ADSL a 100 Mega per tutti entro il 2020

“E’ solo una riunione tecnica” minimizza Oscar Cicchetti, responsabile technology & operation di Telecom Italia, ma l’incontro avvenuto il 17 settembre, presso il Ministero dello Sviluppo economico, dal sottosegretario Paolo Romani, è stato una tappa decisiva per il futuro del mondo TLC italiano.

Oggetto della discussione? Ovviamente lo sviluppo delle reti di nuova generazione, NGN. Al tavolo, tutti i responsabili delle reti dei vari operatori telefonici.

NGN-fibra-italia

Esulta Paolo Romani, vice ministro allo Sviluppo economico, per l’accordo tecnico raggiunto sulla rete di nuova generazione, tra le aziende e il governo. Definito quindi il modello infrastrutturale di base (cavidotti, fibre ottiche spente, collegamenti verticali, permutatori ottici e collegamenti ottici per stazioni radio base) per assicurare la massima armonizzazione con le infrastrutture.

Dopo l’intesa tecnica, si attende ora il si politico, per poi procedere nella stesura del piano di lavoro e capire quante risorse saranno in gioco tra Telecom, gli OLO (operatori alternativi) e la Cassa Depositi e Prestiti.

Sebbene quindi non sia chiara quanti soldi ci saranno sul piatto, l’impegno dello Stato sembra sicuro sia direttamente in termini economici sia nel coordinamento delle operazioni.

Sempre più distante quindi AGCOM e comitati consultivi: la palla passa al governo che ha facolta di potere politico ed economico. Sono solo noccoline infatti i soldi dell’aumento del canone in ULL vincolati al miglioramento della rete in rame e in fibra ottica di Telecom Italia.

L’intesa raggiunta tra operatori e governo permetterà all’Italia di raggiungere gli obiettivi definiti dall’Agenda Digitale europea entro il 2020, ovvero che il 50 per cento degli utenti domestici italiani ed europei abbia attivato abbonamenti per servizi con velocità superiore a 100 Megabit.

Entro la prossima settimana si sarà una nuova riunione per il censimento delle infrastrutture in fibra ottica presenti nel Paese e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni. Si procederà poi alla consultazione con i piccoli provider per la possibilità di partecipazione al piano e per finire l’ultima riunione tra Governo e Operatori per trovare la quadra economica dell’intervento pubblico-privato che possa garantire le infrastrutture necessarie alle reti di nuova generazione.

Serve infatti una mappa di copertura di tutti gli operatori (comprese coperture wireless): Quintarelli afferma che è infatti indispensabile, per evitare errori grossolani e di terribili dimensioni per realità locali coinvolgere e non travolgere (slealmente) i piccoli operatori, evitando che operatori grandi facciano concorrenza con i soldi dello Stato.

Sarà la volta buona per un impulso serio e strutturato alle prospettive di sviluppo e crescita del Paese?

o una riunione tecnica” minimizza Oscar Cicchetti, responsabile technology & operation di Telecom Italia, ma l’incontro avvenuto il 17 settembre, presso il Ministero dello Sviluppo economico, dal sottosegretario Paolo Romani, è stato una tappa decisiva per il futuro del mondo TLC italiano.

Oggetto della discussione? Ovviamente lo sviluppo delle reti di nuova generazione, NGN. Al tavolo, tutti i responsabili delle reti dei vari operatori telefonici.

NGN-fibra-italia

Esulta Paolo Romani, vice ministro allo Sviluppo economico, per l’accordo tecnico raggiunto sulla rete di nuova generazione, tra le aziende e il governo. Definito quindi il modello infrastrutturale di base (cavidotti, fibre ottiche spente, collegamenti verticali, permutatori ottici e collegamenti ottici per stazioni radio base) per assicurare la massima armonizzazione con le infrastrutture.

Dopo l’intesa tecnica, si attende ora il si politico, per poi procedere nella stesura del piano di lavoro e capire quante risorse saranno in gioco tra Telecom, gli OLO (operatori alternativi) e la Cassa Depositi e Prestiti.

Sebbene quindi non sia chiara quanti soldi ci saranno sul piatto, l’impegno dello Stato sembra sicuro sia direttamente in termini economici sia nel coordinamento delle operazioni.

Sempre più distante quindi AGCOM e comitati consultivi: la palla passa al governo che ha facolta di potere politico ed economico. Sono solo noccoline infatti i soldi dell’aumento del canone in ULL vincolati al miglioramento della rete in rame e in fibra ottica di Telecom Italia.

L’intesa raggiunta tra operatori e governo permetterà all’Italia di raggiungere gli obiettivi definiti dall’Agenda Digitale europea entro il 2020, ovvero che il 50 per cento degli utenti domestici italiani ed europei abbia attivato abbonamenti per servizi con velocità superiore a 100 Megabit.

Entro la prossima settimana si sarà una nuova riunione per il censimento delle infrastrutture in fibra ottica presenti nel Paese e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni. Si procederà poi alla consultazione con i piccoli provider per la possibilità di partecipazione al piano e per finire l’ultima riunione tra Governo e Operatori per trovare la quadra economica dell’intervento pubblico-privato che possa garantire le infrastrutture necessarie alle reti di nuova generazione.

Serve infatti una mappa di copertura di tutti gli operatori (comprese coperture wireless): Quintarelli afferma che è infatti indispensabile, per evitare errori grossolani e di terribili dimensioni per realità locali coinvolgere e non travolgere (slealmente) i piccoli operatori, evitando che operatori grandi facciano concorrenza con i soldi dello Stato.

Sarà la volta buona per un impulso serio e strutturato alle prospettive di sviluppo e crescita del Paese?

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