AGCOM pronta a fare le regole per la rete NGN

Il Presidente dell’AGCOM Corrado Calabrò ha dichiarato: “Abbiamo ascoltato con grande interesse le proposte elaborate da Fastweb, Vodafone e Wind: ben venga ogni iniziativa che contribuisca a far decollare un progetto che l’Autorità considera decisivo per il futuro del “sistema paese” e per il quale ritiene essenziale la collaborazione tra tutti i soggetti interessati.

Per quanto ci riguarda – ha proseguito Calabrò – l’AGCOM è pronta a fare la sua parte, predisponendo regole chiare e precise, con l’obiettivo di favorire gli investimenti nelle NGN e, al contempo, garantire la concorrenza tra operatori”.

Ecco che quindi la direzione indicata di Stefano Quintarelli si fa sempre più reale. I soldi non ci sono per fare due reti che non potrebbero garantire comunque redditività. Servono regole chiare e precise per investire e per regolare l’accesso degli operatori alla rete NGN.

La direzione è chiara, nonostante Telecom si opponga con tutte le forze, l’Autorità potrebbe decidere chi farà la nuova rete. Ovviamente senza la Cassa Depositi e Prestiti, che non può dare soldi solo ad alcuni operatori e non ad altri. E anche se li desse a tutti potrebbero essere considerati aiuti di Stato.

Ormai anche gli operatori ammettono questo scenario e a confermarlo è l’amministratore delegato di Fastweb Carsten Schloter il quale ha dichiarato che FastwebWindVodafone sono disposte a portare avanti il loro progetto di rete a banda larga alternativa “anche senza Telecom”.

Gli operatori sono disposti anche a fare a meno del contributo della Cassa Depositi e PrestitiNonostante non ci siano i soldi l’amministratore delegato di Fastweb ha affermato che l’intervento della CDP “non è strettamente necessario” ma è fondamentale uno chiaro standard tecnologico comunequadro chiaro per la migrazione dei clienti dal rame alla fibra, perchè “la sostenibilità del modello di business dipende dalla migrazione totale e se questo scenario è dato in questo caso diventa attraente per tutti i fondi di infrastrutture del mondo”.

Se l’AGCOM farà le regole per garantire la redditività della rete, Telecom, evitando la partecipazione al progetto, sarà destinata a rimanere fuori dal futuro dell’Italia e questo vorrebbe dire far morire l’unico vero asset che garantisce solidità all’ex monopolista italiano.

te dell’AGCOM Corrado Calabrò ha dichiarato: “Abbiamo ascoltato con grande interesse le proposte elaborate da Fastweb, Vodafone e Wind: ben venga ogni iniziativa che contribuisca a far decollare un progetto che l’Autorità considera decisivo per il futuro del “sistema paese” e per il quale ritiene essenziale la collaborazione tra tutti i soggetti interessati.

Per quanto ci riguarda – ha proseguito Calabrò – l’AGCOM è pronta a fare la sua parte, predisponendo regole chiare e precise, con l’obiettivo di favorire gli investimenti nelle NGN e, al contempo, garantire la concorrenza tra operatori”.

Ecco che quindi la direzione indicata di Stefano Quintarelli si fa sempre più reale. I soldi non ci sono per fare due reti che non potrebbero garantire comunque redditività. Servono regole chiare e precise per investire e per regolare l’accesso degli operatori alla rete NGN.

La direzione è chiara, nonostante Telecom si opponga con tutte le forze, l’Autorità potrebbe decidere chi farà la nuova rete. Ovviamente senza la Cassa Depositi e Prestiti, che non può dare soldi solo ad alcuni operatori e non ad altri. E anche se li desse a tutti potrebbero essere considerati aiuti di Stato.

Ormai anche gli operatori ammettono questo scenario e a confermarlo è l’amministratore delegato di Fastweb Carsten Schloter il quale ha dichiarato che FastwebWindVodafone sono disposte a portare avanti il loro progetto di rete a banda larga alternativa “anche senza Telecom”.

Gli operatori sono disposti anche a fare a meno del contributo della Cassa Depositi e PrestitiNonostante non ci siano i soldi l’amministratore delegato di Fastweb ha affermato che l’intervento della CDP “non è strettamente necessario” ma è fondamentale uno chiaro standard tecnologico comunequadro chiaro per la migrazione dei clienti dal rame alla fibra, perchè “la sostenibilità del modello di business dipende dalla migrazione totale e se questo scenario è dato in questo caso diventa attraente per tutti i fondi di infrastrutture del mondo”.

Se l’AGCOM farà le regole per garantire la redditività della rete, Telecom, evitando la partecipazione al progetto, sarà destinata a rimanere fuori dal futuro dell’Italia e questo vorrebbe dire far morire l’unico vero asset che garantisce solidità all’ex monopolista italiano.

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