Android e lo schiaffo Google a Huawei: cosa cambia per gli utenti

Huawei è diventata suo malgrado vittima dello scontro tra Cina e Stati Uniti per la supremazia sul 5G che si combatte anche a colpi di dazi doganali. Google su richiesta di Washington ha annullato le licenze di Android sottoscritte con il produttore di smartphone e la cosa avrà un impatto notevole sugli utenti finali

Android e lo schiaffo Google a Huawei: cosa cambia per gli utenti

L’ascesa di Huawei è stato qualcosa di davvero sorprendente. L’azienda di Shenzhen è passata in pochi anni da semisconosciuto produttore cinese, uno dei tanti a puntare su prodotti di fascia medio bassa, a seconda realtà nel settore della telefonia mobile per numero di dispositivi distribuiti a livello globale. Huawei ha battuto un colosso come Apple, che proprio nel Paese del Dragone ha perso diverse quote di mercato, e ha tutta l’intenzione di insidiare il primato di Samsung.

Non solo, la società fondata da Ren Zhengfei è tra quelle più avanti nello sviluppo delle tecnologie legate al 5G, il nuovo standard di comunicazione mobile che potrebbe rivoluzionare non solo il settore smartphone ma anche quello dell’industria, autovetture, domotica e molto altro ancora. Il suo essere all’avanguardia nel 5G, però, ha causato non pochi problemi a Huawei.

L’azienda cinese infatti si è trovata coinvolta in prima persona nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina promossa dal presidente americano Donald Trump. Lo scontro si gioca proprio sul 5G. L’Occidente capitanato dagli USA non ha nessuna intenzione di permettere che Pechino abbia il predominio su questa tecnologia in quanto teme che possa essere sfruttata come cavallo di Troia per accedere a informazioni sensibili e che potrebbero mettere a rischio la sicurezza delle singole nazioni. Non è infatti un caso che diversi Paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno estromesso Huawei dalle commesse statali per la costruzione dell’infrastruttura per il 5G.

La guerra fredda tra USA e Cina ha avuto un escalation con l’arresto in Canada di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei e figlia del suo fondatore. Washington ne aveva richiesto l’estradizione per portarla in tribunale con l’accusa di aver aggirato l’embargo nei confronti dell’Iran. La Wanzhou alla fine è stata rilasciata su cauzione ma la Cina non ha assolutamente accettato senza colpo ferire l’arresto di una figura così importante.

Trump ha poi introdotto una serie di dazi su alcuni prodotti di Pechino, che ha risposto con una tassazione maggiore sull’importazione di prodotti americani. Huawei, che è accusata di essere strettamente legata al governo cinese, si è trovata in seria difficoltà ma oggi la situazione si è fatta ancora più grave per il produttore di smartphone.

Google sospende i rapporti con Huawei

Trump ha posto Huawei in una blacklist commerciale ma il vero problema è che Google ha deciso di sospendere ogni rapporto commerciale con l’azienda cinese ed in particolare le licenze per Android, sistema operativo utilizzato per tutti i suoi telefoni. L’azienda di Mountain View ha dovuto rinunciare ad accordi da milioni di dollari ma evidentemente la pressione della Casa Bianca è stata tale da impedirle di fare altrimenti. “Ci stiamo conformando all’ordine e stiamo valutando le ripercussioni. Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti”, ha scritto Google in una nota.

Anche altre aziende del settore tecnologico americane si sono adeguate al dictat di Trump ed in particolare produttori di processori e microchip come Intel, Qualcomm, Xilinx e Brandcom hanno speso le forniture nei confronti di Huawei.

Il colosso di Shenzhen si è quindi visto costretto a pensare ad un piano B non potendo più contare sugli aggiornamenti di Android, almeno per quanto riguarda la versione ottimizzata. La strada più facile sarà quella di passare al sistema operativo nella sua forma open source in attesa di lanciare sul mercato un proprio ecosistema software.

Cosa cambia chi ha in tasca uno smartphone Huawei

Android è un sistema operativo open source ma Google fornisce ai produttori di smartphone una versione ottimizzata del suo software che comprende anche il suo pacchetto di app proprietarie che comprende Gmail, Google Maps, il negozio Google Play Store, Google CalendarYouTube, Foto, il browser Chrome e Google Drive. Questi possono poi passare ad un ulteriore livello di personalizzazione tramite interfacce grafiche su misura. Il brand cinese, ad esempio, ha la sua EMUI, che attualmente ha raggiunto la nona generazione.

Non potendo contare sulle licenze fornite dall’azienda di Mountain View, Huawei dovrà accontentarsi della cosiddetta versione Aosp del robottino verde e quindi non potrà contare sui costanti aggiornamenti del sistema operativo oltre a non disporre delle sopracitate app e di molte funzioni.

