L’ira dell’Antitrust si abbatte su Apple

Apple finisce nel mirino dell’antitrust: pare evidente, secondo il New York Post, che l’azienda di Cupertino sia in posizione dominante sia sugli utenti che dipendono dall’appstore sia sui competitor che si vedono vietare in qualsiasi modo lo sviluppo su piattaforme terze.

Stando alle ultime indiscrezioni, il Dipartimento di Giustizia della Federal Trade Commissione starebbe valutando in questi giorni quale agenzia regolamentativa antitrust dovrebbe farsi carico dell’indagine nei confronti di Apple.

apple-antitrust

Tutta l’inchiesta sarà incentrata sulla politica Apple, entrata in vigore lo scorso mese, che ha eliminato qualsiasi competizione, obbligando i programmatori a scegliere tra lo sviluppo di applicazioni che possono funzionare solo sui sistemi Apple oppure tra lo sviluppo di applicazioni che funzionano su multi piattaforma e possono essere usate su Android, Windows Phone OS 7, Symbian e Blackberry OS. All’interno dell’iPhone Developer Program License Agreement è infatti presente la clausula 3.3.1 che vieta espressamente l’utilizzo delle proprie API da parte di strumenti di sviluppo terzi.

L’apertura di un’inchiesta tuttavia non significa necessariamente che saranno presi provvedimenti contro Apple, che sostiene la propria posizione giustificando la clausula come garanzia di qualità delle applicazioni in vendita su App Store.

In genere, le autorità di regolamentazione avviano alcune indagini per determinare se dovrebbe essere lanciata una inchiesta vera e propria. Se l’indagine quindi si intensificherà ad un accertamento, l’agenzia responsabile emetterà un mandato di comparizione per reperire tutte le informazioni sulla politica di Apple.

Apple tuttavia potrebbe avere un problema aggiuntivo: nonostante l’uso di strumenti di parti terze finirebbe con il produrre applicazioni “sub-standard”, le applicazioni sviluppate appositamente per Apple necessitano di un lungo tempo di programmazione dedicato ad una sola piattaforma. Ecco perchè i produttori di applicazioni, alla prima defaiance economica (e di rendimento di App Store), potrebbero scegliere di sviluppare in modo univoco per tutti i competitors di Apple (grazie ad un’unico linguaggio comune) puntando ad un mercato potenzialmente molto più grande dei soli iPod, iPhone o iPad.

Proprio la settimana scorsa era esplosa la controversia tra Apple e Adobe, dopo che Jobs aveva pubblicato la lettera aperta definendo Flash inadatto ai dispositivi portatili. Se si pensava che Jobs avesse messo il punto con la sua lettera, ci si sbagliava: siamo solo all’inizio.

ce nel mirino dell’antitrust: pare evidente, secondo il New York Post, che l’azienda di Cupertino sia in posizione dominante sia sugli utenti che dipendono dall’appstore sia sui competitor che si vedono vietare in qualsiasi modo lo sviluppo su piattaforme terze.

Stando alle ultime indiscrezioni, il Dipartimento di Giustizia della Federal Trade Commissione starebbe valutando in questi giorni quale agenzia regolamentativa antitrust dovrebbe farsi carico dell’indagine nei confronti di Apple.

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Tutta l’inchiesta sarà incentrata sulla politica Apple, entrata in vigore lo scorso mese, che ha eliminato qualsiasi competizione, obbligando i programmatori a scegliere tra lo sviluppo di applicazioni che possono funzionare solo sui sistemi Apple oppure tra lo sviluppo di applicazioni che funzionano su multi piattaforma e possono essere usate su Android, Windows Phone OS 7, Symbian e Blackberry OS. All’interno dell’iPhone Developer Program License Agreement è infatti presente la clausula 3.3.1 che vieta espressamente l’utilizzo delle proprie API da parte di strumenti di sviluppo terzi.

L’apertura di un’inchiesta tuttavia non significa necessariamente che saranno presi provvedimenti contro Apple, che sostiene la propria posizione giustificando la clausula come garanzia di qualità delle applicazioni in vendita su App Store.

In genere, le autorità di regolamentazione avviano alcune indagini per determinare se dovrebbe essere lanciata una inchiesta vera e propria. Se l’indagine quindi si intensificherà ad un accertamento, l’agenzia responsabile emetterà un mandato di comparizione per reperire tutte le informazioni sulla politica di Apple.

Apple tuttavia potrebbe avere un problema aggiuntivo: nonostante l’uso di strumenti di parti terze finirebbe con il produrre applicazioni “sub-standard”, le applicazioni sviluppate appositamente per Apple necessitano di un lungo tempo di programmazione dedicato ad una sola piattaforma. Ecco perchè i produttori di applicazioni, alla prima defaiance economica (e di rendimento di App Store), potrebbero scegliere di sviluppare in modo univoco per tutti i competitors di Apple (grazie ad un’unico linguaggio comune) puntando ad un mercato potenzialmente molto più grande dei soli iPod, iPhone o iPad.

Proprio la settimana scorsa era esplosa la controversia tra Apple e Adobe, dopo che Jobs aveva pubblicato la lettera aperta definendo Flash inadatto ai dispositivi portatili. Se si pensava che Jobs avesse messo il punto con la sua lettera, ci si sbagliava: siamo solo all’inizio.

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