AGCOM bacchetta TIM e Wind

Nell’ambito del contenzioso relativo alla fatturazione a quattro settimane e al ritorno a quella mensile, AGCOM ha istituito un processo sanzionatorio verso TIM e Wind Tre, colpevoli di non aver fornito agli utenti informazioni in ottemperanza all’obbligo di trasparenza a proposito della rimodulazione delle proprie tariffe e delle possibilità offerte in materia di diritto di recesso. Qui di seguito, tutti i dettagli.

I due operatori rischiano una sanzione salata per la mancanza di trasparenza

Il passaggio alla fatturazione mensile

TIM e Wind Tre sono oggetto di un processo sanzionatorio avviato da AGCOM, l’Autorità garante delle telecomunicazioni, in merito alle modalità con cui i due operatori sono tornati alla fatturazione mensile, come imposto poche settimane fa dopo il dibattito sulla “tredicesima” giudicata illecita nella fatturazione a quattro settimane. 

Com’è noto, infatti, con il passaggio condiviso da quasi tutti gli operatori dalla fatturazione mensile a quella quadrisettimanale gli operatori avevano trovato un modo per aumentare il loro fatturato dell’8,3% circa (13 canoni da riscuotere durante l’anno invece di 12). In seguito al Dl fiscale dello scorso anno, i fornitori del servizio sono stati obbligati a passare alla fatturazione mensile da aprile 2018, ma per tutti c’è stata la rimodulazione delle proprie offerte di telefonia mobile e fissa con un aumento del canone dell’8,3% (per recuperare, di fatto, la “tredicesima” persa).
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Di che cosa sono accusate Wind Tre e TIM

A parte la liceità dell’operazione, ancora tutta da accertare, c’è anche il problema che la comunicazione al riguardo, almeno per quanto riguarda TIM e Wind Tre, non è stata chiara, sia in materia di recesso (non sono state infatti fornite informazioni ritenute sufficientemente chiare e trasparenti per consentire una scelta consapevole al cliente) sia per il mancato rispetto del quadro regolamentare in relazione a questo aspetto.

In particolare, secondo l’AGCOM è emerso che «gli operatori richiamati non hanno assicurato, per il tramite delle comunicazioni rese all’utenza finale tramite SMS e sito aziendale, informazioni chiare, complete e trasparenti, risultando le stesse non adeguate per comprendere le reali condizioni economiche e così consentire agli utenti di scegliere se esercitare il diritto di recesso».

Per questa mancanza di trasparenza, AGCOM ha aperto un processo sanzionatorio con particolare riferimento all’art. 70 del Codice delle comunicazioni elettroniche. Anche se non si conosce ancora l’importo della sanzione, è probabile che sia piuttosto elevata. Il Codacons e altre associazioni dei consumatori hanno espresso soddisfazione per il provvedimento, che va a inserirsi in un contenzioso tra gli utenti e l’Autorità da una parte e gli operatori dall’altra che non sembra trovare una pacifica conclusione, e che riguarda anche altri aspetti delle offerte di telefonia (ad esempio l’obbligo di pagamento del modem fornito dall’operatore anche se l’utente ne possiede già uno).

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