Immuni tramite Bluetooth Low Energy (BLE). Il software è in grado di riconoscere un dispositivo alla distanza minima di 1 metro.

L’app non raccoglie i dati anagrafici dell’utente, numero di telefono e non accede direttamente alla rubrica del telefono. Inoltre, chi è a rischio di contagio o è venuto in contattato con una persona positiva non viene avvertito tramite SMS.

I dati raccolti vengono condivisi solo nel momento in cui viene accertata la positività dell’utente al Coronavirus.

Chi gestirà questa enorme mole di dati? Al momento non c’è ancora un risposta definitiva a questa domanda ma l’unica certezza è che si tratterà di una struttura pubblica. Il Governo starebbe valutando di utilizzare i server del Ministero della Difesa e dell’Interno per conservare i dati mentre la loro “movimentazione” sarebbe affidata alla Protezione Civile, che in passato si è già occupata della gestione di strumenti di alert come i messaggi inviati alle persone che si trovavano in zone sismiche a rischio durante l’ultimo terremoto.

La privacy e la riservatezza dei dati – ha dichiarato ieri Arcuri – è un diritto inalienabile ed irrinunciabile”. Quindi, “non sarà da parte mia possibile allocare queste informazioni in un luogo che non sia un’infrastruttura pubblica e italiana”. Questo significa che tale compito non verrà affidata a qualche multinazionale straniera come Amazon ma più probabilmente a realtà come Sogei. Anche per questo motivo Arcuri sottoporrà Immuni al vaglio del Copasir, che aveva sollevato dubbi in merito al pericolo per la sicurezza nazionale dovuto allo spionaggio da parte di altri Paesi.

Il contact tracing è una modalità per garantire che in qualche modo vengano conosciuti e tracciati i contatti che le persone hanno, molto importante se qualcuno si contagia. – ha aggiunto – Possono essere usati per contenere la diffusione del virus. In tutto il mondo alleggerire il contenimento significa essere in grado di mappare tempestivamente i contatti delle persone; l’alternativa sarebbe non alleggerire le misure, privandoci di quote importanti della nostra libertà come in queste settimane è accaduto”.

Il Governo ha ribadito in più occasioni che il download di Immuni non sarà obbligatorio ma solo caldamente consigliato. “Il tracciamento è necessario per evitare la diffusione del virus. Ma il suo utilizzo sarà su base volontaria e non ci saranno limitazioni per chi non la scarica”, ha spiegato ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella sua informativa al Senato. Resta il fatto che se non si rispetta l’alert delle autorità sanitarie in caso di positività da Coronavirus si rischiano tutte le sanzioni previste per le persone infette che violano la quarantena tra cui la denuncia penale per epidemia colposa.

Immuni: le polemiche

L’idea di un’app di tracciamento Covid ha suscitato un nugolo di polemiche da più parti. Alcuni temono innanzitutto che la privacy dei cittadini, nonostante tutte le misure di protezione previste da Immuni, non venga protetta in modo adeguato. Inoltre, c’è il timore che le informazioni raccolte non vengano cancellate una volta conclusa l’emergenza e che possano essere utilizzate ben oltre il loro scopo, ad esempio per monitorare gli spostamenti e lo stile di vita anche senza essere contagiati dal Coronavirus.

Con il diffondersi dell’autoritarismo, il proliferare di leggi di emergenza, il sacrificio dei nostri diritti, stiamo anche sacrificando la capacità di resistere a un mondo meno libero e liberale.  – ha dichiarato il whistlablower del caso Datagate, Edward Snowden in una intervista a VICE – Pensi davvero che, quando la prima, la seconda, persino la sedicesima ondata di coronavirus saranno un ricordo lontano, certi strumenti non saranno mantenuti attivi? Che questi database non saranno conservati? A prescindere da come è o sarà usata, ciò che si sta costruendo è l’architettura dell’oppressione”.

Inoltre, buona parte dell’opposizione e un ristretto gruppo all’interno della maggioranza ritiene che per autorizzare l’utilizzo di un’app di tracciamento Covid sia necessaria un’apposita legge.

Il secondo punto riguarda l’obbligatorietà del download. Il Governo ha smentito qualsiasi tipo di sanzione se non si scarica l’app ma c’è il problema che non tutti gli italiani dispongono di un telefono aggiornato (secondo i dati del Corriere della Sera il 20% delle popolazione ha in tasca un dispositivo obsoleto) o di qualsivoglia smartphone.

Infine, affinché l’attività di tracciamento possa funzionare è necessario che siano in molti ad utilizzare l’app. Gli esperti ritengono che Immuni possa essere realmente efficace nel monitoraggio dei casi di Coronavirus solo se viene scaricata dal 60-70% degli italiani. “Se il tracciamento verrà fatto come ha lasciato intendere il Governo, la quantità di informazioni personali raccolte sono davvero poche e solo quando si dovesse verificare un contatto con una persona infetta emergerà la partecipazione al sistema, sennò ne staremo fuori“, ha dichiarato il Garante italiano per la privacy, Antonello Soro, in un’intervista a Radio Capital. Il Garante ha poi sottolineato che il monitoraggio degli spostamenti avrebbe senso solo se accompagnato da un aumento del numero di tamponi eseguiti.

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