Nel breve periodo significa che i possessori di uno smartphone Huawei non avranno un dispositivo aggiornato come, ad esempio, quelli di Samsung e quindi meno performante. Inoltre, per utilizzare i servizi di Google in mobilità dovranno accontentarsi di farlo tramite le versioni web, ovvero quelle accessibili tramite browser. Almeno è stata scongiurata la possibilità che i telefoni del brand cinese potesse diventare più sensibili ad attacchi malware o altre minacce per la privacy degli utenti. Huawei ha infatti assicurato che gli aggiornamenti di sicurezza continueranno ad essere rilasciati regolarmente.

Huawei ha dato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Come uno dei principali partner globali di Android, abbiamo lavorato a stretto contatto con la loro piattaforma open-source per sviluppare un ecosistema che ha portato benefici sia agli utenti che all’industria. Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti i prodotti Huawei e Honor esistenti per smartphone e tablet che coprono quelli venduti o ancora disponibili a livello globale. Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza per tutti gli utenti a livello globale”, ha scritto l’azienda cinese in una nota.

I clienti di Huawei e Honor non devono quindi disperare. I loro smartphone continueranno a funzionare regolarmente anche se con qualche limitazione rispetto al passato. In futuro comunque il produttore sembra ormai essersi convinto a puntare su un sistema operativo di sua creazione. Nel frattempo, potrebbe essere utile conoscere le offerte telefono incluso per l’acquisto di device top di gamma come Huawei P30 o Huawei Mate 20. Grazie al comparatore di SosTariffe.it è possibile confrontare le diverse offerte dei vari operatori e scegliere quella che meglio si adatta alle proprie esigenze in termini di consumi, servizi e costi:

Confronta le tariffe di telefonia mobile

La scelta di Google di negare le licenze di Android a Huawei potrebbe avere un effetto a catena anche sull’intero settore della telefonia mobile. Diversi esperti infatti concordano sul fatto che la Cina come reazione a questo provvedimento potrebbe bloccare la produzione nel Paese di iPhone, che oggi avviene appunto per lo più nel Paese del Dragone. A dire il vero si tratta comunque di un’ipotesi piuttosto remota in quanto il giro d’affari garantito a Pechino dall’azienda di Cupertino è davvero enorme. Rinunciarci per ripicca nei confronti di Trump potrebbe essere deleterio per l’economia nazionale.

Huawei e il suo sistema operativo proprietario

Huawei dal canto suo sembra aver già preso le giuste contromisura per liberarsi in toto dalla dipendenza di Google. La sensazione che Big G potesse togliere le licenze al produttore di smartphone era in realtà già nell’aria da tempo e non è un caso che l’azienda di Shenzhen abbia iniziato a lavorare da un po’ ad un suo sistema operativo proprietario che andrebbe a sostituire Android non solo sui suoi terminali ma anche su quelli del marchio Honor. Huawei in questo modo adotterebbe la stessa filosofia già scelta da Apple e proprio dal colosso di Mountain View.

Un sistema operativo fatto in caso offre numerosi vantaggi. Innanzitutto è possibile portare avanti lo sviluppo di software e hardware in contemporanea per creare un prodotto meglio integrato e con una più profonda fusione tra le due parti. L’esperienza d’uso per l’utente ne gioverebbe. Inoltre, Huawei avrebbe la possibilità di costruire un proprio ecosistema di app e trattenere per sé tutti i guadagni. Il pericolo è quello di non riuscire ad attirare l’interesse degli sviluppatori come è avvenuto a Microsoft con Windows Phone.

Inizialmente sembrava che il sistema operativo di Huawei si sarebbe chiamato Kirin OS ma stando agli ultimi rumors la piattaforma potrebbe avere nomi diversi a seconda del mercato di riferimento. Il sistema operativo potrebbe essere conosciuto come Hongmeng in Cina e come Ark OS a livello globale, e quindi anche in Italia. Questo potrebbe significare che la piattaforma potrebbe avere specifiche personalizzazioni per gli utenti cinesi e altre per quelli occidentali.

Huawei sta spingendo sull’acceleratore per il rilascio del suo OS ma nel frattempo ha presentato una mozione presso la Corte Distrettuale Est del Texas per ottenere che sia dichiarata incostituzionale la sezione del National Defense Authorization Act (Ndaa), diventata legge con l’approvazione del Congresso l’estate scorsa, che vieta alle agenzie governative statunitensi di utilizzare le sue apparecchiature di telecomunicazioni e quelle di Zte.

Il governo degli Stati Uniti non ha fornito alcuna prova che Huawei costituisca una minaccia per la sicurezza, solo supposizioni. – ha dichiarato il responsabile dell’ufficio legale del produttore cinese, Song Liuping La legge stabilisce direttamente che Huawei è colpevole, imponendogli molti vincoli con l’ovvio obiettivo di cacciarlo dal mercato statunitense“.

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